22/06/2026 - 12:36

Groenlandia, la fusione rallenta le correnti dell’Oceano Atlantico

Uno studio del Politecnico di Torino pubblicato su Science Advances analizza gli effetti della fusione della calotta glaciale della Groenlandia sulla circolazione oceanica atlantica. 

 

Groenlandia, Oceano Atlantico

La fusione della calotta glaciale della Groenlandia continuerà a modificare uno dei principali sistemi che regolano il clima del pianeta, ma non sembra destinata a provocarne un collasso improvviso nel corso del XXI secolo. È questa la conclusione di una ricerca del Politecnico di Torino pubblicata sulla rivista scientifica Science Advances, che affronta uno dei temi più dibattuti della climatologia contemporanea: il futuro della AMOC, la Circolazione Meridionale Atlantica che comprende anche la Corrente del Golfo. Questa vasta rete di correnti oceaniche trasporta calore dai tropici verso l'Atlantico settentrionale e contribuisce a mantenere temperature relativamente miti in gran parte dell'Europa. Da anni gli scienziati si interrogano sulla possibilità che il riscaldamento globale e il crescente afflusso di acqua dolce derivante dalla fusione dei ghiacci possano spingere il sistema oltre una soglia critica, innescando cambiamenti rapidi e difficilmente reversibili.

L'effetto della fusione della Groenlandia
Per valutare il ruolo della calotta groenlandese, i ricercatori hanno utilizzato un modello climatico di nuova generazione confrontando scenari che includono e non includono l'apporto di acqua dolce proveniente dalla fusione dei ghiacci. I risultati mostrano che la perdita di ghiaccio contribuisce effettivamente a indebolire la circolazione oceanica atlantica. Entro la fine del secolo l'intensità dell'AMOC potrebbe ridursi di un ulteriore 10-20% rispetto agli scenari che non considerano questo contributo. Lo studio evidenzia però che tale processo avviene in maniera graduale e non porta a un collasso improvviso delle correnti oceaniche. Un risultato che ridimensiona alcune delle ipotesi più allarmistiche emerse negli ultimi anni da modelli climatici più semplificati. Secondo gli autori, il principale motore dell'indebolimento resta il riscaldamento globale, che altera progressivamente gli equilibri termici e salini dell'Atlantico settentrionale.

Un sistema che mantiene capacità di recupero
Un secondo aspetto analizzato riguarda la possibilità che la circolazione atlantica possa rafforzarsi nuovamente qualora le concentrazioni di anidride carbonica in atmosfera diminuissero in modo significativo. Attraverso simulazioni teoriche, i ricercatori hanno osservato che l'AMOC tende a recuperare intensità quando le condizioni climatiche migliorano, indipendentemente dalla quantità di acqua dolce precedentemente immessa nell'oceano dalla fusione dei ghiacci groenlandesi. Il risultato suggerisce che il sistema conservi una certa capacità di adattamento e non abbia raggiunto, negli scenari simulati, un punto di non ritorno. Si tratta di un elemento importante per comprendere la resilienza dei grandi sistemi climatici terrestri, anche se gli stessi autori sottolineano che le simulazioni presuppongono riduzioni delle concentrazioni di CO₂ oggi difficili da realizzare su larga scala.

Nessun allarme rientrato
Le conclusioni della ricerca non attenuano le preoccupazioni legate alla crisi climatica. La fusione della Groenlandia resta infatti uno dei principali fattori responsabili dell'innalzamento del livello dei mari, con potenziali conseguenze per milioni di persone che vivono nelle aree costiere. Inoltre, diversi processi oceanici non sono ancora rappresentati in modo completo dai modelli climatici disponibili. Questo significa che le incertezze scientifiche rimangono e che alcuni rischi potrebbero essere ancora sottovalutati. Lo studio contribuisce tuttavia a chiarire uno degli scenari più discussi dalla comunità scientifica: nel futuro prevedibile la fusione dei ghiacci groenlandesi sembra destinata a rallentare ulteriormente la circolazione atlantica, ma non a provocarne un arresto improvviso. Il messaggio che emerge resta lo stesso indicato da gran parte della letteratura scientifica: limitare le emissioni di gas serra rappresenta la condizione essenziale per ridurre i rischi climatici futuri e contenere gli effetti del cambiamento climatico sugli oceani, sugli ecosistemi e sulle società umane.

Marilisa Romagno
autore
Articoli correlati
  • Leggi
    07/07/2017 - 19:56
    Alimentazione
    Al via il programma di miglioramento della pesca nell'Oceano Atlantico Orientale

    La Repubblica del Ghana, la Repubblica della Costa d’Avorio, il WWF, Thai Union Europe e altre aziende attive nell’ambito dell’industria ittica, insieme alle flotte dei pescherecci con reti a circuizione e alle loro associazioni, hanno sottoscritto un memorandum d’intesa per il lancio di un...

  • Leggi
    01/01/2013 - 01:00
    Ambiente
    Global Warming: si stacca un iceberg in Groenlandia

    Ulteriore segnale di allarme per il riscaldamento globale, la natura continua ad inviare messaggi all'uomo su quello che sta accadendo; mentre si continua a discudere sulle strategie da adottare e le politiche da seguire il tempo passa e ogni giorno nuovi fenomeni climatici fanno pensare al peggio.