17/07/2026 - 16:39

ETS2, dieci Paesi chiedono di fermare il nuovo prezzo della CO₂ su benzina e riscaldamento

Italia, Polonia e altri otto Stati membri chiedono a Bruxelles di rivedere l'ETS2, il sistema che dal 2028 introdurrà un prezzo sulle emissioni di carburanti e riscaldamento domestico. Al centro dello scontro ci sono bollette, competitività e consenso sociale alla transizione energetica.

ETS

La prossima grande battaglia europea sulla transizione energetica potrebbe giocarsi lontano dalle centrali elettriche e molto più vicino alla vita quotidiana delle persone: davanti a una pompa di benzina o accendendo il riscaldamento di casa.

Dieci Paesi europei, guidati da Italia e Polonia, hanno chiesto ufficialmente alla Commissione europea di rivedere l'entrata in vigore dell'ETS2, il nuovo mercato delle emissioni destinato a coinvolgere carburanti e combustibili utilizzati nei trasporti e negli edifici. Il sistema dovrebbe partire nel 2028 e rappresenta una delle misure più controverse dell'intero pacchetto climatico europeo.

La preoccupazione dei governi firmatari è semplice: introdurre un costo aggiuntivo sulle emissioni prodotte da benzina, diesel e gas naturale potrebbe tradursi in aumenti diretti per famiglie e piccole imprese in una fase in cui il costo dell'energia continua a rappresentare uno dei principali fattori di pressione economica.

Come funziona il nuovo ETS2

Il nuovo sistema estende il principio europeo del "chi inquina paga" a settori che finora erano rimasti fuori dal mercato delle emissioni. A differenza dell'attuale ETS, che riguarda soprattutto industria pesante e produzione elettrica, il nuovo meccanismo coinvolgerà i combustibili immessi sul mercato per alimentare automobili, camion e sistemi di riscaldamento degli edifici.

Formalmente non saranno cittadini e imprese ad acquistare i certificati di emissione, ma i fornitori dei combustibili. Nella pratica, però, il timore di molti governi è che una parte rilevante dei costi venga trasferita lungo la filiera fino ai consumatori finali, incidendo sui prezzi dei carburanti e delle forniture energetiche domestiche.

Secondo le stime della Commissione europea, il sistema dovrebbe contribuire ad accelerare investimenti in efficienza energetica, elettrificazione dei consumi e mobilità a basse emissioni. L'obiettivo è ridurre le emissioni dei due settori che più faticano a decarbonizzarsi.

Perché dieci Paesi chiedono di intervenire

La lettera inviata a Bruxelles sottolinea il rischio di effetti economici e sociali asimmetrici tra gli Stati membri. I Paesi dell'Europa centrale e meridionale temono infatti che il peso del nuovo sistema possa essere maggiore nelle economie caratterizzate da redditi medi inferiori e da una più elevata dipendenza dal gas e dai combustibili fossili.

Secondo i firmatari, l'Europa rischia di compromettere il consenso necessario per sostenere la transizione energetica se la percezione diffusa sarà quella di una nuova tassa sui consumi quotidiani.

Il dibattito arriva inoltre in un momento particolarmente delicato per la competitività industriale europea e per la capacità di spesa delle famiglie, ancora esposte alla volatilità dei mercati energetici internazionali.

Il Fondo sociale per il clima

La Commissione europea ricorda però che l'ETS2 non nasce come un semplice strumento fiscale. Una parte significativa delle entrate generate dal nuovo mercato delle emissioni confluirà infatti nel Fondo sociale per il clima, pensato per sostenere le famiglie vulnerabili e finanziare investimenti nella riqualificazione energetica degli edifici e nella mobilità sostenibile.

L'obiettivo dichiarato da Bruxelles è utilizzare i proventi della CO₂ per ridurre proprio la dipendenza dai combustibili fossili che generano il costo iniziale del sistema.

Resta però aperta la questione politica più delicata: capire se i benefici arriveranno abbastanza rapidamente da compensare l'aumento dei costi percepiti dai cittadini.

Una partita che va oltre il prezzo della CO₂

La discussione sull'ETS2 rappresenta in realtà uno dei principali test politici della transizione europea. Da una parte c'è la necessità di ridurre le emissioni nei settori più difficili da decarbonizzare. Dall'altra emerge il rischio che politiche climatiche percepite come troppo onerose possano alimentare opposizioni sociali e politiche sempre più forti.

La partita che si apre a Bruxelles riguarda quindi molto più del prezzo della CO₂. Riguarda il modo in cui l'Europa intende distribuire costi e benefici della transizione energetica e il grado di consenso che sarà necessario costruire per raggiungere gli obiettivi climatici del prossimo decennio.

Tommaso Tautonico
autore
Articoli correlati