15/10/2025 - 17:37

Crisi climatica, il WWF: in Italia frutta e latte a rischio e prezzi in aumento

Temperature record, gelate fuori stagione e siccità stanno mettendo in ginocchio l’agricoltura italiana. Dalle ciliegie alle mandorle, fino al latte, le perdite produttive arrivano fino al 100%. Intanto cresce la “climate inflation” e il boom della frutta tropicale trasforma la geografia agricola del Paese.

frutta

Il 2025 ha messo a nudo la vulnerabilità del sistema agricolo italiano. Secondo il WWF Italia, la crisi climatica sta alterando profondamente la disponibilità e i costi dei prodotti agricoli nazionali. Temperature record, siccità e gelate improvvise hanno causato crolli produttivi fino al 100% per le ciliegie, -60% per le mandorle, -35% per le pere e -20% per pesche e albicocche.

A lanciare l’allarme è il WWF in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione, che sottolinea come la “climate inflation” – l’aumento dei prezzi legato agli effetti del cambiamento climatico – stia rendendo il cibo sempre più costoso e inaccessibile, soprattutto per le famiglie più fragili.

Temperature record e stress per le produzioni

L’anno in corso ha registrato anomalie termiche senza precedenti. Secondo il CNR-ISAC, la temperatura media nazionale di giugno 2025 è stata superiore di oltre 3°C rispetto alla media 1991-2020, facendo di quest’estate una delle più calde mai registrate.

Queste condizioni estreme hanno inciso pesantemente sulla produzione di latte, ridotta fino al 15% in Lombardia e al 30% in Molise, secondo le associazioni di categoria. Lo stress termico degli animali, confermato da studi pubblicati su Science Advances, compromette la resa per giorni, aggravando la situazione economica delle aziende agricole.

Crollo dei raccolti e impennata dei prezzi

Il quadro non migliora sul fronte ortofrutticolo. In Puglia, dove si concentra il 30% della produzione di ciliegie italiana, le gelate di marzo e aprile hanno devastato intere coltivazioni, facendo schizzare i prezzi fino a 23 euro al chilo. Anche la produzione di mandorle è crollata del 60%, con rincari del 20%.

Le pere registrano un calo del 25% rispetto al 2024, mentre la produzione di miele primaverile si è quasi azzerata. Le pesche e le albicocche vivono una stagione disastrosa: i costi di gestione e i rischi climatici stanno portando molti produttori ad abbandonare queste colture.

Olio e vino resistono, boom della frutta tropicale

Qualche segnale positivo arriva dal comparto olivicolo e vitivinicolo: nel Sud Italia la produzione di olio segna un recupero del 30% rispetto al 2024, mentre la vendemmia 2025 promette qualità e quantità elevate.

Ma la vera novità è la frutta tropicale made in Italy: mango, avocado e papaya vengono ormai coltivati con successo in Sicilia, Calabria e Puglia. Una conseguenza diretta dell’aumento delle temperature medie che sta ridisegnando la mappa agricola nazionale.

WWF: servono agroecologia ed economia circolare

Per il WWF Italia, la risposta passa da agricoltura sostenibile, economia circolare e innovazione tecnologica. “Dobbiamo rafforzare la resilienza dei sistemi agricoli – spiega Eva Alessi, responsabile Sostenibilità WWF Italia – e promuovere colture meno idroesigenti, il riuso dell’acqua e la tutela dei suoli. Solo così potremo garantire competitività e sicurezza alimentare in un contesto climatico sempre più instabile”.

L’associazione invita inoltre cittadini e istituzioni a firmare la petizione #ZeroScuseSulClima per chiedere azioni concrete contro l’emergenza climatica e il progressivo smantellamento delle politiche ambientali.

Tommaso Tautonico
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