25/09/2025 - 17:10

Italia in emergenza climatica permanente: il nuovo report CCSC denuncia immobilismo politico

Il nuovo report CCSC denuncia un’Italia in emergenza climatica permanente, fragile e impreparata. Tra ondate di calore, alluvioni e siccità diffuse, cresce il rischio per territori e comunità, mentre la politica resta immobile di fronte alla crisi.

CCSC

Il nuovo report del Centro Studi sul Cambiamento Climatico (CCSC) lancia un allarme che non può più essere ignorato: l’Italia è in emergenza climatica permanente. I dati aggiornati al 2024 raccontano un Paese già trasformato dal cambiamento climatico, con 351 eventi estremi registrati in un solo anno. Frane, alluvioni, grandinate violente, siccità e ondate di calore disegnano una mappa fatta non da confini, ma da danni e fragilità.

In Emilia-Romagna, oltre 50 episodi distruttivi hanno colpito territori già provati, tra cui il ciclone Boris che ha reso interi bacini fluviali delle bombe idrauliche. La Lombardia ha registrato oltre 1.000 mm di pioggia tra maggio e ottobre, con frane, allagamenti e blackout diffusi. Al Sud, invece, la situazione è ribaltata: la siccità cronica segna la Sicilia, con precipitazioni inferiori del 40% alla media storica, e la Sardegna, dove i bacini artificiali sono scesi al 52% della capacità.

Ondate di calore e città sempre più invivibili

Il riscaldamento globale non è un fenomeno lontano, ma un’esperienza quotidiana. Dal 2010 al 2024 i giorni con oltre 35°C sono raddoppiati. A Roma, in appena quindici anni, si è passati da 4 a quasi 28 giornate roventi all’anno. La città più calda d’Italia è oggi Terni, con 49 giorni sopra i 35°C nel solo 2024. Le cosiddette “notti tropicali”, in cui la temperatura non scende sotto i 20 gradi, stanno diventando una nuova normalità, con conseguenze drammatiche sulla salute e sulla qualità della vita.

Il prezzo dell’immobilismo politico

La crisi climatica non è solo un problema ambientale, ma un’emergenza sociale ed economica. Il CCSC sottolinea che ogni euro investito in prevenzione ne evita almeno sei in danni e ricostruzioni. Eppure, l’Italia continua a rincorrere le emergenze, spendendo quando il disastro è già avvenuto. Eventi con tempi di ritorno di oltre 200 anni si sono verificati tra 2023 e 2024 in aree densamente popolate come Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna, con esondazioni e devastazioni diffuse.

“Questa non è un’anticipazione. È la cronaca del presente – spiega Valerio Molinari, presidente del CCSC –. Il clima ha già cambiato il nostro Paese. E noi continuiamo a rincorrere, anziché prevenire. Ogni ritardo si misura in vite, territori e milioni di euro persi.”

Pianificare per difendere il futuro

Il report avanza proposte concrete: riqualificare la rete idrica che disperde fino al 45% dell’acqua potabile, avviare piani di manutenzione del suolo e difesa delle coste, sviluppare strategie regionali di adattamento basate su dati predittivi e geolocalizzati. Strumenti e conoscenze scientifiche già esistono, ma servono decisioni politiche coraggiose e tempestive.

Il CCSC chiede un modello operativo nazionale capace di integrare dati climatici, rischio idrogeologico e priorità infrastrutturali, così da trasformare l’Italia in un Paese capace di anticipare e non solo reagire.

Il futuro che ci attende senza azione

Se nulla cambierà, lo scenario per l’Italia entro il 2100 è drammatico: +6°C di aumento medio delle temperature, oltre 110 notti tropicali all’anno nelle città, precipitazioni rare ma concentrate in poche ore, con un sistema fognario inadeguato a gestirle. Più del 17% delle coste italiane è già soggetto a erosione grave, mentre oltre 7.400 comuni sono a rischio frana o alluvione secondo ISPRA.

“Abbiamo ancora la possibilità di cambiare rotta – conclude Molinari –. Ma questa volta non potremo dire che non lo sapevamo. Ogni istituzione ha già in mano i nostri dati e i nostri report. L’adattamento climatico non è un lusso: è la base della nostra sicurezza nazionale.”

Tommaso Tautonico
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