05/06/2026 - 12:55

Dal suolo alle microplastiche: nasce EFL 2.0, la nuova etichetta ambientale europea

Le etichette ambientali dei prodotti alimentari entrano in una nuova fase. Il progetto europeo coordinato dal WWF Italia punta a rendere più trasparenti gli impatti nascosti del cibo, introducendo indicatori su biodiversità, salute del suolo, circolarità e rischio legato alle microplastiche.

etichetta ambientale

Dietro una confezione di pasta, uno yogurt o una bottiglia d’olio possono nascondersi emissioni, consumo di acqua, perdita di biodiversità, impoverimento del suolo e perfino rischi legati alle microplastiche. Eppure, quando un consumatore entra in un supermercato, queste informazioni restano quasi sempre invisibili oppure difficili da interpretare. È da questa distanza tra produzione alimentare e consapevolezza dei cittadini che nasce EFL 2.0, il nuovo progetto europeo coordinato dal WWF Italia e lanciato alla vigilia della Giornata mondiale dell’Ambiente.

L’obiettivo dichiarato è ambizioso: costruire una nuova generazione di etichette ambientali per il cibo, più affidabili, scientificamente solide e comprensibili. Non soltanto indicatori climatici o calcoli sulle emissioni, ma una valutazione più ampia degli impatti lungo l’intero ciclo di vita degli alimenti.

Il progetto, cofinanziato da EIT Food con il supporto dell’Unione europea, arriva in un momento in cui il rapporto tra alimentazione e crisi ecologica è sempre più al centro del dibattito europeo. La produzione di cibo rappresenta infatti uno dei principali fattori di pressione sugli ecosistemi naturali, ma le informazioni disponibili sulle confezioni spesso non riescono a tradurre questa complessità in strumenti utili per orientare le scelte quotidiane.

Oltre il clima: la sostenibilità entra nei dettagli del cibo

La novità di EFL 2.0 riguarda soprattutto il tentativo di superare alcuni limiti delle attuali metodologie basate sul Life Cycle Assessment, il sistema utilizzato per valutare gli impatti ambientali dei prodotti lungo la filiera.

Secondo i promotori del progetto, gli strumenti oggi disponibili possono presentare criticità legate alla comparabilità dei risultati, alla raccolta dei dati e alla comprensione da parte dei consumatori. Per questo il progetto lavora sull’introduzione di indicatori complementari che tengano conto di aspetti finora meno considerati, come biodiversità, salute del suolo, pratiche agricole, circolarità e rischio legato alle microplastiche.

Il tema non riguarda soltanto la trasparenza informativa. Dietro il lavoro sulle etichette si muove infatti una questione più ampia: come rendere visibili gli effetti ambientali nascosti delle filiere agroalimentari e come integrare sostenibilità e salute nelle decisioni di acquisto.

EFL 2.0 prova così a collegare la dimensione ambientale con quella nutrizionale, nella prospettiva di sistemi alimentari più sani e resilienti. L’approccio adottato è quello della “One Health”, che considera interconnesse la salute umana, quella degli ecosistemi e le modalità con cui il cibo viene prodotto e consumato.

Consumatori più attenti, ma etichette ancora poco chiare

La spinta verso etichette ambientali più evolute arriva anche dal cambiamento delle abitudini dei consumatori europei. Le ricerche citate dal progetto mostrano una crescente domanda di informazioni credibili e facilmente leggibili sulla sostenibilità dei prodotti alimentari.

Secondo l’EIT Food Consumer Observatory, trasparenza e affidabilità delle informazioni ambientali stanno influenzando sempre di più le scelte di acquisto in Europa. Ma proprio qui emerge una delle contraddizioni del mercato alimentare contemporaneo: la sostenibilità viene spesso comunicata attraverso claim difficili da verificare o messaggi poco comparabili tra prodotti diversi.

Il rischio è duplice. Da un lato cresce la sfiducia verso le dichiarazioni ambientali presenti sulle confezioni. Dall’altro, anche i consumatori più sensibili ai temi ecologici faticano a capire quale prodotto abbia realmente un impatto minore.

Per questo il progetto europeo lavorerà anche sulla comprensione delle etichette da parte del pubblico, attraverso sondaggi, consultazioni e test in diversi Paesi europei. Nel 2027 è prevista una fase di sperimentazione direttamente nei punti vendita selezionati, con l’obiettivo di valutare fiducia, comprensione e comportamenti di acquisto rispetto alle nuove soluzioni sviluppate.

Ricerca, filiera agroalimentare e università insieme nel progetto europeo

Il partenariato di EFL 2.0 riunisce soggetti con competenze differenti tra ricerca scientifica, standard ambientali e filiera agroalimentare. Oltre al WWF Italia partecipano il CREA-Alimenti e Nutrizione, l’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”, ECOS, Aarhus University, l’Università della Tuscia, l’Università di Siena, FederBio e pOsti.

La strategia scelta è quella di un approccio graduale e partecipativo, costruito attraverso tavoli tecnici, sperimentazioni e coinvolgimento continuo degli stakeholder. L’obiettivo finale non è soltanto sviluppare nuovi indicatori, ma verificare se queste soluzioni possano essere applicabili su larga scala e sostenibili dal punto di vista operativo.

Sul tavolo c’è anche una questione industriale e politica. Nei prossimi anni la capacità di misurare e certificare gli impatti ambientali dei prodotti alimentari potrebbe diventare un elemento sempre più centrale nelle strategie europee sulla sostenibilità e nella competitività delle filiere agroalimentari.

La sfida sarà trovare un equilibrio tra rigore scientifico, semplicità comunicativa e costi di implementazione. Perché un’etichetta ambientale efficace non deve soltanto raccogliere dati complessi, ma riuscire a tradurli in informazioni comprensibili nel momento più rapido e decisivo: quello davanti allo scaffale.

Tommaso Tautonico
autore
Articoli correlati