06/02/2026 - 13:32

La doppia traiettoria energetica della Cina: rinnovabili in crescita, carbone ancora centrale

La Cina guida l’espansione globale di solare ed eolico, ma continua a investire nel carbone per garantire sicurezza energetica e stabilità della rete. Una strategia che accelera la capacità rinnovabile senza sciogliere il nodo delle emissioni.

centrale a carbone

Negli ultimi anni Pechino ha installato più energie rinnovabili di qualsiasi altro Paese, consolidando una leadership industriale che riguarda pannelli solari, eolico e batterie. In termini di capacità installata, le rinnovabili hanno ormai superato il carbone. Questo dato è reale e rilevante, perché indica una trasformazione profonda della base tecnologica del sistema elettrico cinese e una spinta industriale che sta influenzando i mercati globali.

Il carbone come assicurazione di sistema

Accanto a questa espansione, però, la Cina continua ad approvare nuovi impianti a carbone o a riattivare capacità esistenti. La motivazione è esplicita: sicurezza energetica, gestione dei picchi di domanda e stabilità della rete in un sistema elettrico enorme e ancora fortemente centralizzato. Il carbone resta così una sorta di “polizza assicurativa” che consente di evitare blackout e tensioni sociali, soprattutto nelle regioni industriali.

Capacità, produzione, emissioni: tre piani diversi

Il nodo sta nella differenza tra capacità installata, produzione effettiva ed emissioni. Aumentare rapidamente solare ed eolico non significa ridurre automaticamente l’uso del carbone, se la rete non è pronta ad assorbire quella variabilità o se mancano accumuli e flessibilità. Il risultato è una doppia traiettoria: crescita verde sul piano industriale, continuità fossile sul piano operativo. Una strategia che riduce la dipendenza futura dal carbone ma ne prolunga l’uso nel presente.

Perché conta anche per l’Europa

Questa ambiguità ha implicazioni globali. Da un lato, la Cina abbassa i costi delle tecnologie pulite e accelera la diffusione delle rinnovabili nel mondo. Dall’altro, il mantenimento di un forte zoccolo fossile rende più incerto il contributo del Paese agli obiettivi climatici globali. Per l’Europa, leggere insieme questi due movimenti è essenziale: la transizione energetica non è una linea retta, ma un processo fatto di compromessi, infrastrutture e scelte politiche.

Image by catazul from Pixabay

Tommaso Tautonico
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