27/11/2025 - 12:39

Energia nucleare: anche con nuovi impianti un ruolo significativo solo nel 2050

Secondo il Nuclear Energy Innovation Outlook 2025 del gruppo Energy&Strategy della POLIMI School of Management, la prima centrale nucleare italiana non sarebbe operativa prima del 2035 e il contributo del nucleare al mix energetico diventerebbe rilevante solo dal 2040, con 13 TWh prodotti. Il PNIEC punta a 8 GW installati entro il 2050, ma per accelerare servono interventi su normativa, governance, autorizzazioni e supply chain, in un Paese che è già fortemente presente nella filiera europea grazie a competenze industriali e tecnologiche avanzate.

nucleare

Il ritorno dell’energia nucleare nel dibattito pubblico italiano avviene in un momento cruciale per la trasformazione energetica del Paese. Secondo il rapporto Nuclear Energy Innovation Outlook 2025 del gruppo Energy&Strategy della POLIMI School of Management, anche nel caso di nuovi impianti la prima centrale non entrerebbe in funzione prima del 2035. Il contributo del nucleare diverrebbe significativo soltanto dal 2040, quando la produzione stimata raggiungerebbe 13 TWh, per poi salire a 64 TWh nel 2050, in linea con l’obiettivo del PNIEC di installare 8 GW di capacità.

Gli scenari al 2050: rinnovabili dominanti e ruolo complementare del nucleare

Nel 2050 la produzione elettrica italiana è destinata a raddoppiare fino a raggiungere circa 600 TWh, con una quota predominante coperta dalle fonti rinnovabili. In questo scenario il nucleare assumerebbe un ruolo di supporto, contribuendo a ridurre importazioni e residui consumi fossili, integrandosi come capacità programmabile a basse emissioni nei momenti in cui le rinnovabili non garantiscono continuità.

SMR e AMR: le tecnologie che guideranno il nuovo nucleare

Il rapporto analizza a fondo il potenziale degli Small Modular Reactors (SMR) e degli Advanced Modular Reactors (AMR), considerati al centro dei programmi energetici più avanzati. Gli SMR, grazie alla taglia ridotta, ai minori costi iniziali e alla flessibilità operativa, sono ritenuti particolarmente compatibili con sistemi energetici dominati da rinnovabili non programmabili. Gli AMR, reattori di IV generazione ancora in sviluppo, promettono temperature di uscita più elevate e usi industriali più ampi. Tutti gli scenari internazionali indicano una crescita significativa della capacità installata al 2050.

Un Paese senza centrali ma con una filiera industriale già matura

Pur non avendo oggi impianti nucleari attivi, l’Italia è già fortemente radicata nella filiera europea del settore, con competenze di spicco nella componentistica avanzata, nell’ingegneria e nei servizi specialistici. Secondo le analisi della SMR pre-Partnership europea, il 24% dei fornitori coinvolti è italiano, un dato superiore a Francia e Finlandia. Le imprese italiane operano soprattutto nei livelli 4 e 5 della supply chain, legati alla componentistica non nucleare e ai servizi di consulenza, mentre una quota più ristretta è attiva nella progettazione e nella produzione di componenti principali.

Norme, governance e autorizzazioni: le condizioni per non perdere la finestra industriale

Il Ddl attualmente in discussione mira a costruire un quadro normativo adeguato alla ripartenza del nucleare. Gli operatori chiedono un sistema regolatorio chiaro, procedure autorizzative rapide e coerenti con gli standard europei, siti idonei definiti e strumenti di supporto agli investimenti. La prospettiva al 2050 appare possibile, ma richiede interventi tempestivi per evitare che l’Italia resti ai margini della nuova corsa globale al nucleare, in un contesto internazionale in cui sono attivi oltre 400 reattori e più di 50 sono in costruzione.

Tommaso Tautonico
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