24/03/2026 - 15:03

Bollette, perché l’Italia resta più esposta al caro energia del gas

Se il gas sale, in Italia sale più facilmente anche il prezzo dell’elettricità. È il segnale che emerge dal confronto europeo: nel 2026 i prezzi all’ingrosso dell’energia elettrica sono aumentati in Italia molto più che in Paesi come Spagna, Portogallo e Francia, dove il peso del gas nel sistema è minore. 

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Quando il gas riparte, in Italia il colpo arriva più in fretta anche sulle bollette. È questo il punto politico ed economico che torna al centro del dibattito energetico europeo: non basta discutere del prezzo della materia prima, perché il vero nodo è quanto un sistema elettrico resti agganciato al gas nel momento in cui i mercati internazionali entrano in tensione. Ed è proprio qui che l’Italia continua a mostrarsi più vulnerabile di altri grandi Paesi europei.

Secondo un’analisi Reuters pubblicata il 19 marzo, i prezzi medi all’ingrosso dell’elettricità in Italia, Ungheria e Romania sono saliti nel 2026 di almeno il 12% rispetto alla media dello scorso anno. Nello stesso periodo, Spagna e Portogallo hanno registrato un calo, mentre anche la Francia si è mantenuta su livelli molto più contenuti. Non è un dettaglio tecnico: significa che, a parità di shock esterno, alcuni sistemi energetici scaricano il problema molto più direttamente su famiglie e imprese.

Un sistema elettrico ancora troppo sensibile al gas

La ragione di fondo è nella struttura del mix energetico. Reuters richiama i dati dell’Energy Institute, secondo cui l’Italia è l’economia europea più dipendente dal gas, con circa il 38% delle forniture energetiche complessive che arriva da questa fonte. Nello stesso articolo si osserva anche che la generazione elettrica da gas in Italia, nei primi mesi del 2026, è risultata più alta rispetto ai livelli medi dell’inizio 2025. In altre parole, mentre il prezzo del gas tornava a salire, il sistema italiano continuava ad averne bisogno in misura rilevante per produrre elettricità.

Il punto viene rafforzato anche da Ember. In una sua analisi pubblicata a marzo, il think tank spiega che nel 2026 il gas ha influenzato il prezzo dell’elettricità in Spagna solo nel 15% delle ore, mentre in Italia ciò è avvenuto nell’89% delle ore. È un dato che rende molto chiara la differenza tra due modelli: da una parte un Paese che ha ridotto il legame tra gas e prezzo finale dell’elettricità, dall’altra un Paese in cui questo legame resta ancora fortissimo.

Perché Spagna e Francia reggono meglio

Il confronto con altri Paesi europei aiuta a capire cosa stia cambiando davvero nel mercato elettrico continentale. Reuters segnala che, rispetto ai primi mesi del 2022, la produzione elettrica da gas nel 2026 è scesa del 44% in Spagna, del 47% in Francia e del 50% in Portogallo. A compensare questa riduzione, in Spagna e Portogallo è aumentato in modo marcato il contributo delle rinnovabili, mentre la Francia continua a contare soprattutto sul nucleare, che copre circa il 70% delle sue forniture elettriche, insieme a una quota di circa il 20% da fonti rinnovabili.

Il risultato è che questi Paesi sono più protetti dagli scatti del gas. Reuters riporta che nel 2026 i prezzi dell’elettricità in Spagna e Portogallo sono scesi in media del 46% rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre in Francia sono circa il 29% più bassi. Ancora più significativo il confronto diretto: i prezzi correnti in Francia, Spagna e Portogallo risultano inferiori a metà di quelli italiani. Per il lettore significa una cosa molto concreta: il tema non è solo quanto costi il gas sui mercati, ma quanto un Paese sia in grado di evitare che quel rincaro si trasferisca a cascata sul costo dell’energia.

Il problema non è solo l’emergenza

Ridurre tutto a una fase eccezionale sarebbe fuorviante. La tensione internazionale ha accelerato il rialzo del gas in Europa, ma l’elemento strutturale resta. Reuters scrive che il benchmark europeo del gas è salito di circa il 65% in un mese dopo l’escalation del conflitto in Medio Oriente. Ember, in un aggiornamento pubblicato negli stessi giorni, osserva che il costo della generazione elettrica da gas nell’Unione europea è aumentato di oltre il 50% dall’inizio dell’escalation. Il punto è che sistemi meno dipendenti dal gas hanno assorbito meglio il contraccolpo; quelli più esposti, come quello italiano, lo hanno sentito quasi subito.

Questo spiega perché la discussione sulle bollette non possa limitarsi a misure tampone. Se il prezzo dell’elettricità continua a essere determinato così spesso dal gas, ogni nuova crisi geopolitica o ogni stretta sull’offerta rischia di trasformarsi in un problema industriale e sociale. Reuters segnala che in Italia e in diversi Paesi dell’Europa orientale sono in corso colloqui con le istituzioni europee per ridurre i costi energetici e spostare più consumi dal gas all’elettricità. Ma la direzione di fondo è già evidente: finché il sistema resta “gas-heavy”, la fragilità resterà incorporata nel prezzo.

Cosa cambia per famiglie e imprese

La vera notizia, allora, non è soltanto che il gas sia tornato a pesare. È che il confronto europeo rende più visibile un ritardo sistemico. In un contesto in cui altri Paesi hanno costruito un mix più protetto grazie a rinnovabili o nucleare, l’Italia continua a essere molto più esposta alle oscillazioni di una singola fonte. E quando quella fonte si impenna, il rischio non resta nei mercati all’ingrosso: passa alle imprese energivore, alla competitività industriale e, indirettamente, anche al costo della vita.

Per questo il tema del prezzo dell’elettricità non riguarda solo gli addetti ai lavori. Riguarda il modo in cui un Paese mette in sicurezza la propria economia. I numeri citati da Reuters ed Ember suggeriscono che la differenza, oggi, non la fa soltanto chi compra meglio il gas, ma chi riesce a dipenderne meno. Ed è qui che la questione energetica italiana smette di essere una materia tecnica e torna a essere una questione quotidiana. 

Tommaso Tautonico
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