26/06/2026 - 12:41

Caldo estremo, 1,5 milioni di lavoratori a rischio: l'allarme di Greenpeace e Cgil

Nei prossimi giorni l'ondata di calore potrebbe esporre fino a 1,5 milioni di lavoratori italiani a condizioni pericolose. L'analisi di Greenpeace e Cgil riaccende il dibattito su prevenzione, sicurezza e crisi climatica.

Caldo estremo, Greenpeace, Cgil

Il caldo estremo non rappresenta più un'emergenza occasionale, ma una condizione strutturale che sta modificando profondamente le condizioni di lavoro in Italia. Secondo un'analisi elaborata da Greenpeace Italia sulla base delle previsioni del progetto Worklimate e dei dati occupazionali ISTAT, tra il 25 e il 27 giugno fino a 1,5 milioni di lavoratori potrebbero essere esposti a livelli elevati di rischio per la salute a causa delle temperature eccezionalmente elevate che stanno interessando il Paese e gran parte dell'Europa.
L'analisi evidenzia come il rischio riguardi circa il 18% dei lavoratori presenti nei territori esaminati, con possibili conseguenze sia sulla salute fisica e mentale sia sull'aumento degli infortuni sul lavoro. La giornata più critica è prevista per il 27 giugno, quando soltanto quattro province italiane – Aosta, Campobasso, L'Aquila e Potenza – risulterebbero escluse dalle condizioni di rischio elevato.

Le città e i settori più esposti
Le aree metropolitane con il maggior numero di lavoratori potenzialmente esposti risultano essere Roma, con circa 427 mila persone coinvolte pari al 25% degli occupati dell'area metropolitana, seguita da Milano con 347 mila lavoratori (14%) e Napoli con 133 mila lavoratori (19%). Particolarmente vulnerabili risultano alcuni comparti produttivi caratterizzati da attività svolte prevalentemente all'aperto o in ambienti difficilmente climatizzabili. Il settore delle costruzioni concentra circa 603 mila lavoratori esposti, seguito dal comparto della logistica, del trasporto merci e delle consegne, compresi i rider, con 537 mila addetti, mentre le attività di manutenzione del verde e dei servizi agli edifici coinvolgono circa 292 mila lavoratori. Secondo Greenpeace e Cgil, l'aumento delle temperature estreme rende necessario intervenire rapidamente sia sul piano della prevenzione sia su quello dell'adattamento dei luoghi di lavoro alle nuove condizioni climatiche.

Temperature record nei luoghi di lavoro
Durante l'attuale ondata di calore, Greenpeace e Cgil hanno effettuato alcune rilevazioni sul territorio romano utilizzando una termocamera a infrarossi per monitorare le temperature superficiali. Le misurazioni hanno evidenziato valori particolarmente elevati nell'area della Stazione Termini, frequentata quotidianamente da numerosi rider, dove sono stati registrati picchi superiori agli 80 °C. Temperature ancora più elevate sono state rilevate in alcuni cantieri della Capitale, tra cui un'area nei pressi di Piazza Bologna e un cantiere dell'Università La Sapienza, dove le superfici hanno raggiunto valori compresi tra i 60 e i 100 °C durante le ore centrali della giornata. Sebbene tali dati non corrispondano direttamente alla temperatura dell'aria o a quella percepita, rappresentano un indicatore significativo delle condizioni di esposizione cui sono sottoposti molti lavoratori che operano a contatto con superfici fortemente irradiate.

La crisi climatica e la sicurezza sul lavoro
Secondo gli esperti del progetto Worklimate, coordinato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche e dall'INAIL, l'esposizione al caldo estremo è destinata ad aumentare nel corso dei prossimi anni, trasformando in modo permanente l'organizzazione del lavoro durante la stagione estiva. Greenpeace e Cgil chiedono al Governo l'adozione di misure urgenti di tutela per tutte le categorie professionali esposte, il rafforzamento delle politiche di prevenzione e sicurezza e maggiori investimenti nell'adattamento climatico dei luoghi di lavoro. Le due organizzazioni chiedono inoltre una progressiva uscita dai combustibili fossili e l'introduzione di strumenti fiscali dedicati ai profitti delle industrie energetiche, da destinare alle politiche di adattamento e protezione sociale.

Marilisa Romagno
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