10/09/2026 - 13:05

Dagli scarti agricoli a biocarburanti e biochar: il progetto europeo NET-Fuels

Digestato, letame, potature e legno di scarto diventano materie prime per produrre carburanti, metano e biochar. Il progetto europeo NET-Fuels porta il processo integrato fino al livello dimostrativo TRL 5.

biomasse

Scarti agricoli e dell'allevamento che diventano carburanti, mentre una parte del carbonio viene recuperata sotto forma di metano o trattenuta nel suolo. È la strada sperimentata da NET-Fuels, progetto europeo coordinato dall'Università di Bologna che utilizza biomasse residuali come digestato, letame, legname di scarto e residui di potatura per produrre biocarburanti, gas e biochar attraverso una catena integrata di processi. Il progetto, finanziato da Horizon Europe, si avvia alla conclusione dopo quattro anni di attività.

Un processo per ottenere più prodotti dallo stesso scarto

Al centro della soluzione c'è il Thermo-Catalytic Reforming (TCR), un processo termochimico che trasforma le biomasse in tre prodotti principali: un olio intermedio, denominato TCR-Oil, un gas ricco di idrogeno e biochar. L'obiettivo non è quindi ottenere un solo combustibile, ma sfruttare in più passaggi il carbonio contenuto nei materiali di partenza.

Il TCR-Oil può essere impiegato come combustibile marittimo oppure ulteriormente raffinato per ottenere carburanti destinati ai trasporti. Dal TCR-Gas viene invece separato l'idrogeno, mentre il gas residuo alimenta un'unità di combustione. Il calore generato torna nel processo, contribuendo all'essiccazione delle biomasse e al funzionamento dello stesso sistema TCR.

NET-Fuels aggiunge un ulteriore passaggio alla catena: la CO₂ prodotta viene utilizzata in un processo bio-elettrochimico per ottenere metano rinnovabile. Secondo i risultati comunicati dall'Università di Bologna, le sperimentazioni hanno consentito di mantenere stabile la produzione di metano anche utilizzando flussi di CO₂ provenienti da fonti industriali, aprendo la possibilità di integrare in futuro il sistema con altre attività produttive.

Il carbonio che finisce nel suolo

Una parte diversa del carbonio segue invece la strada del biochar, materiale solido ottenuto dal trattamento termochimico della biomassa. La sua caratteristica più interessante dal punto di vista climatico è la capacità di conservare a lungo il carbonio di origine biogenica, evitando che torni rapidamente in atmosfera.

Le sperimentazioni condotte nell'ambito di NET-Fuels indicano inoltre che il biochar ottenuto dal processo rispetta i requisiti previsti dalla normativa europea sui fertilizzanti e permette di riportare nei terreni nutrienti come fosforo e potassio. Il progetto ha analizzato anche la possibilità di certificare il suo utilizzo come attività di rimozione del carbonio nel quadro europeo dedicato al carbon farming e alle carbon removals.

La combinazione tra produzione energetica, recupero della CO₂ e stoccaggio del carbonio distingue NET-Fuels da una semplice tecnologia di conversione degli scarti. Il progetto nasce infatti con l'obiettivo di sviluppare biocarburanti con un bilancio netto negativo delle emissioni di gas serra. Secondo la documentazione europea, il sistema integrato viene portato fino al TRL 5, livello che corrisponde alla validazione della tecnologia in un ambiente rilevante e che precede ancora le successive fasi dimostrative e commerciali.

Il passaggio dalla sperimentazione alla diffusione su scala più ampia resta quindi la sfida successiva. L'Università di Bologna ha coordinato anche le valutazioni ambientali, economiche e sociali e l'analisi delle norme applicabili alle materie prime, alle tecnologie e ai prodotti finali. Il progetto riunisce sette partner di sei Paesi europei e si concluderà il 31 ottobre 2026.

Tommaso Tautonico
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