28/10/2025 - 18:20

Effetto “cul-de-sac”: perché le regioni del Mediterraneo sono sempre più esposte ad alluvioni estreme

Un nuovo studio del CMCC spiega come la particolare conformazione orografica renda l’Italia e altre regioni mediterranee più vulnerabili a piogge estreme e alluvioni. Il cambiamento climatico aumenta il rischio e la frequenza di questi eventi.

mar mediterraneo

Le devastanti alluvioni che hanno colpito l’Emilia-Romagna nel 2023 e nel 2024 non sono state eventi isolati. Secondo una nuova ricerca del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC), pubblicata su Scientific Reports, l’orografia del territorio ha giocato un ruolo decisivo nel generare le precipitazioni estreme che hanno causato 17 vittime e danni per 8,5 miliardi di euro.

I ricercatori descrivono per la prima volta il cosiddetto “effetto cul-de-sac”, un fenomeno in cui le montagne agiscono come una trappola per l’umidità, intrappolando l’aria calda e carica di vapore in una zona ristretta. Quando un ciclone stazionario continua a convogliare aria umida per più giorni sulla stessa area, la pioggia si intensifica fino a livelli eccezionali, innescando frane e inondazioni su vasta scala.

Dall’Emilia-Romagna al Mediterraneo

L’analisi condotta dal CMCC mostra che l’effetto cul-de-sac non è limitato all’Italia, ma può manifestarsi anche in altre regioni del Mediterraneo con orografia simile, dove montagne e mare interagiscono in modo da favorire l’accumulo di precipitazioni prolungate.
Gli eventi che colpirono l’Emilia-Romagna nel 2023 e 2024 – spiegano gli autori – sono il risultato di piogge persistenti per più giorni, non di un singolo temporale estremo.

Un ciclone stazionario centrato sull’Italia centrale ha intrappolato l’umidità proveniente dall’Adriatico, dando origine a piogge continue e localizzate. Secondo gli studiosi, episodi di questo tipo, statisticamente rarissimi (una volta ogni 500 anni), potrebbero diventare più frequenti con il riscaldamento climatico.

“Il tipo di ciclone che ha causato le alluvioni in Emilia-Romagna non è unico – spiega Enrico Scoccimarro, climatologo senior del CMCC e primo autore dello studio –. Altre aree del Mediterraneo con caratteristiche geografiche simili potrebbero affrontare gli stessi rischi. E, con il cambiamento climatico, questi eventi diventeranno più comuni.”

Nuovi strumenti per le previsioni e gli allarmi precoci

Lo studio introduce una nuova metrica, chiamata “cyclone density persistence”, che misura la persistenza e la densità dei cicloni stazionari. Questo indicatore potrebbe migliorare significativamente la capacità di prevedere le alluvioni e di sviluppare sistemi di allerta precoce più efficaci.

“Vogliamo costruire sistemi di allerta stagionali che permettano alle comunità di prepararsi meglio ai rischi di alluvione – afferma Scoccimarro –. Il nostro obiettivo è superare i limiti dei modelli numerici attuali e utilizzare anche strumenti basati sull’intelligenza artificiale per anticipare eventi di precipitazione estrema.”

L’analisi dei dati storici mostra che le condizioni favorevoli a piogge prolungate e intense sono aumentate negli ultimi 40 anni. Se la tendenza continuerà, gli eventi di tipo “cul-de-sac” diventeranno sempre più frequenti nel clima mediterraneo che si riscalda rapidamente, rendendo urgente un potenziamento del monitoraggio, della pianificazione e della resilienza territoriale.

Tommaso Tautonico
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