16/03/2026 - 12:42

Città costiere a rischio: anche il delta del Po tra le aree dove il terreno si abbassa

Un nuovo studio su scala europea mostra che lungo molte coste del continente il rischio non dipende soltanto dall’innalzamento del mare, ma anche dalla subsidenza del terreno. I dati satellitari indicano una geografia molto diseguale: il Nord Europa si solleva, mentre Mediterraneo e Mar Nero concentrano diverse aree in affondamento, con implicazioni dirette per persone, edifici e politiche di adattamento.

innalzamento livello mare

Non è solo il mare a salire. In molte aree del continente è anche il terreno a scendere lentamente, aumentando la vulnerabilità di città, infrastrutture e sistemi economici locali. La combinazione tra mare che cresce e subsidenza del suolo modifica la geografia del rischio costiero e pone nuove sfide alla pianificazione territoriale. Uno studio pubblicato sulla rivista Communications Earth & Environment ha analizzato la deformazione verticale del terreno lungo le coste europee utilizzando dati radar satellitari ad alta risoluzione. L’analisi integra osservazioni satellitari raccolte tra il 2019 e il 2023 con dati territoriali e indicatori socioeconomici, offrendo una fotografia dettagliata dei movimenti del suolo nelle aree costiere del continente.

I risultati mostrano un’Europa divisa in due dal punto di vista geologico.

Il movimento invisibile del suolo

Le misurazioni radar, effettuate con tecnologia InSAR, consentono di rilevare variazioni millimetriche del terreno e di ricostruire con grande precisione i movimenti verticali del suolo. Questo tipo di analisi permette di individuare dinamiche che a occhio nudo rimangono invisibili ma che nel lungo periodo possono avere conseguenze significative per città e infrastrutture.

Nel Nord Europa, in particolare in Svezia e Finlandia, il terreno continua a sollevarsi di oltre cinque millimetri l’anno. Si tratta del cosiddetto rimbalzo post-glaciale, un fenomeno legato alla fine dell’ultima era glaciale che continua a modificare lentamente la crosta terrestre.

Nelle regioni mediterranee e lungo il Mar Nero, invece, prevale il fenomeno opposto. Qui il suolo tende ad abbassarsi progressivamente a causa della subsidenza, un processo che può essere legato sia a dinamiche naturali sia ad attività umane come l’estrazione di acqua sotterranea o l’urbanizzazione intensa delle zone costiere.

Quando l’abbassamento del terreno si somma all’innalzamento del mare, il livello relativo dell’acqua rispetto alla terra aumenta più rapidamente, amplificando il rischio per gli insediamenti costieri.

Gli hotspot europei della subsidenza

Lo studio individua alcune aree europee dove la subsidenza è particolarmente significativa. Tra queste figurano la costa settentrionale dei Paesi Bassi, l’area urbana di Salonicco in Grecia e alcune zone del Mediterraneo.

Per l’Italia emerge un dato rilevante: tra gli hotspot individuati compare il delta del Po, una delle aree europee dove la combinazione tra abbassamento del suolo, erosione costiera e pressione antropica rende il territorio particolarmente vulnerabile.

La presenza del delta del Po tra le aree critiche conferma che il fenomeno non riguarda solo regioni lontane o casi isolati. In alcune parti del Mediterraneo la subsidenza è una dinamica strutturale che si somma agli effetti del cambiamento climatico e alla crescita del livello del mare.

Quando il rischio diventa sociale

L’analisi non si limita agli aspetti geofisici. Gli autori dello studio hanno incrociato i dati sui movimenti del suolo con informazioni socioeconomiche per valutare le implicazioni sulla popolazione e sugli edifici presenti nelle zone costiere.

In uno scenario climatico intermedio al 2050, e in assenza di nuove misure di protezione, circa novantaquattromila chilometri quadrati di territori costieri europei potrebbero risultare esposti a inondazioni. In queste aree vivono quasi venticinque milioni di persone e si trovano oltre otto milioni di edifici.

Se si considerano le superfici territoriali, tra i Paesi più esposti figurano Germania, Regno Unito e Paesi Bassi. Se invece si guarda alla popolazione coinvolta, tra i Paesi più interessati compaiono anche Paesi Bassi, Regno Unito e Italia.

Il rischio tende inoltre a concentrarsi nelle fasce sociali più fragili. Gli autori dello studio stimano che circa il quaranta per cento delle persone esposte appartenga alle classi di età più vulnerabili, cioè over sessantacinque e minori di quindici anni.

Il ruolo dei satelliti nel monitoraggio ambientale

La ricerca evidenzia anche il ruolo crescente delle tecnologie satellitari nel monitoraggio ambientale delle aree costiere. I sistemi radar utilizzati permettono di osservare in modo continuo i movimenti del suolo e di individuare con precisione le zone in cui la subsidenza potrebbe accentuare il rischio costiero.

Programmi europei come Copernicus stanno ampliando la capacità di osservazione della Terra e rendono possibile integrare i dati satellitari nelle politiche di gestione del territorio e nelle strategie di adattamento climatico.

Informazioni sempre più dettagliate sulla deformazione del suolo possono aiutare amministrazioni e governi a identificare con maggiore precisione le aree più vulnerabili e a pianificare interventi di protezione costiera.

Un rischio costiero più complesso

Il quadro che emerge dallo studio conferma che il rischio per le coste europee è il risultato di più dinamiche che agiscono contemporaneamente. All’innalzamento del mare si affiancano processi locali come la subsidenza e le trasformazioni del suolo legate allo sviluppo urbano.

Quando questi fattori si combinano, l’esposizione delle città costiere può aumentare rapidamente. Comprendere come si muove il suolo diventa quindi una componente essenziale per la pianificazione territoriale e per le politiche europee di adattamento climatico nei territori costieri.
 

Image by Tom from Pixabay

Tommaso Tautonico
autore
Articoli correlati