10/11/2025 - 18:17

Il ruolo delle foreste e dei dati satellitari nella lotta al cambiamento climatico

Manuela Balzarolo del CMCC sottolinea l’importanza di dati accurati sul ciclo del carbonio per valutare i progressi verso gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Le foreste e i nuovi sistemi di monitoraggio satellitare sono la chiave per politiche climatiche efficaci e per iniziative globali come la Tropical Forests Forever Facility (TFFF).

foreste

Mentre i delegati si riuniscono a Belém, nel cuore dell’Amazzonia, uno dei temi centrali della COP30 riguarda il ruolo delle foreste nel ciclo del carbonio e la loro importanza per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi.
“La messa in atto di politiche climatiche efficaci dipende da stime sempre più accurate dei pozzi e delle fonti di carbonio”, spiega Manuela Balzarolo, scienziata senior del CMCC – Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici e responsabile scientifica del progetto europeo di punta sul ciclo del carbonio.

Secondo Balzarolo, la precisione dei dati è cruciale anche per valutare l’efficacia di iniziative come la Tropical Forests Forever Facility (TFFF), che punta a rafforzare la protezione delle foreste tropicali e la cooperazione internazionale.

Capire come gli ecosistemi assorbono carbonio

Negli ultimi anni la scienza ha compiuto grandi progressi nella comprensione della capacità delle foreste di assorbire anidride carbonica. Tuttavia, restano zone d’ombra legate alla vulnerabilità degli ecosistemi, alla dinamica delle popolazioni e ai tempi di recupero dopo eventi estremi.
Un contributo importante arriva dal nuovo database globale sulla produttività primaria netta, che raccoglie dati provenienti da 456 ecosistemi terrestri nel mondo. “La produttività primaria netta è un indicatore fondamentale della produzione di biomassa negli ecosistemi e, quindi, del loro ruolo nel ciclo del carbonio”, spiega Balzarolo. Queste informazioni permettono di migliorare i modelli climatici e la gestione sostenibile delle foreste a livello globale.

Colmare le lacune nei modelli climatici

Il progetto guidato dal CMCC mira anche a ridurre l’incertezza dei modelli del sistema terrestre, colmando le lacune che riguardano i processi ecosistemici. “Ci sono ancora meccanismi che non vengono rappresentati in modo completo nei modelli. Questa mancanza genera incertezza e rende più difficile valutare l’efficacia delle politiche climatiche”, sottolinea Balzarolo.

Senza stime affidabili dei pozzi e delle fonti di carbonio, diventa complesso misurare i progressi verso gli obiettivi climatici globali o valutare la reale efficacia di strumenti come il TFFF. Le ricerche coordinate dal CMCC contribuiscono proprio a migliorare la rappresentazione delle dinamiche degli ecosistemi, integrando osservazioni dirette e simulazioni avanzate.

Dati satellitari per una governance più solida

I progressi nel monitoraggio satellitare stanno trasformando la capacità di osservare e misurare le trasformazioni del territorio. “Le immagini satellitari, oggi con una risoluzione fino a dieci metri, sono diventate uno strumento fondamentale per le politiche di gestione del suolo e delle foreste”, spiega Balzarolo.

Ma la sola osservazione non basta: “Possiamo vedere con chiarezza la deforestazione, ma dobbiamo ancora capire quanto tempo serve a un ecosistema per tornare ad assorbire carbonio e quali sono gli effetti sulla biodiversità”, aggiunge la ricercatrice.

Per questo il CMCC promuove approcci integrati che combinano dati satellitari, osservazioni sul campo e modellistica avanzata. “L’obiettivo è comprendere meglio il funzionamento degli ecosistemi e migliorare la qualità dei dati per decisioni politiche più consapevoli”, conclude Balzarolo.

Tommaso Tautonico
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