07/11/2025 - 12:08

Europa, la transizione ecologica spinge la crescita economica

Durante gli Stati Generali della Green Economy 2025, esperti e istituzioni concordano: la transizione ecologica è una leva strategica per la competitività europea. Mentre gli Stati Uniti cambiano rotta e la Cina accelera sulle produzioni green, l’Unione Europea deve rafforzare coesione e leadership, valorizzando i risultati raggiunti e rilanciando politiche comuni per energia, industria e ambiente.

transizione ecologica

In un momento in cui l’Europa affronta spinte contrastanti sulla direzione della transizione ecologica, la seconda giornata degli Stati Generali della Green Economy a Ecomondo rilancia un messaggio chiaro: decarbonizzare conviene, non solo per l’ambiente ma anche per l’economia.

“È sempre più evidente – ha affermato Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile – che per portare avanti la transizione ecologica serve un’Unione Europea più coesa, capace di superare le frammentazioni nazionali e di rafforzare la propria democrazia economica e politica. Una retromarcia non metterebbe a rischio solo le politiche climatiche, ma l’intero modello sociale europeo.”

L’economista Jeffrey Sachs, dalla Columbia University di New York, ha criticato la scarsa attenzione di Bruxelles verso la dimensione industriale della transizione: “L’Europa è troppo concentrata sulla propaganda bellica. Dovrebbe concentrarsi sull’economia verde per la prosperità, la leadership globale e la sicurezza climatica del continente.”

Anche il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha richiamato la necessità di un protagonismo europeo: “In un contesto caotico come quello attuale, è l’Europa, e certamente l’Italia, che deve guidare e non subire la transizione, che è anche una sfida geopolitica.”

Energia e clima: meno emissioni, ma servono più risparmi

La decarbonizzazione europea ha già prodotto risultati significativi. Le emissioni di gas serra sono diminuite del 37% dal 1990 al 2023, dimostrando che la crescita economica può essere compatibile con la sostenibilità.
Tuttavia, nel 2024 l’Europa ha ancora speso 375,9 miliardi di euro per l’importazione di combustibili fossili, segno di una dipendenza energetica che continua a pesare sulla competitività.

Con il 2024 che si conferma come l’anno più caldo degli ultimi 100mila anni, a +1,6°C rispetto ai livelli preindustriali, gli eventi meteorologici estremi sono costati al continente 738 miliardi di euro in poco più di quarant’anni.

L’efficienza energetica resta una delle sfide più urgenti. A fronte del target europeo di risparmio dell’11,7% entro il 2030, gli impegni attuali porterebbero solo a un 5,8%.
Edifici e trasporti restano i settori più difficili da decarbonizzare: i consumi energetici dei trasporti nel 2023 erano ancora superiori del 14% rispetto ai livelli del 1990.

Rinnovabili in crescita, ma nei trasporti il gap resta ampio

Nel 2024, quasi la metà dell’elettricità europea (47,4%) è stata generata da fonti rinnovabili, e nel giugno 2025 questa quota ha superato il 50%.
La produzione fotovoltaica è cresciuta del 22% in un anno, raggiungendo 300 TWh, mentre l’eolico ha toccato 477 TWh, venti volte i livelli del 2000.

Secondo le stime, se le rinnovabili elettriche raggiungessero il 77% entro il 2030, il prezzo medio all’ingrosso dell’energia potrebbe ridursi del 57%, migliorando la competitività industriale europea.
Resta però ancora limitato l’impiego delle rinnovabili nei trasporti, oggi al 9,6%, ben lontano dal target del 29% fissato per il 2030.

Economia circolare e materie prime: l’Europa deve ridurre la dipendenza esterna

Negli ultimi cinque anni la produttività delle risorse nell’Unione è cresciuta del 37%, raggiungendo 3 euro per kg di materiale.
Il riciclo dei rifiuti urbani è aumentato dal 35% nel 2018 al 48% nel 2023, ma il tasso di utilizzo circolare dei materiali rimane quasi fermo all’11,8%, con un consumo complessivo ancora in crescita.

L’economia europea dipende oggi per oltre il 50% dalle importazioni di minerali metalliferi, e 34 materie prime sono classificate come critiche, con forti concentrazioni di fornitura in Paesi extraeuropei.
La Cina, ad esempio, fornisce il 100% delle terre rare utilizzate dall’industria UE.
Diciassette di queste materie prime sono considerate strategiche per cinque settori chiave: energie rinnovabili, mobilità elettrica, ICT, industria e difesa.

Capitale naturale e agricoltura biologica: ancora troppi ritardi

Oltre il 60% dei suoli europei è oggi interessato da processi di deterioramento dovuti a erosione, inquinamento o eccessivo sfruttamento.
Il consumo di suolo continua ad aumentare, riducendo la capacità degli ecosistemi di trattenere acqua e nutrienti.

Nel 2022, il 10,5% delle terre agricole europee era coltivato con agricoltura biologica, quasi il doppio rispetto al 2012, ma ancora lontano dall’obiettivo del 25% al 2030.
Il ripristino del capitale naturale e la tutela del suolo restano quindi pilastri indispensabili per rendere la transizione europea equa e duratura.

Un modello da consolidare

Nonostante le criticità, il quadro complessivo mostra che la transizione ecologica è un traino per la competitività e la resilienza dell’economia europea.
I progressi nelle rinnovabili, nell’economia circolare e nella riduzione delle emissioni dimostrano che l’Europa può crescere rispettando i limiti del Pianeta — a condizione di mantenere coerenza, investimenti e visione comune.

Come ha ricordato Edo Ronchi, “una transizione ecologica efficace renderebbe l’Unione Europea economicamente e politicamente più forte. Una retromarcia metterebbe in crisi il modello europeo stesso”.

Tommaso Tautonico
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