06/11/2025 - 17:39

Cop30, actionaid: “serve un piano globale per una transizione giusta”

Alla vigilia della COP30 di Belém, ActionAid lancia l’allarme: meno del 3% dei fondi climatici globali sostiene una transizione giusta per lavoratori e comunità. Il nuovo rapporto Climate Finance for Just Transition denuncia un sistema che lascia indietro le persone, mentre in Brasile la deforestazione continua a minacciare vite e diritti.

deforestazione

A pochi giorni dall’apertura della COP30 in Brasile, ActionAid richiama l’attenzione sul lato umano della crisi climatica: il mondo parla di transizione ecologica, ma solo il 2,8% dei finanziamenti globali è destinato a garantire che questo cambiamento sia giusto, equo e inclusivo.
Lo rivela il nuovo rapporto Climate Finance for Just Transition: How the Finance Flows, che analizza i dati dei due principali fondi climatici internazionali – il Green Climate Fund e i Climate Investment Funds – mostrando che solo un progetto su cinquanta include misure concrete per sostenere lavoratori, donne e comunità vulnerabili nella transizione.

“Serve un piano globale coordinato – afferma Cristiano Maugeri, responsabile per la giustizia climatica di ActionAid Italia –. Senza approcci di transizione giusta, rischiamo di creare nuove ingiustizie proprio mentre cerchiamo di risolverne altre.”

Una transizione che dimentica le persone

Il rapporto denuncia che, su ogni 35 dollari di finanziamenti per il clima, solo uno viene investito per garantire una transizione equa.
Un divario che, secondo ActionAid, rischia di minare la fiducia nei processi internazionali e di lasciare indietro proprio le popolazioni che vivono in prima linea gli effetti della crisi climatica.

Per questo, l’organizzazione propone che la COP30 adotti il “Belém Action Mechanism”, uno strumento di coordinamento globale per condividere buone pratiche, sostenere i Paesi più vulnerabili e finanziare concretamente politiche di giustizia climatica.
L’obiettivo: rendere la transizione ecologica un percorso che tuteli diritti, redditi e dignità, non solo infrastrutture e mercati.

Il caso del Brasile: difendere la foresta, difendere le persone

Il vertice ONU sul clima si terrà a Belém, alla foce del Rio delle Amazzoni – un luogo simbolico, ma anche epicentro di contraddizioni.
In Brasile, la deforestazione e l’espansione dell’agricoltura industriale continuano a distruggere ecosistemi e comunità.

Nel Maranhão, una comunità che da generazioni vive grazie alla raccolta delle noci di babassu – una palma amazzonica da cui si ricavano olio e fibre per uso alimentare, cosmetico e industriale – è oggi sotto assedio.
“Vogliono cacciarci per coltivare mais, soia o allevare bestiame. Vogliono solo appropriarsi di questa terra”, racconta una raccoglitrice, che ha scelto di restare anonima.

Le testimonianze raccolte da ActionAid parlano di minacce, pesticidi irrorati con droni e aerei sulle abitazioni, sui raccolti e sui bambini, con conseguenze sanitarie gravi e persistenti.
Nonostante nel 2024 il municipio abbia vietato queste pratiche, le irrorazioni illegali continuano, segno di un sistema in cui l’impunità prevale e la tutela delle comunità resta lettera morta.

Deforestazione e responsabilità globali

Tra il 2019 e il 2023, l’agricoltura industriale è stata responsabile del 97% della perdita di vegetazione nativa in Brasile.
Solo nel 2022, la multinazionale Cargill è stata collegata a 55.131 ettari di deforestazione legata all’espansione della soia, con emissioni equivalenti a 10 milioni di tonnellate di CO₂.
Un altro colosso del settore, Bunge, è associato a 77.766 ettari di deforestazione e a oltre 10 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente.
Ancora più devastante è il ruolo dell’allevamento bovino: nel 2020 sono stati deforestati 1,38 milioni di ettari di territorio, convertiti in pascoli o terreni agricoli.

ActionAid avverte: senza un cambio di paradigma nel sistema economico e produttivo, gli sforzi internazionali per il clima resteranno insufficienti.
Una transizione giusta non può prescindere dal rispetto dei diritti delle popolazioni indigene e rurali, che custodiscono la foresta e ne garantiscono la sopravvivenza.

Verso Belém: un appello alla COP30

La COP30 rappresenta, per ActionAid, “un’opportunità cruciale per far evolvere l’azione climatica globale”.
L’organizzazione invita i governi a riconoscere che la transizione ecologica non è solo un processo tecnologico o economico, ma soprattutto sociale e umano.
Senza strumenti di giustizia climatica e meccanismi di supporto reale, la lotta al cambiamento climatico rischia di aggravare disuguaglianze già profonde.

Tommaso Tautonico
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