17/07/2026 - 17:42

Cambiamento climatico: i lecci resistono meglio dei pini a siccità e parassiti

Uno studio condotto nella Tenuta Presidenziale di Castelporziano mostra come i lecci siano più resilienti rispetto ai pini, sempre più vulnerabili agli effetti combinati di insetti infestanti e cambiamenti climatici.

 

Cambiamento climatico

Il cambiamento climatico sta modificando profondamente gli equilibri delle foreste mediterranee, premiando le specie più resilienti e mettendo in crisi quelle tradizionalmente dominanti. È quanto emerge da uno studio coordinato dal Consiglio scientifico della Tenuta Presidenziale di Castelporziano, realizzato con la collaborazione di ENEA, Sapienza Università di Roma, Cnr ed European Forest Institute, che evidenzia la maggiore capacità di adattamento dei lecci rispetto ai pini. La ricerca ha analizzato circa 6.000 ettari di foreste della Tenuta di Castelporziano, riserva naturale situata sul litorale romano. Dal 2018, circa il 13% della superficie forestale ha subito danni dovuti all'azione combinata della crescente siccità e della diffusione di insetti parassiti, in particolare il bostrico del pino e la cocciniglia tartaruga. Le aree più colpite risultano essere proprio le pinete.

Le immagini satellitari confermano il declino delle pinete
Per monitorare lo stato di salute della vegetazione, i ricercatori hanno utilizzato le immagini della missione satellitare Sentinel-2, che hanno consentito di valutare l'evoluzione delle diverse tipologie forestali nel tempo. L'analisi evidenzia un netto peggioramento delle condizioni delle foreste di pino interessate dalle infestazioni, mentre il resto della vegetazione mantiene una situazione complessivamente stabile. In particolare, le leccete continuano a mostrare elevati livelli di assorbimento di carbonio e una risposta molto limitata agli effetti delle alte temperature e della scarsità d'acqua. Secondo lo studio, i lecci riescono ad assorbire mediamente circa 8 tonnellate di carbonio per ettaro ogni anno, un valore superiore di circa il 20% rispetto a quello registrato negli anni Novanta. A questo si aggiunge una significativa capacità di rimuovere l'ozono troposferico, contribuendo così anche al miglioramento della qualità dell'aria.

Verso una nuova gestione delle foreste mediterranee
Per i ricercatori, i risultati indicano la necessità di ripensare le strategie di gestione forestale nelle aree mediterranee. La crescente vulnerabilità del pino domestico e di alcune querce decidue suggerisce infatti di privilegiare specie più resistenti agli stress climatici, come il leccio, capaci di continuare a garantire i principali servizi ecosistemici. La scelta delle specie più adatte sarà determinante per mantenere la capacità delle foreste urbane e periurbane di assorbire CO₂, mitigare l'effetto isola di calore e contribuire alla rimozione degli inquinanti atmosferici in un contesto climatico sempre più estremo.

Castelporziano laboratorio naturale del Mediterraneo
Grazie a oltre trent'anni di monitoraggi sul campo, la Tenuta Presidenziale di Castelporziano rappresenta uno dei più importanti osservatori europei sugli effetti del cambiamento climatico sugli ecosistemi forestali mediterranei. Dal 2022 il sito è stato riconosciuto come stazione di Classe 1 della rete internazionale ICOS, il massimo livello di certificazione per la qualità dei dati raccolti. L'area è destinata a rafforzare il proprio ruolo di Forest Living Lab, laboratorio a cielo aperto dedicato allo studio delle strategie di adattamento delle foreste e al raggiungimento degli obiettivi della Strategia europea per la biodiversità al 2030.

Marilisa Romagno
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