29/10/2025 - 18:01

Le materie prime critiche sono il nuovo petrolio: i RAEE europei rappresentano il pozzo del futuro

Ogni anno in Europa oltre 1 milione di tonnellate di materie prime critiche finiscono nei rifiuti elettronici. Lo studio FutuRaM mostra come il riciclo e la progettazione circolare possano rafforzare l’autonomia industriale europea.

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Le materie prime critiche (CRMs) sono ormai il “nuovo petrolio” dell’economia verde e digitale. Rame, alluminio, palladio, neodimio e altre terre rare sono indispensabili per batterie, chip, turbine e infrastrutture energetiche. Ma una parte consistente di queste risorse si trova già nelle nostre città: nei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE).

Secondo il nuovo studio “Critical Raw Materials Outlook for Waste Electrical and Electronic Equipment” realizzato dal consorzio FutuRaM, finanziato dall’Unione Europea e presentato in occasione dell’International E-Waste Day 2025, ogni anno nell’area EU27+4 (UE, Regno Unito, Svizzera, Islanda e Norvegia) circa 1 milione di tonnellate di materie prime critiche è contenuto nei prodotti elettronici dismessi.
Un potenziale enorme per l’autonomia industriale del continente, oggi ancora dipendente per oltre il 90% dalle importazioni da Paesi terzi.

Riciclo e riparazione per ridurre la dipendenza

Il rapporto FutuRaM evidenzia come una maggiore circolarità dei RAEE – attraverso progettazione sostenibile, riparazione e riciclo avanzato – potrebbe ridurre drasticamente la domanda di materie prime critiche, limitare gli sprechi, creare posti di lavoro e contribuire alla sicurezza energetica europea.

Attualmente, l’Europa ricicla solo l’1% delle proprie materie prime critiche, ma con politiche mirate e investimenti nelle infrastrutture di trattamento avanzate potrebbe arrivare, entro il 2050, a recuperare fino a 1,5 milioni di tonnellate di CRM l’anno.
“Serve un vero cambio di mentalità – spiega Jessika Roswall, Commissaria UE per l’Ambiente –: dobbiamo trasformare la montagna di rifiuti elettronici in una nuova fonte di ricchezza. Il riciclo è al tempo stesso una necessità ambientale e una strategia geopolitica”.

Entro il 2050: più rifiuti, più valore recuperato

Nel 2022 i RAEE prodotti nell’area europea hanno raggiunto 10,7 milioni di tonnellate. Secondo le proiezioni, entro il 2050 il volume salirà tra 12,5 e 19 milioni di tonnellate l’anno, a seconda dello scenario adottato: business-as-usual, recupero o circolarità.
Nel migliore dei casi, con modelli produttivi più sostenibili, sarà possibile mantenere i volumi di rifiuti elettronici stabili, ma recuperare oltre 1 milione di tonnellate di materie prime critiche ogni anno, tra cui rame, alluminio e metalli preziosi.

Questo approccio ridurrebbe la pressione ambientale, limiterebbe la dispersione di sostanze pericolose e garantirebbe una fonte resiliente di materiali strategici, essenziale per la transizione energetica e digitale dell’Europa.

“I rifiuti elettronici non sono spazzatura, ma risorsa”

“È difficile immaginare la civiltà moderna senza materie prime critiche”, sottolinea Pascal Leroy, direttore generale del WEEE Forum. “Sfruttando i nostri rifiuti elettronici, invece del pianeta, possiamo costruire catene di approvvigionamento circolari e garantire i mattoni del nostro futuro verde e digitale”.

Per Kees Baldé, senior scientific specialist di UNITAR SCYCLE, “ogni chilogrammo recuperato e ogni dispositivo riparato rafforzano la nostra economia e creano nuovi posti di lavoro. Disporre di dati affidabili è fondamentale per sviluppare politiche efficaci”.

Sul fronte nazionale, Erion WEEE, il principale sistema italiano per la gestione dei RAEE, ribadisce il ruolo centrale dei cittadini: “Senza una raccolta differenziata efficiente – spiega il direttore generale Giorgio Arienti – perdiamo l’occasione di recuperare le materie prime critiche contenute nei rifiuti elettronici. Solo con modelli virtuosi e investimenti in tecnologie di trattamento avanzate potremo generare benefici concreti per l’ambiente e l’economia”.

Conoscere per recuperare

Lo studio individua anche dove si trovano le principali materie prime critiche nei prodotti elettronici:

  • Rame in cavi, schede e motori;
  • Alluminio in involucri e telai;
  • Metalli del gruppo del platino, come palladio, in circuiti e display;
  • Terre rare (neodimio, disprosio, gallio, tantalio) in smartphone, laptop, caricabatterie, strumenti medici e dispositivi per la mobilità elettrica.

Progettare prodotti facili da disassemblare e riciclare diventa quindi la chiave per trasformare i RAEE in una vera miniera urbana.

Tommaso Tautonico
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