21/01/2026 - 18:10

Cattura della CO₂: perché l’Italia è diventata un hub strategico per la decarbonizzazione europea

Con 4 milioni di tonnellate di capacità di stoccaggio della CO₂ annunciata al 2030, l’Italia è il terzo Paese dell’Unione Europea. Ma tra incertezze regolatorie e carenza di incentivi, il potenziale rischia di restare inespresso.

CO2

La cattura della CO₂ sta diventando una delle tecnologie chiave per la decarbonizzazione dei settori industriali più difficili da elettrificare. Cemento, siderurgia, chimica, carta, vetro e generazione elettrica presentano emissioni di processo che non possono essere eliminate solo con rinnovabili ed efficienza energetica. In questi comparti, la Carbon Capture and Storage (CCS) o la CCUS rappresentano spesso l’unica opzione realistica per allinearsi agli obiettivi climatici europei.

Secondo il nuovo Zero Carbon Technology Pathways Report del Politecnico di Milano, a livello globale sono oggi operativi 62 impianti di cattura, con una capacità complessiva di circa 64 milioni di tonnellate annue. Altri 35 sono in costruzione, ma la vera accelerazione è attesa in Europa, che punta a passare da circa 50 Mt di CO₂ catturate al 2030 a oltre 450 Mt al 2050.

L’Italia tra i Paesi leader per stoccaggio

In questo scenario, l’Italia assume un ruolo sorprendentemente centrale. Con 4 milioni di tonnellate di capacità di iniezione annua prevista nel sito di Ravenna, il nostro Paese è il terzo in Europa per stoccaggio della CO₂, dopo Paesi Bassi e Danimarca. Il giacimento offshore romagnolo ha un potenziale stimato superiore ai 500 milioni di tonnellate complessive, candidandosi a diventare un vero hub mediterraneo del carbonio.

La disponibilità di un sito di stoccaggio ha già innescato la nascita di quattro grandi progetti industriali di cattura nel Nord Italia, tra Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia, con una capacità complessiva prevista superiore a 1,2 milioni di tonnellate l’anno.

Europa ambiziosa, ma con forti ritardi operativi

A livello normativo, la rilevanza strategica della CCS è stata riconosciuta dal Net-Zero Industry Act, che ha introdotto per la prima volta un obiettivo vincolante europeo di capacità di stoccaggio della CO₂. Tuttavia, secondo Vittorio Chiesa, direttore di Energy&Strategy, persistono forti incertezze regolatorie e una carenza di meccanismi di supporto lungo tutta la filiera.

I numeri lo confermano: a fine 2025, solo 16 progetti europei di stoccaggio avevano una data di entrata in esercizio entro il 2030, per una capacità complessiva di 28,6 Mt annue, pari a poco più della metà dell’obiettivo europeo. Solo due progetti avevano già raggiunto la decisione finale di investimento.

Dal petrolio allo stoccaggio permanente

Sta cambiando anche la natura dei progetti. In passato la CO₂ catturata veniva spesso utilizzata per l’Enhanced Oil Recovery, cioè per aumentare la produttività dei giacimenti petroliferi. Una pratica sempre più contestata dal punto di vista climatico.

Oggi il trend si sposta verso lo stoccaggio permanente in giacimenti esauriti o acquiferi salini, che nel 2030 dovrebbe rappresentare oltre il 65% delle destinazioni della CO₂ catturata. Parallelamente crescono i progetti applicati a settori come cemento, generazione elettrica e trasformazione dei carburanti, mentre cala il peso del trattamento del gas naturale.

Costi elevati e bisogno di politiche pubbliche

Il nodo centrale resta economico. Alle condizioni attuali, la CCS non è ancora competitiva rispetto allo scenario senza cattura. I costi di separazione, trasporto e stoccaggio incidono in modo significativo sui prezzi finali di energia e materiali.

Secondo le stime del Politecnico di Milano, per raggiungere la piena decarbonizzazione nei settori chiave servirebbero tra 1,6 e 3,1 miliardi di euro annui di finanziamenti pubblici in Europa. Una cifra elevata, ma paragonabile agli investimenti già previsti per le rinnovabili.

Senza schemi incentivanti dedicati e una governance chiara delle infrastrutture di trasporto e stoccaggio, la cattura della CO₂ rischia di restare una tecnologia promettente ma marginale, incapace di incidere davvero sugli obiettivi climatici europei.

 

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Tommaso Tautonico
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