30/01/2026 - 16:28

Green economy: vale già oltre 5.000 miliardi di dollari ed è il secondo motore di crescita globale

Nonostante il clima sembri essere scivolato in secondo piano nel dibattito politico, la transizione ecologica è già oggi una delle principali forze economiche globali. Un nuovo report mostra come la green economy abbia superato i 5.000 miliardi di dollari di valore, trainando investimenti, innovazione e nuovi equilibri industriali.

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La crisi climatica continua a produrre effetti sistemici su economia, società e infrastrutture, ma il dibattito pubblico appare spesso dominato da emergenze geopolitiche e tensioni commerciali. I dati raccontano però una realtà diversa: la transizione ecologica è ormai un comparto economico consolidato. Nel 2024 il valore complessivo dei mercati legati alla sostenibilità ha superato i 5.000 miliardi di dollari, posizionandosi come il secondo settore a più rapida crescita al mondo dopo quello tecnologico.

Secondo le stime, il mercato globale della green economy crescerà mediamente del 6% annuo fino al 2030, arrivando a superare i 7.000 miliardi di dollari. Alla base di questa dinamica c’è un perimetro regolatorio sempre più esteso: oltre 140 Paesi, responsabili di più di tre quarti delle emissioni globali, hanno adottato obiettivi di neutralità climatica, alimentando una domanda stabile di tecnologie, servizi e infrastrutture a basse emissioni.

Adattamento climatico e resilienza diventano mercati centrali

Un elemento sempre più rilevante è lo spostamento di attenzione dall’esclusiva riduzione delle emissioni ai temi dell’adattamento climatico e della resilienza. Oggi questi ambiti rappresentano già oltre il 20% degli investimenti complessivi legati al clima, per un valore stimato intorno ai 1.100 miliardi di dollari l’anno.

Eventi estremi, stress idrico e fragilità delle infrastrutture stanno trasformando l’adattamento in una priorità anche per le economie avanzate. In Europa cresce la domanda di soluzioni per l’edilizia resiliente, la gestione del rischio climatico, i sistemi di raffrescamento e la protezione del territorio, con una quota sempre più rilevante di spesa pubblica e privata orientata a questi settori.

Imprese e mercati finanziari premiano la transizione

Dal punto di vista industriale, i segmenti low carbon mostrano performance superiori rispetto ai comparti tradizionali. Tra il 2020 e il 2024 i ricavi legati alla sostenibilità sono cresciuti in media al doppio della velocità rispetto alle attività convenzionali, una tendenza osservabile nella maggior parte dei settori manifatturieri ed energetici.

Anche i mercati finanziari riflettono questa trasformazione: le imprese con una quota significativa di ricavi legati alla transizione accedono mediamente a capitali a condizioni più favorevoli e registrano valutazioni più alte. Le aziende per cui le attività green rappresentano oltre metà del fatturato presentano multipli superiori del 12–15% rispetto ai competitor, segnalando come la sostenibilità sia ormai percepita come fattore strutturale di crescita.

La competizione globale ridisegna il baricentro industriale

Il quadro internazionale mostra però una competizione sempre più marcata tra grandi aree economiche. La Cina si è affermata come primo investitore mondiale nella transizione, con circa 659 miliardi di dollari investiti nel solo 2024. L’Europa segue con 410 miliardi, mentre gli Stati Uniti si attestano intorno ai 300 miliardi.

Questa asimmetria sta ridefinendo il baricentro tecnologico e produttivo della sostenibilità. Per l’Unione Europea la sfida è trasformare la propria leadership regolatoria in capacità industriale su larga scala, evitando che l’innovazione resti confinata a nicchie e che la dipendenza tecnologica si sposti semplicemente da un settore all’altro.

Nel complesso, il messaggio che emerge è chiaro: la green economy non è più una promessa futura, ma un sistema di mercati già pienamente operativo. Nel prossimo decennio, la capacità di presidiare questi spazi economici determinerà non solo la traiettoria climatica, ma anche gli equilibri di potere industriale e finanziario a livello globale.

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Tommaso Tautonico
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