28/07/2026 - 12:59

Crisi climatica, il Mediterraneo si surriscalda: in Puglia coralli e gorgonie sotto stress, avanzano le specie aliene

Le ondate di calore marine raggiungono ormai anche i fondali del Mediterraneo. Il nuovo report di Greenpeace documenta coralli e gorgonie sotto stress e un aumento delle specie aliene, segnali di ecosistemi sempre più vulnerabili alla crisi climatica.

Crisi climatica

Il Mediterraneo continua a riscaldarsi a un ritmo preoccupante e gli effetti non si fermano più alla superficie. Le anomalie termiche raggiungono ormai i fondali, alterando gli ecosistemi marini anche nelle aree più tutelate. È quanto emerge dal sesto rapporto "Mare Caldo" di Greenpeace Italia, che fotografa una situazione sempre più critica per la biodiversità marina, con particolare attenzione anche alla Puglia, dove nell'Area Marina Protetta di Torre Guaceto sono stati osservati segnali di sofferenza su coralli e gorgonie. Il rapporto raccoglie i dati rilevati nel 2025 attraverso una rete di 14 stazioni di monitoraggio distribuite lungo le coste italiane, tredici delle quali situate in Aree Marine Protette. Grazie a termometri subacquei e monitoraggi biologici, il progetto ha documentato come le ondate di calore marine abbiano interessato anche profondità comprese tra 30 e 40 metri.

Temperature record anche in profondità
Secondo i dati Copernicus, il 2025 è stato il terzo anno più caldo mai registrato a livello globale, con una temperatura media di quasi 1,5 °C superiore ai livelli preindustriali. Nel Mediterraneo le ondate di calore marine hanno superato in alcune aree i 200 giorni complessivi, con anomalie superficiali comprese tra 1,5 e 2,5 °C rispetto ai valori climatici di riferimento. Le misurazioni effettuate da Greenpeace mostrano che il calore accumulato durante l'estate viene progressivamente trasferito anche negli strati più profondi della colonna d'acqua. In diversi siti monitorati sono state registrate temperature fino a 25 °C tra i 30 e i 40 metri di profondità, condizioni che sottopongono a forte stress organismi adattati ad ambienti molto più freschi. Le anomalie più elevate sono state registrate nelle aree marine protette dell'Asinara, di Capo Carbonara e Tavolara in Sardegna, oltre che a Capo Milazzo e Plemmirio in Sicilia.

Coralli e gorgonie mostrano i primi segnali di sofferenza
I monitoraggi biologici effettuati all'Isola d'Elba, all'Asinara e a Torre Guaceto hanno evidenziato fenomeni di necrosi e sbiancamento che coinvolgono specie considerate indicatori dello stato di salute degli ecosistemi marini, come la gorgonia gialla (Eunicella cavolini) e il corallo Cladocora caespitosa. Parallelamente cresce la presenza di specie aliene e termofile favorite dall'aumento delle temperature. Tra queste figura l'alga invasiva Caulerpa cylindracea, ormai sempre più diffusa lungo le coste italiane. L'utilizzo della tecnica del DNA ambientale (eDNA) ha inoltre permesso di individuare numerose specie non facilmente osservabili durante i tradizionali censimenti subacquei, confermando un progressivo cambiamento nella composizione delle comunità marine.

Le aree protette resistono, ma non bastano
Il caso dell'Isola d'Elba, unico sito non protetto della rete di monitoraggio, mostra un progressivo deterioramento degli habitat bentonici osservato negli ultimi sei anni. L'aumento degli organismi con evidenti segni di stress e la riduzione delle colonie di gorgonie sembrano essere collegati alle persistenti anomalie termiche registrate negli ultimi anni. Secondo Greenpeace, i dati confermano che le aree marine protette rappresentano uno strumento fondamentale per aumentare la resilienza degli ecosistemi, ma non sono sufficienti da sole a contrastare gli effetti della crisi climatica. Per preservare la biodiversità del Mediterraneo sarà necessario rafforzare sia la rete delle aree protette sia le politiche di riduzione delle emissioni di gas serra. Il rapporto, realizzato con il contributo scientifico dell'Università di Genova, dell'OGS e dell'Università di Urbino, è dedicato alla memoria della professoressa Monica Montefalcone, ecologa del DISTAV scomparsa nel maggio scorso durante un'immersione alle Maldive.

Leggi la sintesi del report qui.

Marilisa Romagno
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