21/07/2026 - 17:43

L’Europa vuole raddoppiare l’uso dell’elettricità: il piano per case, auto e imprese

La Commissione europea punta a portare l’elettricità dal 23% al 46% dei consumi finali entro il 2040. Per riuscirci serviranno reti più forti, prezzi più convenienti e una diffusione molto più ampia di pompe di calore, veicoli elettrici e tecnologie industriali.

rete elettrica

L’Europa produce sempre più energia pulita, ma continua a riscaldare le case, alimentare le fabbriche e muovere gran parte dei trasporti con gas e petrolio. Il nuovo Piano d’azione per l’elettrificazione vuole modificare questo equilibrio: entro il 2040 l’elettricità dovrebbe coprire il 46% dei consumi energetici finali dell’Unione, contro il 23% attuale. Una trasformazione che coinvolgerà direttamente case, automobili, imprese e infrastrutture.

La quota di consumi soddisfatta dall’elettricità è rimasta sostanzialmente ferma per circa un decennio, nonostante la crescita delle fonti rinnovabili. La Commissione propone quindi un obiettivo indicativo del 46%, che sarà sottoposto a una valutazione d’impatto nell’ambito del pacchetto sull’Unione dell’energia previsto per l’ultimo trimestre del 2026. Il passaggio richiederà una diffusione molto più rapida di veicoli elettrici, pompe di calore e processi produttivi alimentati dalla rete.

Più elettricità significa meno dipendenza da gas e petrolio

Il piano nasce anche come risposta alla vulnerabilità energetica europea. Secondo le stime della Commissione, un’accelerazione dell’elettrificazione potrebbe ridurre entro il 2040 le importazioni di gas di oltre il 70% e quelle di petrolio greggio di più del 40%. Il risparmio sulla fattura europea dei combustibili fossili potrebbe raggiungere 260 miliardi di euro l’anno.

Bruxelles stima inoltre una riduzione di circa il 20% dei costi di generazione dell’elettricità. Il risultato dipende, però, dalla capacità di aumentare contemporaneamente la produzione da fonti pulite, sviluppare sistemi di accumulo e utilizzare meglio l’energia nei momenti in cui è più abbondante.

La strategia riguarda innanzitutto il riscaldamento degli edifici. Nell’Unione sono già installate circa 28 milioni di pompe di calore, ma il piano prospetta una crescita verso 100 milioni di apparecchi. Sul fronte della mobilità, le auto elettriche a batteria dovrebbero salire dagli oltre 8 milioni attualmente in circolazione a circa 120 milioni.

Il prezzo dell’elettricità resta il principale ostacolo

La convenienza per famiglie e imprese non è ancora scontata. In molti Paesi europei l’elettricità costa molto più del gas per la stessa quantità di energia. Soltanto in Finlandia e Svezia il rapporto tra i due prezzi è inferiore a due, mentre in diversi Stati tasse, oneri e costi di rete pesano maggiormente sulla bolletta elettrica.

Per una famiglia, circa metà dell’importo pagato attraverso la bolletta corrisponde al costo dell’energia, mentre l’altra metà è divisa quasi equamente tra oneri di rete e imposte. La Commissione chiede agli Stati membri di ridurre entro il 2030 il rapporto tra prezzo dell’elettricità e del gas a un massimo di 2,5 per le famiglie e di 2 per l’industria.

Questa differenza determina anche la diffusione delle tecnologie. Nei Paesi in cui il rapporto tra elettricità e gas è più favorevole, le vendite di pompe di calore risultano tre volte superiori rispetto agli Stati in cui l’elettricità costa oltre tre volte il gas. Quando il divario supera la soglia di 2-2,5, la sostituzione di una caldaia tradizionale perde gran parte della propria convenienza economica.

Il piano invita quindi i governi a rivedere tasse e prelievi, utilizzare aliquote Iva più basse per tecnologie come pompe di calore, pannelli solari e batterie domestiche e ridurre gli incentivi che continuano a rendere artificialmente convenienti i combustibili fossili. Gli interventi nazionali saranno determinanti: la Commissione può definire la direzione, ma la composizione delle bollette resta in larga parte legata alle scelte dei singoli Stati.

Reti e accumuli dovranno sostenere i nuovi consumi

Raddoppiare la quota elettrica non significa soltanto installare nuovi apparecchi. Le reti elettriche dovranno assorbire la domanda di abitazioni, colonnine, industrie, data center, porti e sistemi di riscaldamento senza creare congestioni o lunghe attese per le connessioni.

La Commissione propone nuove regole sugli oneri di rete per favorire un utilizzo più flessibile del sistema, accelerare la diffusione dei contatori intelligenti e integrare accumuli elettrici e termici, veicoli e pompe di calore. La Banca europea per gli investimenti intende mobilitare oltre 75 miliardi di euro nei prossimi tre anni per reti, stoccaggio, flessibilità e tecnologie destinate a edifici, trasporti e industria.

Per la manifattura la trasformazione può essere ancora più profonda. L’industria rappresenta quasi un quarto della domanda energetica europea e, secondo la Commissione, l’elettrificazione è tecnicamente già possibile per il 60% dei consumi industriali oggi coperti da combustibili. Tra le soluzioni rientrano pompe di calore ad alta temperatura, forni elettrici, recupero del calore e sistemi di gestione digitale dei consumi.

La transizione delineata da Bruxelles non sarà quindi automatica. Per famiglie e imprese la scelta elettrica dovrà risultare economicamente più conveniente, non soltanto più efficiente o meno inquinante. Il successo del piano dipenderà dalla riduzione dei prezzi, dalla velocità con cui saranno potenziate le infrastrutture e dalla stabilità degli incentivi. Senza queste condizioni, il traguardo del 46% rischia di restare distante dalla vita quotidiana dei consumatori e dalle decisioni di investimento delle aziende.

Tommaso Tautonico
autore
Articoli correlati