18/11/2025 - 19:18

Italia: il 10% della deforestazione legata ai nostri consumi colpisce la foresta amazzonica

WWF: “Inaccettabile un nuovo rinvio del regolamento europeo contro la deforestazione”

disboscamento

In occasione della COP30 è stato presentato l’“Amazon Footprint Report 2025”, che evidenzia come il 78% della deforestazione amazzonica sia causata dall’allevamento di bovini. Tra il 2018 e il 2022, il 36% della deforestazione globale si è verificato in Amazzonia, dove sono stati distrutti 8,6 milioni di ettari di foresta — un’estensione superiore a quella dell’Austria. L’espansione dei pascoli rappresenta il principale fattore di distruzione, seguita dalla coltivazione della soia (4,6%). Nell’Amazzonia centro-orientale, soprattutto in Brasile, prevale infatti la conversione delle foreste in aree di pascolo, mentre nelle regioni occidentali (Bolivia, Perù, Ecuador) stanno aumentando rapidamente coltivazioni di mais, palma da olio e altre colture industriali.

Un ruolo determinante lo hanno le filiere globali e i consumi europei. Nel triennio 2020–2022, i Paesi dell’UE sono stati responsabili in media del 20% della deforestazione associata ad alcune materie prime, in particolare soia, mais e cacao. Tra i principali contributori figura anche l’Italia: per soddisfare la domanda interna, ogni anno vengono distrutti circa 4.000 ettari di foresta amazzonica — oltre 5.000 campi da calcio — pari al 10% della deforestazione annua “incorporata” nei nostri consumi.

Questi dati emergono dal nuovo rapporto, realizzato da WWF, Trase, Chalmers University of Technology e Stockholm Environment Institute: la prima analisi transfrontaliera che mette in relazione l’andamento complessivo della deforestazione amazzonica con le diverse filiere agricole che la alimentano.

WWF: L’UE deve agire, non rimandare

Il report conferma come le nostre catene di approvvigionamento siano intimamente connesse alla perdita di foreste amazzoniche, che negli ultimi decenni hanno già visto scomparire il 17% della loro superficie originaria. Per evitare gli scenari più critici della crisi climatica, è necessario proteggere urgentemente questi ecosistemi, ripensando le produzioni e i modelli di consumo in ottica di sostenibilità e trasparenza — un passaggio fondamentale per tutelare il clima, la biodiversità e il futuro delle comunità umane.

Per questo WWF Italia considera essenziale che l’Unione Europea non rinvii né indebolisca il Regolamento contro la deforestazione. Mentre a Belém, durante la COP30, l’UE ribadisce il proprio impegno per proteggere le foreste, alcuni Stati Membri tentano a Bruxelles di mettere in discussione le misure previste.

«La normativa europea contro la deforestazione (EUDR) è il principale strumento con cui l’Europa può assumersi le proprie responsabilità. Ma mentre a Belém si discute di come fermare la deforestazione e la crisi climatica, l'UE rischia di indebolire il suo contributo più importante. Ogni tentativo di rinvio o annacquamento dell’EUDR comprometterebbe la credibilità europea. Ora è il momento di mostrare leadership, non di fare passi indietro», afferma Edoardo Nevola, Responsabile Foreste di WWF Italia.

Un solo anno di ritardo nell’attuazione del Regolamento significherebbe la perdita di circa 50 milioni di alberi e l’emissione di 16,8 milioni di tonnellate di gas serra, equivalenti a quelle prodotte in tre anni dalle città di Londra e New York messe insieme.

La normativa UE contro la deforestazione (EUDR)

Il Regolamento europeo sui prodotti “deforestation-free” (EUDR) è entrato in vigore il 29 giugno 2023. La sua applicazione è stata già rinviata una volta, fissando l’avvio operativo al 30 dicembre 2025 per medie e grandi imprese, e al 30 giugno 2026 per piccole e microimprese.

L’obiettivo è ridurre in modo drastico la deforestazione globale legata ai consumi europei. Le aziende dovranno dimostrare che prodotti come carne bovina, cacao, caffè, olio di palma, soia, legno e gomma non provengano da aree deforestate o degradate, né da attività illegali.

Mariangela Lomastro
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