18/05/2026 - 12:46

Clima, cresce la pressione sull’OMS: “Va trattato come una pandemia globale”

Il cambiamento climatico non viene più descritto soltanto come una crisi ambientale. Una commissione internazionale chiede all’OMS di trattarlo come una vera emergenza sanitaria globale, al livello di pandemie come Covid ed Ebola.

emergenza sanitaria

Il cambiamento climatico sta entrando in una nuova dimensione politica e sanitaria. Non più soltanto una crisi ambientale da affrontare nei summit sul clima o nelle strategie energetiche, ma una minaccia diretta alla salute pubblica globale. È su questo terreno che cresce la pressione internazionale sull’Organizzazione mondiale della sanità affinché il clima venga riconosciuto come un’emergenza sanitaria internazionale, utilizzando lo stesso meccanismo già attivato negli ultimi anni per Covid-19, Ebola e Mpox.

La richiesta arriva da una commissione internazionale convocata dall’OMS e rilanciata dal Guardian nei giorni scorsi. Gli esperti sostengono che l’intensificarsi delle ondate di calore, la diffusione di malattie legate agli eventi estremi, l’aumento dell’inquinamento atmosferico e gli impatti psicologici della crisi climatica abbiano ormai superato la soglia della semplice questione ambientale.

L’OMS, al momento, non ha dichiarato alcuna emergenza globale. Ma il dibattito aperto dagli scienziati segna un cambio di linguaggio e di approccio che potrebbe avere conseguenze profonde sulle politiche pubbliche, sulla gestione sanitaria e persino sull’economia.

Quando il clima entra negli ospedali

Per anni la crisi climatica è stata raccontata soprattutto attraverso ghiacciai che si sciolgono, incendi, siccità e alluvioni. Oggi il fronte si sta spostando dentro le città e nei sistemi sanitari.

Le ondate di calore sempre più lunghe stanno aumentando ricoveri e mortalità, soprattutto tra anziani e persone fragili. Le alte temperature favoriscono la diffusione di alcune malattie infettive e aggravano patologie cardiovascolari e respiratorie. L’inquinamento atmosferico continua a essere uno dei principali fattori di rischio sanitario al mondo, mentre gli eventi climatici estremi mettono sotto pressione ospedali, reti elettriche e servizi pubblici.

Secondo gli esperti coinvolti nella commissione, il problema non riguarda più soltanto il futuro. Riguarda la capacità dei sistemi sanitari di reggere impatti che stanno già diventando strutturali.

È anche per questo che negli ultimi anni il lessico sanitario e quello climatico hanno iniziato a sovrapporsi sempre più spesso. La crisi climatica viene ormai descritta da numerose istituzioni mediche internazionali come una delle principali minacce per la salute umana del XXI secolo.

Dalla crisi ambientale alla sicurezza globale

L’elemento più rilevante della proposta avanzata all’OMS non riguarda solo la salute. Riguarda il modo in cui il mondo potrebbe iniziare a trattare il cambiamento climatico.

Dichiarare una “Public Health Emergency of International Concern” significherebbe collocare il cambiamento climatico all’interno delle grandi emergenze internazionali che richiedono coordinamento immediato, mobilitazione di risorse e risposta multilaterale.

È un salto politico enorme. Perché trasformerebbe il clima da tema negoziale a questione di sicurezza sanitaria globale.

La discussione arriva in un momento particolarmente delicato. Negli ultimi mesi diversi Paesi stanno registrando temperature record già in primavera, mentre aumentano le preoccupazioni per gli effetti del caldo sulle economie urbane, sul lavoro e sui sistemi energetici. Le città europee stanno accelerando i piani di adattamento climatico proprio perché gli impatti sanitari stanno diventando più evidenti e costosi.

Anche in Italia il tema sta assumendo una dimensione sempre più concreta. Le estati estreme registrate negli ultimi anni hanno mostrato la fragilità di molte aree urbane, soprattutto nei quartieri con poco verde e alta densità abitativa. Il caldo non colpisce tutti allo stesso modo: pesa di più su anziani, lavoratori esposti all’aperto e persone con minori risorse economiche.

Il rischio di abituarsi all’emergenza

C’è però un altro elemento che rende questa discussione particolarmente significativa. Negli ultimi anni l’opinione pubblica globale sembra essersi progressivamente adattata alla presenza permanente della crisi climatica.

Le immagini di incendi, alluvioni e temperature record rischiano di diventare sfondo quotidiano. Proprio per questo il tentativo di riportare il tema dentro il linguaggio dell’emergenza sanitaria punta a rompere una forma crescente di assuefazione collettiva.

Per molti ricercatori il problema non è soltanto climatico. È culturale. Quando un’emergenza diventa continua, smette di apparire urgente.

La proposta avanzata all’OMS prova quindi a spostare la percezione pubblica: non più un problema ambientale distante, ma qualcosa che riguarda direttamente la salute, la qualità della vita e la tenuta sociale.

In gioco non c’è soltanto la riduzione delle emissioni. C’è la capacità delle società contemporanee di adattarsi a un mondo in cui il rischio climatico entra sempre più spesso nelle case, nei pronto soccorso, nelle scuole e nei luoghi di lavoro.

Ed è forse questo il passaggio più importante della discussione aperta in questi giorni: il riscaldamento globale non viene più descritto soltanto come una minaccia per gli ecosistemi, ma come un fattore capace di ridefinire il concetto stesso di salute pubblica.

Tommaso Tautonico
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