06/07/2026 - 18:18

ETS, sette italiani su dieci difendono il principio "chi inquina paga"

Un sondaggio condotto in sei Paesi europei mostra un ampio consenso verso il principio "chi inquina paga". In Italia il 71% degli intervistati sostiene che le imprese con maggiori emissioni debbano sostenere costi più elevati, mentre cresce il favore per legare gli incentivi industriali alla decarbonizzazione e alla tutela dei lavoratori.

ETS

Mentre l'Unione europea si prepara a rivedere il sistema ETS, il dibattito politico sembra procedere in una direzione diversa rispetto all'opinione pubblica. Secondo un nuovo sondaggio realizzato da YouGov in sei Paesi europei per conto della campagna Beyond Fossil Fuels e di diverse organizzazioni della società civile, gli italiani chiedono di mantenere saldo il principio secondo cui chi produce più emissioni deve sostenere costi maggiori. Un orientamento che attraversa anche schieramenti politici tradizionalmente considerati più critici verso le politiche climatiche.

Il consenso va oltre gli schieramenti politici

Il dato più significativo riguarda proprio il consenso trasversale. Il 71% degli italiani ritiene che le imprese che emettono più CO₂, oppure che ritardano gli investimenti per ridurre il proprio impatto climatico, debbano pagare di più rispetto alle aziende più virtuose. La percentuale sale addirittura all'80% tra gli elettori di Fratelli d'Italia, mentre il sostegno resta maggioritario anche tra gli elettori delle altre principali forze politiche.

Il sondaggio arriva in un momento particolarmente delicato. Il prossimo 15 luglio la Commissione europea presenterà la proposta di revisione del sistema europeo di scambio delle quote di emissione, al centro delle richieste di diversi comparti industriali che chiedono un alleggerimento delle regole per preservare la competitività delle imprese europee.

Secondo l'indagine, tuttavia, la maggioranza degli intervistati non condivide questa impostazione e continua a sostenere il principio secondo cui il costo dell'inquinamento debba ricadere soprattutto su chi continua a produrre elevate emissioni.

Le quote gratuite convincono solo se accompagnano la decarbonizzazione

Il sostegno al sistema non significa però chiusura verso il mondo produttivo. Gli intervistati mostrano infatti di accettare eventuali agevolazioni alle imprese soltanto a precise condizioni.

Il 62% degli italiani ritiene che eventuali quote gratuite debbano essere concesse esclusivamente alle aziende che reinvestono il beneficio economico nella riduzione delle emissioni future. Parallelamente, il 66% considera necessario che le imprese beneficiarie sostengano una transizione equa, investendo nella formazione dei lavoratori, nella riqualificazione professionale e nel miglioramento delle condizioni di lavoro.

Anche il coinvolgimento delle comunità locali emerge come elemento rilevante. Più della metà degli intervistati ritiene che i territori interessati dai processi di trasformazione industriale debbano partecipare alle decisioni sulle ricadute economiche e ambientali.

Industria pesante e risorse per la trasformazione

Il consenso riguarda anche i settori più energivori. Il 65% degli italiani ritiene che industrie come siderurgia, cemento e chimica debbano pagare per le proprie emissioni di CO₂. Un dato superiore alla media europea e in linea con quello registrato in Francia, Spagna e Paesi Bassi.

Per metà degli intervistati, inoltre, i proventi derivanti dalla tariffazione del carbonio dovrebbero essere reinvestiti direttamente nella decarbonizzazione industriale, mentre solo una minoranza ritiene opportuno continuare a concedere esenzioni generalizzate alle imprese ad alta intensità energetica.

Il quadro che emerge suggerisce quindi un orientamento piuttosto netto: i cittadini sembrano favorevoli a sostenere la competitività industriale, ma chiedono che gli aiuti pubblici e le deroghe siano subordinati a investimenti concreti nella riduzione delle emissioni e nella tutela dell'occupazione.

Secondo i promotori dell'indagine, questi risultati indicano che l'opinione pubblica europea è pronta a sostenere una trasformazione industriale più ambiziosa e considera il principio "chi inquina paga" uno degli strumenti centrali per accompagnare la transizione climatica senza rinunciare alla competitività.

Tommaso Tautonico
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