24/08/2026 - 18:20

Fiumi europei sempre più salati: metà della rete è colpita, rischi per acqua potabile e agricoltura

Circa metà della rete fluviale europea è interessata dalla salinizzazione. Un nuovo studio su 35 Paesi accende i riflettori su un rischio ancora poco considerato per acqua potabile, agricoltura, industria e biodiversità.

 

Fiumi europei, acqua potabile, agricoltura

Non è soltanto la quantità d’acqua a preoccupare l’Europa. In una parte crescente dei corsi d’acqua cambia anche la sua composizione: aumenta il sale e, con esso, il rischio per ecosistemi, approvvigionamenti e attività economiche. Una nuova analisi su scala continentale rileva che circa metà della rete fluviale europea è interessata dalla salinizzazione dei fiumi, un fenomeno finora molto meno monitorato rispetto a siccità, inquinamento chimico e scarsità idrica. Lo studio, pubblicato il 20 agosto su Nature Communications e realizzato da un gruppo internazionale di ricercatori che comprende scienziati del Joint Research Centre della Commissione europea, ha analizzato dati relativi a 35 Paesi europei. Il risultato offre per la prima volta una fotografia continentale di un problema che finora era stato studiato soprattutto su singoli fiumi o bacini.

In 28 Paesi ci sono fiumi dove la salinità è più che raddoppiata
I ricercatori hanno utilizzato dati sulla qualità delle acque raccolti tra il 1970 e il 2024 attraverso il database GlobSalt. In 28 dei 35 Paesi esaminati sono stati individuati corsi d’acqua nei quali la salinità è più che raddoppiata rispetto alle condizioni naturali stimate. Per misurare il fenomeno è stata utilizzata la conducibilità elettrica, un parametro comunemente impiegato come indicatore della quantità di sali disciolti nell’acqua dolce. Su scala europea, il 26% della rete fluviale risulta interessato da una salinizzazione di livello basso, il 14% da un livello moderato, il 9% da un livello grave e l’1% da condizioni estreme. Nel complesso, si arriva quindi a circa la metà della rete analizzata.

Il dato più immediato riguarda oltre 23mila chilometri di fiumi, circa il 2% della rete europea studiata, dove la conducibilità supera 1 mS/cm, un livello indicato dalla ricerca come superiore agli standard internazionali disponibili per la protezione della vita acquatica. L’aumento della salinità può alterare le comunità biologiche, compromettere il funzionamento degli ecosistemi e, nei casi più gravi, contribuire a fenomeni come la mortalità dei pesci.

Il rischio arriva fino all’acqua utilizzata da cittadini e imprese
La questione non riguarda soltanto la biodiversità. Secondo l’analisi, i livelli di salinità superano i limiti considerati per l’acqua potabile in circa l’1% della rete fluviale europea e quelli utilizzati per irrigazione e impieghi industriali in circa il 3%. Significa che il problema può incidere direttamente sulla qualità dell’acqua disponibile per le comunità e per le attività produttive. L’agricoltura può subire conseguenze sulla gestione dell’irrigazione e sulla salute dei suoli, mentre le imprese che dipendono dall’acqua dei fiumi possono trovarsi di fronte a maggiori esigenze di trattamento o a limiti nell’utilizzo della risorsa.

La salinizzazione dipende da una combinazione di fattori naturali e attività umane. Clima, geologia e caratteristiche idrologiche influenzano naturalmente la presenza di sali, ma lo studio rileva anche una forte associazione tra l’aumento della salinità, l’impronta antropica e i cambiamenti nell’uso del suolo. È un elemento rilevante perché indica come la gestione del territorio possa incidere sulla pressione esercitata sui sistemi idrici.

Dalla Spagna alla Romania emergono nuovi punti critici
Alcune aree critiche erano già note, in particolare in Germania, Polonia e Spagna. La nuova mappatura individua però anche hotspot finora meno documentati, soprattutto in Romania e Ungheria. La ricerca mette così in evidenza un limite delle attuali politiche di gestione delle risorse idriche. Nonostante siano trascorsi 25 anni dall’adozione della Direttiva quadro sulle acque, molti Paesi europei non dispongono ancora di standard specifici dedicati alla salinizzazione e non monitorano sistematicamente gli effetti del fenomeno.

È proprio questa lacuna a rendere il nuovo studio particolarmente rilevante. La crescente pressione sulle risorse idriche europee non si misura solo in termini di quanta acqua resta disponibile nei fiumi. Conta anche se quell’acqua mantiene caratteristiche compatibili con gli ecosistemi e con gli usi civili, agricoli e produttivi. In un’Europa dove siccità, temperature elevate e trasformazioni del territorio stanno già aumentando la pressione sui fiumi europei, la salinizzazione emerge quindi come un ulteriore fattore da inserire nella gestione dell’acqua. Il nuovo quadro scientifico fornisce una base per rafforzare il monitoraggio e intervenire nelle aree più esposte, prima che un problema oggi poco visibile diventi una nuova emergenza per la sicurezza idrica

Marilisa Romagno
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