17/06/2026 - 11:51

Lo spreco alimentare costa un terzo dei ricavi del retail: le soluzioni che stanno cambiando la filiera

Entro il 2030 il valore economico dello spreco alimentare globale potrebbe raggiungere i 510 miliardi di euro. Mentre l'Europa impone nuovi obiettivi di riduzione, crescono le tecnologie e i modelli circolari che puntano a recuperare valore prima che il cibo diventi rifiuto.

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Ogni anno una parte enorme del valore generato dalla filiera agroalimentare si perde prima ancora di arrivare sulle tavole dei consumatori. Secondo le più recenti analisi di settore richiamate dal World Economic Forum, lo spreco alimentare assorbe oggi l'equivalente del 33% dei ricavi dell'intera catena di approvvigionamento del retail, dalla fase post-raccolta fino agli scaffali della distribuzione.

La dimensione economica del fenomeno continua a crescere. Le stime indicano che il valore globale degli sprechi alimentari passerà da 466 miliardi di euro nel 2026 a circa 510 miliardi entro il 2030. Un incremento che sarà sostenuto soprattutto dai comparti della carne, dell'ortofrutta e dei prodotti da forno.

Dietro questi numeri non c'è soltanto una perdita economica. Ogni tonnellata di cibo sprecata incorpora acqua, energia, suolo, fertilizzanti, trasporti e lavoro umano utilizzati lungo tutto il processo produttivo.

L'Europa accelera sulla riduzione degli sprechi

La crescente attenzione istituzionale verso il fenomeno si riflette anche nelle nuove politiche europee. Nel 2025 il Parlamento europeo ha approvato obiettivi vincolanti per ridurre gli sprechi alimentari entro il 2030, chiedendo alle imprese di diminuire del 10% le perdite derivanti dalle attività di trasformazione e produzione rispetto alla media del periodo 2021-2023.

La pressione normativa si inserisce in uno scenario globale sempre più complesso. Con una popolazione mondiale destinata ad avvicinarsi ai dieci miliardi di persone entro metà secolo, la capacità di utilizzare in modo efficiente le risorse disponibili diventa una questione strategica tanto quanto l'aumento della produzione agricola.

Il problema riguarda anche i cittadini europei. Secondo il Parlamento Ue, ogni persona genera in media 129 chilogrammi di rifiuti alimentari all'anno, contribuendo a un volume complessivo che sfiora i 60 milioni di tonnellate.

Dalle eccedenze ai mangimi: la nuova economia del recupero

Una parte significativa delle perdite si genera all'interno dei processi produttivi e logistici. È proprio in questa fase che stanno emergendo alcune delle innovazioni più interessanti dell'economia circolare applicata all'agroalimentare.

Tra le soluzioni in crescita c'è la cosiddetta mangimistica circolare, che permette di recuperare surplus produttivi ed ex-prodotti alimentari trasformandoli in ingredienti per l'alimentazione animale anziché destinarli allo smaltimento.

Secondo Paolo Fabbricatore, Group CEO di Regardia, la sfida consiste nel riconoscere il valore residuo di prodotti che mantengono ancora caratteristiche nutrizionali utili. In quest'ottica, la circolarità non rappresenta soltanto un beneficio ambientale, ma anche una leva industriale capace di migliorare l'efficienza complessiva delle filiere.

Accanto al recupero per uso zootecnico cresce anche la valorizzazione degli scarti attraverso la produzione di biogas e bioenergia, consentendo di ridurre ulteriormente il ricorso alle discariche o agli impianti di smaltimento.

Tecnologia e dati per prevenire le perdite

La trasformazione della filiera passa anche attraverso la digitalizzazione. Sistemi di analisi predittiva e algoritmi sempre più sofisticati permettono oggi di pianificare meglio produzione, stoccaggio e distribuzione, limitando eccedenze e invenduti.

Parallelamente si stanno diffondendo soluzioni di packaging intelligente in grado di monitorare la freschezza dei prodotti e prolungarne la conservazione durante il trasporto e la vendita.

Anche il recupero dell'ortofrutta fuori standard sta guadagnando terreno. Prodotti esclusi dal mercato per motivi puramente estetici vengono sempre più spesso reindirizzati verso l'industria della trasformazione, evitando che una quota significativa del raccolto venga persa direttamente nei campi.

In un contesto in cui oltre 670 milioni di persone nel mondo continuano a soffrire la fame, la riduzione dello spreco alimentare non appare più soltanto come una questione ambientale. È una delle principali sfide economiche e industriali che il sistema agroalimentare dovrà affrontare nei prossimi anni.

Tommaso Tautonico
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