28/07/2026 - 12:43

Data center, il futuro passa dalle rinnovabili: perché il nucleare non servirà entro il 2035

La crescita dei data center non richiederà nuove centrali fossili né il ritorno del nucleare, ma una pianificazione rigorosa, più rinnovabili e criteri ambientali stringenti. È quanto emerge dal nuovo rapporto dell'Università di Padova realizzato con il contributo del WWF Italia.

data center

L'espansione dell'intelligenza artificiale sta alimentando il timore che l'Italia debba costruire nuove centrali per soddisfare la crescente domanda di elettricità dei data center. Ma il nuovo rapporto realizzato dall'Università di Padova con il contributo del WWF Italia ribalta questa lettura: se lo sviluppo sarà governato in modo razionale, il fabbisogno energetico potrà essere coperto con energie rinnovabili, senza ricorrere a nuove centrali fossili e senza attendere il contributo del nucleare, che non sarebbe comunque disponibile in tempi utili.

Lo studio invita però a distinguere tra crescita reale e aspettative di mercato. Negli ultimi anni gli annunci di nuovi investimenti hanno alimentato previsioni molto elevate, ma una parte consistente dei progetti rischia di non concretizzarsi. Per questo motivo il rapporto invita le istituzioni a evitare decisioni infrastrutturali basate sugli scenari più ottimistici e a costruire invece una pianificazione fondata sui fabbisogni effettivi.

Gli scenari più estremi sono considerati poco realistici

Il rapporto analizza tre possibili evoluzioni della domanda elettrica dei data center al 2035, stimando un'incidenza sui consumi nazionali rispettivamente del 4%, del 7,5% e del 15%. Secondo gli autori, lo scenario più credibile è il primo.

A sostegno di questa valutazione vengono richiamati diversi elementi. Le richieste di connessione presentate a Terna hanno ormai raggiunto 82,6 GW, una capacità molto superiore ai fabbisogni realisticamente prevedibili. Allo stesso tempo, tra il 2023 e il 2025 è stato realizzato soltanto il 68% degli investimenti annunciati, mentre l'evoluzione dei semiconduttori, dei sistemi di raffreddamento e dell'efficienza energetica sta riducendo progressivamente i consumi dei nuovi impianti. Lo stesso report ricorda che Google ha aumentato di oltre sei volte l'efficienza elaborativa per unità di energia in appena cinque anni.

Secondo lo studio, anche i colli di bottiglia nella produzione di chip, nei componenti elettronici e nei tempi di connessione alle reti elettriche rendono improbabili gli scenari di crescita più aggressivi.

Rinnovabili e PPA al centro della strategia energetica

Assumendo lo scenario ritenuto più realistico, la domanda aggiuntiva dei data center potrà essere soddisfatta attraverso nuova produzione da fonti rinnovabili, supportata dalla capacità già disponibile delle centrali a gas a ciclo combinato oggi largamente sottoutilizzate. Non sarebbe quindi necessario costruire nuovi impianti termoelettrici dedicati.

Uno degli strumenti indicati come decisivi sono i Power Purchase Agreement (PPA), i contratti di lungo periodo tra produttori di energia rinnovabile e grandi consumatori industriali. Il rapporto cita diversi accordi già operativi in Italia, tra cui quelli che coinvolgono Apple ed Engie, Edison e Data4, Iren e Statkraft, oltre alla collaborazione tra Enfinity e Microsoft.

Parallelamente viene sottolineata la necessità di accelerare le autorizzazioni per nuovi impianti rinnovabili, così da garantire una crescita dell'offerta elettrica coerente con la domanda prevista.

No al consumo di suolo e alle richieste speculative

Lo studio dedica ampio spazio anche alla governance del settore. La proposta principale è l'elaborazione di un Piano nazionale dedicato allo sviluppo dei data center, capace di coordinare autorizzazioni, disponibilità della rete elettrica e infrastrutture digitali.

Tra le raccomandazioni figura il principio "brownfield only", che privilegia l'insediamento dei nuovi impianti esclusivamente in aree industriali dismesse, degradate o già impermeabilizzate, evitando nuovo consumo di suolo. Vengono inoltre suggeriti criteri ambientali stringenti sull'approvvigionamento energetico, sul recupero del calore di scarto, sull'efficienza e sul consumo di acqua, insieme a verifiche preventive per limitare le richieste speculative di connessione alla rete.

Il nucleare resta fuori dall'orizzonte del prossimo decennio

Una delle conclusioni più nette del rapporto riguarda il ruolo del nucleare. Anche ipotizzando la futura disponibilità di piccoli reattori modulari, gli autori ritengono che questa tecnologia non possa offrire un contributo significativo entro il 2035 e che non debba quindi essere considerata una soluzione per alimentare la crescita dei data center nel prossimo decennio.

Per Arturo Lorenzoni, curatore dello studio, i data center rappresentano un'infrastruttura strategica per la competitività del Paese, ma non devono diventare il pretesto per giustificare investimenti energetici non necessari. Anche il WWF Italia sottolinea che il rischio principale non è l'aumento della domanda elettrica, quanto piuttosto la possibilità che il settore si trasformi in una bolla speculativa, se privo di regole chiare e di standard ambientali elevati.

Tommaso Tautonico
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