31/07/2025 - 11:53

Entro il 2030 l’Italia produrrà 1 milione di metri cubi di acqua dissalata al giorno

Entro il 2030 l’Italia punta a produrre 1 milione di metri cubi di acqua dissalata al giorno, con un incremento annuo medio del 6%. Lo evidenzia la Community Valore Acqua di The European House – Ambrosetti durante il primo Simposio Nazionale sulla Dissalazione. Progetti prioritari già in corso in Sicilia e Puglia, ma servono una strategia nazionale chiara, ammodernamenti degli impianti e un quadro normativo più efficace per affrontare la crescente crisi idrica.

acqua dissalata

La dissalazione dell’acqua in Italia si prepara a diventare una delle soluzioni più rilevanti contro la crisi idrica. Secondo l’analisi della Community Valore Acqua di The European House – Ambrosetti (TEHA), entro il 2030 il nostro Paese potrebbe raggiungere una capacità produttiva giornaliera di 1 milione di m³ di acqua dissalata, con una crescita media annua del +6%. Il dato è emerso in occasione del Primo Simposio Nazionale sulla Dissalazione, organizzato a Palermo da UNIPA, AIDARA e dall’Ordine degli Ingegneri locale.

Il ruolo del Decreto Siccità e l’assenza di una strategia nazionale

Come evidenziato da Benedetta Brioschi, partner TEHA, il Decreto Siccità approvato nel 2023 ha semplificato le procedure per la realizzazione di nuovi impianti, riconoscendo alla dissalazione un ruolo strategico a partire dal 2025. Tuttavia, manca ancora un target nazionale di capacità produttiva, un elemento che rischia di frenare l’accelerazione del settore in un contesto di eventi climatici estremi sempre più frequenti. Attualmente, l’Italia è tra i primi 30 Paesi al mondo per la produzione di acqua dissalata, con una capacità che già oggi supera i 700.000 metri cubi al giorno. In ambito europeo, siamo secondi solo alla Spagna, contribuendo per circa l’8% alla produzione complessiva dell’Unione Europea.

Sicilia e Puglia al centro dei grandi progetti

La Cabina di Regia per la crisi idrica ha recentemente classificato come prioritari alcuni progetti in Sicilia, tra cui la realizzazione di dissalatori mobili a Gela, Porto Empedocle e Trapani, per un investimento regionale di 110 milioni di euro. Particolarmente rilevante è l’intervento di ammodernamento del dissalatore di Porto Empedocle, che sarà in grado di produrre oltre 30.000 metri cubi al giorno. Nel prossimo quinquennio sono previsti anche grandi progetti in Palermo, con una capacità di 70.000 m³/giorno e un investimento di 180 milioni di euro, a Taranto, con 55.000 m³/giorno e 100 milioni di investimento, e a Brindisi, dove si prevede una produzione di 80.000 m³/giorno.

Impianti vecchi e poco efficienti: la dissalazione deve evolvere

Secondo l’analisi di TEHA, la maggior parte degli impianti italiani è di piccole dimensioni – sotto i 1.000 metri cubi giornalieri – e circa la metà è stata realizzata prima del 2000. Un dato che mette in evidenza la necessità di ristrutturazione e modernizzazione dell’infrastruttura esistente. Attualmente, l’utilizzo dell’acqua dissalata è concentrato nel settore industriale, che assorbe oltre il 68% della capacità disponibile. L’uso potabile è ancora marginale, ma con i giusti investimenti e una strategia chiara potrebbe diventare sempre più centrale.

La dissalazione come risposta strategica alla crisi idrica

L’Italia deve affrontare con urgenza il problema della scarsità idrica, e potenziare la produzione di acqua dissalata rappresenta una delle vie più concrete per farlo. Come sottolineato da Brioschi, accanto all’efficientamento della gestione idrica esistente, è fondamentale promuovere un approccio sistemico e lungimirante. Solo così sarà possibile garantire resilienza climatica, accesso sicuro alla risorsa idrica e sostenibilità ambientale a lungo termine.

Tommaso Tautonico
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