23/11/2025 - 12:14

COP30, WWF: piccoli passi ma grandi vuoti. I nodi cruciali sul clima restano irrisolti

A Belém, i paesi non hanno trovato un accordo sulle roadmap per abbandonare i combustibili fossili e porre fine alla deforestazione nel testo ufficiale, ma la Presidenza le ha annunciate come iniziative che un gruppo di paesi comincerà a perseguire.

cop30

Alla COP30 di Belém non è stato raggiunto un accordo sulle roadmap per l’eliminazione dei combustibili fossili e per lo stop alla deforestazione. Questi temi non compaiono infatti nei documenti ufficiali, anche se la Presidenza del vertice ha dichiarato che un gruppo di Paesi inizierà comunque a lavorare su tali iniziative nell’ambito di processi paralleli.

I negoziatori hanno approvato solo misure considerate modeste, tra cui l’istituzione di un meccanismo per una “transizione equa”. Inoltre, fuori dai testi negoziali veri e propri, il Brasile — in quanto Paese ospitante — guiderà un tavolo internazionale per definire le roadmap sull’abbandono dei combustibili fossili e sulla fine della deforestazione, seguendo le indicazioni della comunità scientifica.

Tuttavia, considerando che si tratta del primo vertice sul clima dopo un anno intero in cui la temperatura media globale ha superato la soglia di 1,5°C, i risultati ottenuti sono lontani dall’essere sufficienti per promuovere azioni rapide e di grande portata, necessarie per evitare impatti climatici sempre più gravi.

Nonostante l’impegno della presidenza brasiliana e il sostegno di almeno 86 Paesi, non è stato possibile inserire nei documenti ufficiali alcun riferimento diretto alla transizione dai combustibili fossili. Allo stesso modo, pur avendo oltre 90 Paesi appoggiato un piano per fermare e invertire la deforestazione entro il 2030, a Belém è mancata la volontà politica necessaria per formalizzare questo obiettivo, nonostante la cornice simbolica della foresta amazzonica. Per questo motivo la presidenza della COP ha annunciato che il Brasile guiderà un processo dedicato a queste tabelle di marcia, che saranno presentate alla COP31.

Un risultato significativo della conferenza è la creazione di un meccanismo di transizione equa destinato a rafforzare la cooperazione tra i Paesi. Nel preambolo finale trovano spazio anche i riferimenti alle popolazioni indigene, alle comunità locali, agli afro-discendenti, così come agli oceani, alle foreste e al ruolo della scienza.

Mariagrazia Midulla, responsabile clima ed energia del WWF Italia, ha commentato: "Al termine della COP30, la realtà è chiara: titoli altisonanti e grandi promesse non si sono tradotti in azioni significative. La cosiddetta ‘COP della verità’ non ha fornito né una tabella di marcia né soluzioni concrete per le sfide urgenti che dobbiamo affrontare. Il documento finale è debole e privo di sostanza a causa dei giochi delle forze contrarie all'ambizione climatica e alla sua attuazione. La crisi climatica è provocata principalmente da due fattori, i combustibili fossili, responsabili di oltre il 75% delle emissioni climalteranti, e la deforestazione: sono proprio i due elementi che mancano dal documento finale. Segno che la lentezza non è provocata dai trattati e dalle sedi multilaterali, ma la mancanza di volontà politica da parte dei paesi e la subalternità di molti alle manovre delle lobby fossili. Eppure, l'energia e l'impegno dimostrati da così tante persone nella società civile, nella scienza e nelle comunità in prima linea ci ricordano che un vero cambiamento è ancora possibile. Non possiamo permetterci altri gesti vuoti. Il mondo ha bisogno di azioni concrete e attuabili, ora più che mai. Qualunque cosa di meno mina le persone, la natura e le generazioni future".

Bernardo Tarantino, specialista Affari Europei e Internazionali del WWF, presente a Belém, ha aggiunto: "Il multilateralismo è vivo — ed è una buona notizia. Ma fatica a compiere passi avanti sulle azioni cruciali per ridurre le emissioni e arrestare il degrado delle foreste. Mentre i Paesi dell’America Latina — Colombia e Brasile in particolare — e i piccoli Stati insulari, minacciati nella loro stessa sopravvivenza dal cambiamento climatico, spingono per misure concrete con scadenze certe, altri gruppi di Paesi legati all’economia fossile si oppongono a qualsiasi avanzamento. L’Unione europea ha infine sostenuto con forza una roadmap per il ‘transitioning away’ dai combustibili fossili, ma la sua posizione è stata inizialmente rallentata da alcune ambiguità, tra cui quelle dell’Italia. Spiace constatare che il nostro Paese non sia in prima fila nel portare avanti l’agenda globale per la riduzione delle emissioni e l’uscita dall’economia fossile. Ma il consenso per una vera transizione globale è forte e riemergerà nelle prossime COP".

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Mariangela Lomastro
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