30/09/2025 - 10:14

Decarbonizzazione in Italia: rallenta la corsa alla neutralità climatica

Il Rapporto Zero Carbon Policy Agenda del Politecnico di Milano evidenzia il rallentamento della decarbonizzazione in Italia: le emissioni calano troppo lentamente e gli investimenti risultano meno efficaci. Senza correttivi, i target UE 2030 resteranno fuori portata.

emissioni

La decarbonizzazione in Italia procede con un ritmo ancora insufficiente. Nel 2024 le emissioni sono diminuite di circa 11 milioni di tonnellate di CO₂ equivalenti, in linea con il passato, ma lontane dagli obiettivi fissati al 2030. Dall’analisi del Rapporto Zero Carbon Policy Agenda elaborato da Energy&Strategy del Politecnico di Milano, emerge un quadro preoccupante: i 101 miliardi di euro investiti lo scorso anno nei dieci pilastri della transizione hanno generato risultati meno efficaci del 25% rispetto al 2023, segno che decarbonizzare sta diventando più costoso.

Un Paese in ritardo rispetto all’Europa

Dal 1990 al 2024 le emissioni italiane sono calate del 28,7%, ma la riduzione è stata trainata più dalla stagnazione economica che dall’efficienza energetica. In vent’anni, il PIL nominale è cresciuto del 46% contro il 63% della media UE, e i target climatici appaiono oggi irraggiungibili. “È evidente il rallentamento, soprattutto in settori chiave come economia circolare e mobilità elettrica” sottolinea Davide Chiaroni, vicedirettore di E&S.

PNRR, investimenti e criticità

Il PNRR ha destinato 79,6 miliardi alla decarbonizzazione, ma ad oggi solo il 34% delle risorse è stato realmente erogato, con un avanzamento medio del 21%. Mentre sul fronte delle riforme i progressi sono maggiori (87% dei target completati), gli investimenti faticano a tradursi in risultati concreti. L’indicatore di efficienza degli investimenti mostra che nel 2024 sono serviti quasi 6 miliardi di euro per ridurre una sola tonnellata di CO₂, contro i 4,7 miliardi dell’anno precedente.

Le proposte della Policy Agenda

Il Report offre una Policy Agenda dettagliata con soluzioni concrete: semplificazione autorizzativa per le rinnovabili, sostegno alle comunità energetiche, nuove regole per la gestione del fine vita di impianti e batterie, criteri trasparenti per i bonus edilizi e incentivi all’efficienza energetica. Centrale anche il ruolo del carbon farming e delle tecnologie CCUS per i settori più difficili da decarbonizzare.

Ridurre il gap e restare competitivi

Secondo Vittorio Chiesa, direttore di E&S, “i target al 2030 non sono raggiungibili, ma il gap si può ridurre con strumenti concreti che consentano all’Italia di restare agganciata alla traiettoria europea e di non perdere competitività”. Senza interventi rapidi, il rischio è duplice: mancato rispetto dei target ambientali e perdita di opportunità industriali, occupazionali ed energetiche.

Tommaso Tautonico
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