07/05/2026 - 18:06

La nuova frontiera del clima passa dai parrucchieri: così cambia la comunicazione ambientale

La crisi climatica fatica a entrare nella vita quotidiana, ma un progetto britannico prova a cambiare approccio: usare i saloni di parrucchieri come spazi di conversazione su sostenibilità e consumi. Secondo i ricercatori, il rapporto di fiducia costruito nei saloni può influenzare comportamenti e scelte molto più delle campagne tradizionali.

parrucchiere

Per anni la comunicazione sulla crisi climatica ha puntato su conferenze, campagne istituzionali e grandi eventi internazionali. Ma mentre il dibattito pubblico si polarizza e la distanza tra cittadini e temi ambientali cresce, nel Regno Unito qualcuno ha iniziato a cercare nuove strade. Una di queste passa dai saloni di parrucchieri.

L’idea nasce da un progetto sviluppato dal Centre for Climate Change and Social Transformations (CAST) insieme all’Università di Bath: trasformare i saloni in luoghi dove parlare di sostenibilità, consumi e cambiamento climatico in modo informale, quotidiano e non conflittuale. Non durante una conferenza o una campagna politica, ma mentre si aspetta un taglio o si conversa davanti a uno specchio.

Secondo i ricercatori, proprio questa dimensione di fiducia potrebbe diventare una leva decisiva per affrontare uno dei principali problemi della comunicazione ambientale contemporanea: riuscire a rendere il clima un tema vicino alla vita reale delle persone.

Quando la sostenibilità esce dalle istituzioni

Il progetto ha coinvolto decine di saloni britannici e ha analizzato il modo in cui le conversazioni informali possano influenzare atteggiamenti e comportamenti. I risultati mostrano che molti clienti si sentono più disponibili a parlare di ambiente in contesti percepiti come familiari e non giudicanti.

La ricerca parte da un presupposto semplice: le persone cambiano più facilmente abitudini quando i messaggi arrivano da figure considerate credibili nella quotidianità, non solo da governi, scienziati o campagne pubblicitarie.

In questo senso, i parrucchieri diventano una sorta di “micro-influencer territoriali”. Non perché abbiano competenze scientifiche, ma perché costruiscono relazioni continuative, basate sull’ascolto e sulla fiducia. Un elemento che la comunicazione ambientale tradizionale spesso fatica a creare.

Secondo il report diffuso dal CAST, oltre il 70% delle persone coinvolte nel progetto ha dichiarato di essere disposto a modificare alcune abitudini dopo le conversazioni avviate nei saloni. Un dato che ha attirato l’attenzione anche di osservatori e media internazionali.

La crisi climatica e il problema della distanza emotiva

Negli ultimi anni molti studi hanno evidenziato come la crisi climatica venga percepita come un fenomeno troppo distante, tecnico o astratto. Eventi estremi, siccità e temperature record occupano sempre più spazio nelle cronache, ma spesso senza produrre un reale cambiamento nei comportamenti quotidiani.

Per questo il tema della comunicazione sta diventando centrale nelle strategie ambientali europee e internazionali. Non basta più diffondere dati o scenari futuri: serve costruire connessioni emotive e culturali capaci di entrare nella vita delle persone.

È qui che il progetto britannico prova a spostare il punto di vista. La sostenibilità smette di essere soltanto un tema da esperti e si trasferisce dentro luoghi ordinari, relazioni di prossimità e conversazioni quotidiane.

Anche il linguaggio cambia. Nei saloni coinvolti nel progetto non si parla soltanto di emissioni o obiettivi climatici, ma di sprechi, prodotti utilizzati, consumo energetico, acqua, riciclo e abitudini personali. Temi concreti, immediatamente comprensibili e legati all’esperienza diretta.

Un modello che potrebbe estendersi ad altri settori

L’aspetto più interessante della ricerca riguarda però il potenziale replicabile del modello. Se i saloni possono diventare spazi di influenza sociale, lo stesso potrebbe accadere in altri contesti di prossimità: palestre, studi professionali, negozi di quartiere, farmacie o centri sportivi.

L’obiettivo non è sostituire la comunicazione istituzionale, ma creare reti diffuse di conversazione capaci di raggiungere persone che normalmente restano fuori dal dibattito ambientale.

In parallelo, il progetto apre anche una riflessione più ampia sul ruolo delle comunità locali nella transizione ecologica. In un momento in cui molte politiche climatiche vengono percepite come lontane o imposte dall’alto, riportare il tema dentro relazioni quotidiane potrebbe contribuire a ridurre diffidenza e polarizzazione.

La ricerca britannica arriva inoltre in una fase in cui la comunicazione ambientale sta attraversando una trasformazione profonda. Sempre più campagne cercano infatti di abbandonare toni apocalittici o fortemente ideologici per puntare su esperienze concrete, fiducia sociale e coinvolgimento diretto.

E forse è proprio questo l’aspetto più significativo della sperimentazione: la consapevolezza che la transizione ecologica non si gioca soltanto nelle grandi decisioni industriali o nei summit internazionali, ma anche nei luoghi ordinari dove le persone parlano, si confrontano e costruiscono fiducia ogni giorno.

Tommaso Tautonico
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