02/09/2025 - 10:57

Biodiversità a rischio: cresce la minaccia delle specie ittiche aliene

La biodiversità dei fiumi e laghi italiani è in forte declino: oltre il 60% dei pesci e il 50% dei crostacei d’acqua dolce è di origine alloctona. WWF e ambientalisti denunciano i rischi di nuove immissioni e chiedono misure urgenti per tutelare gli ecosistemi e le specie autoctone

specie alloctone

La biodiversità dei fiumi, dei laghi e delle zone umide italiane sta vivendo una crisi profonda. Secondo il Living Planet Report del WWF, negli ultimi cinquant’anni le popolazioni di specie d’acqua dolce hanno subito un crollo dell’85%, un dato che fotografa un’emergenza ambientale globale. In Italia la situazione appare ancora più drammatica a causa della combinazione di diversi fattori: il degrado di corpi idrici sfruttati oltre misura, l’impatto crescente della crisi climatica con periodi di siccità sempre più frequenti e, soprattutto, la massiccia presenza di specie ittiche aliene non appartenenti alla fauna originaria.

L’invasione silenziosa delle specie aliene

Nelle acque interne italiane quasi la metà delle specie di gamberi e granchi e oltre il 60% dei pesci è oggi di origine alloctona. Tra le specie più invasive troviamo il siluro, che nel Po raggiunge dimensioni record vicine ai tre metri, ma anche la Gambusia e una lunga lista di pesci introdotti per fini ricreativi: abramidi, pesci gatto, trote iridee, lucioperca, persici, amur e persici sole. Queste immissioni, effettuate nel tempo per assecondare la pesca sportiva, hanno completamente alterato gli equilibri ecologici dei nostri ambienti fluviali e lacustri, riducendo drasticamente lo spazio vitale delle specie autoctone e portandone molte sull’orlo dell’estinzione.

Specie autoctone sempre più minacciate

I dati aggiornati dell’IUCN (2022) parlano chiaro: 35 specie ittiche italiane su 56, pari al 63%, risultano minacciate di estinzione. Ben 15 sono classificate come “in pericolo critico”, una condizione che le pone a un passo dalla scomparsa. Tra queste ci sono lo storione cobice, l’anguilla, la savetta, la trota marmorata, il carpione del Garda e altre specie uniche che fanno parte del patrimonio naturale italiano. La perdita di queste popolazioni non rappresenterebbe soltanto un disastro ecologico, ma anche un danno culturale e identitario, poiché molti di questi pesci sono strettamente legati alla storia e alle tradizioni locali.

Il quadro normativo e le pressioni politiche

Per arginare la diffusione delle specie aliene, nel 2020 il Ministero dell’Ambiente ha emanato un decreto che vieta l’immissione in natura di specie ittiche alloctone, in linea con la Direttiva Habitat europea. Tuttavia, diverse Regioni e Province hanno tentato di aggirare questo divieto, spesso sotto la spinta delle lobby legate alla pesca sportiva. Il WWF e altre associazioni ambientaliste sono stati costretti a ricorrere più volte alla magistratura per impedire nuove introduzioni. Oggi, però, preoccupa il rischio di un cambio di direzione da parte del Ministero, che potrebbe allentare le maglie della normativa e aprire la strada a ulteriori immissioni, aggravando così una situazione già critica e mettendo a repentaglio la biodiversità delle nostre acque interne.

L’allarme del WWF e le possibili conseguenze

Di fronte a queste indiscrezioni, il WWF Italia lancia un appello alle istituzioni affinché si scongiuri quella che definisce una “deregulation inaccettabile”. Secondo l’associazione, un allargamento delle maglie normative non solo accelererebbe il declino delle specie autoctone, ma rischierebbe anche di esporre l’Italia a una procedura di infrazione da parte dell’Unione Europea, con possibili sanzioni economiche che finirebbero per pesare sui cittadini. Luciano Di Tizio, presidente del WWF Italia, ha dichiarato che, qualora queste voci trovassero conferma, l’associazione valuterà la possibilità di rivolgersi alla Corte dei Conti per chiedere che siano i responsabili diretti a rispondere dei danni arrecati, e non la collettività.

Tommaso Tautonico
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