27/07/2026 - 12:47

Cambiamento climatico, il ghiaccio nascosto delle Alpi salva le specie più minacciate

I ghiacciai di pietra e i ghiacciai ricoperti di detriti possono diventare preziosi rifugi climatici per numerose specie d'alta quota minacciate dal riscaldamento globale. A dimostrarlo è uno studio dell'Università Statale di Milano e del MUSE di Trento, che apre nuove prospettive per la conservazione della biodiversità sulle Alpi.

 

Cambiamento climatico

Il cambiamento climatico sta trasformando rapidamente gli ecosistemi alpini, ma sotto le rocce delle montagne si nasconde una risorsa naturale capace di rallentare gli effetti del riscaldamento globale. Alcuni ambienti caratterizzati dalla presenza di ghiaccio sepolto, come i ghiacciai di pietra e i ghiacciai ricoperti da detriti, possono infatti offrire rifugio a specie vegetali e animali sempre più minacciate dall'aumento delle temperature. È quanto emerge da uno studio dell'Università Statale di Milano e del MUSE – Museo delle Scienze di Trento, pubblicato sulla rivista internazionale Ecography, che per la prima volta analizza su scala dell'intero arco alpino italiano il ruolo di questi particolari ambienti glaciali nella conservazione della biodiversità.

Microclimi che rallentano gli effetti del riscaldamento
La ricerca si basa su un monitoraggio durato tredici anni, condotto in 471 siti distribuiti lungo le Alpi italiane. I ricercatori hanno analizzato 209 specie di piante vascolari e di artropodi, tra cui coleotteri carabidi e ragni, utilizzati come indicatori dello stato di salute degli ecosistemi montani. Lo studio evidenzia come i detriti rocciosi che ricoprono il ghiaccio svolgano una funzione di isolamento naturale. Questa sorta di "coperta termica" rallenta la fusione del ghiaccio e mantiene temperature più basse e livelli di umidità più elevati rispetto alle aree circostanti, creando microclimi favorevoli alla sopravvivenza delle specie più sensibili.

Un rifugio per le specie più vulnerabili
Tra le specie osservate, i ricercatori hanno individuato 43 organismi particolarmente penalizzati dall'aumento delle temperature. Per circa il 21% di questi, però, la presenza del ghiaccio sepolto riduce significativamente gli effetti del cambiamento climatico. Si tratta delle cosiddette "buffered losers", specie che, pur risultando svantaggiate dal nuovo clima, riescono a mantenere popolazioni vitali grazie alle condizioni offerte dai ghiacciai di pietra e dai ghiacciai neri. L'effetto protettivo appare particolarmente evidente nei coleotteri carabidi, mentre per i ragni il beneficio risulta molto più limitato, confermando come la risposta al cambiamento climatico vari sensibilmente tra i diversi gruppi biologici.

Una nuova priorità per la conservazione delle Alpi
Secondo Barbara Valle, ricercatrice dell'Università Statale di Milano e autrice principale dello studio, questi ambienti non rappresentano soltanto elementi di interesse geomorfologico, ma costituiscono veri e propri rifugi climatici per la biodiversità alpina. Il modello sviluppato dalla ricerca offre inoltre nuovi criteri per individuare e mappare queste aree di resilienza, fornendo uno strumento utile per orientare le future politiche di tutela degli ecosistemi montani. Per Marco Caccianiga, docente di Botanica dell'Università Statale di Milano, la possibilità di identificare i rifugi climatici consentirà di pianificare interventi di conservazione prima che il riscaldamento globale comprometta definitivamente habitat unici. Anche Mauro Gobbi, ecologo del MUSE, sottolinea come la mappatura di queste aree rappresenterà una delle principali sfide scientifiche dei prossimi anni, fondamentale per comprendere il futuro della biodiversità legata agli ambienti freddi e glaciali.

Marilisa Romagno
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