16/10/2025 - 12:36

Biodiversità delle foreste: diversificare la gestione e includere il non intervento aiuta la conservazione

Un nuovo studio internazionale guidato dalla Sapienza rivela che la biodiversità delle foreste europee cresce se il 60% è lasciato alla natura e il 40% gestito. Un equilibrio tra conservazione e produzione per una gestione più sostenibile.

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Solo il 2% delle foreste europee è oggi lasciato alla libera evoluzione naturale, mentre la maggior parte è gestita per rispondere alla crescente domanda di legname. Una pressione che, unita agli effetti del cambiamento climatico, rischia di compromettere la biodiversità forestale e la capacità delle foreste di fornire servizi ecosistemici essenziali, come l’assorbimento di CO₂ e la regolazione del ciclo dell’acqua.

Un team di ricerca internazionale guidato dalla Sapienza Università di Roma, insieme all’Università di Gottinga e a quella di Jyväskylä, ha analizzato la relazione tra diversi modelli di gestione forestale e la capacità delle foreste di conservare la biodiversità. Lo studio, pubblicato su PNAS, la rivista della National Academy of Sciences degli Stati Uniti, offre nuove prospettive sulla conservazione delle faggete europee e sulla necessità di integrare le aree lasciate al non intervento con una gestione sostenibile delle altre.

Più biodiversità dove la natura è libera

Utilizzando un ampio database europeo che raccoglie dati su uccelli, piante, funghi, licheni e insetti, i ricercatori hanno simulato “paesaggi forestali virtuali” composti da diverse proporzioni di aree gestite e non gestite. I risultati mostrano che la massima diversità biologica si raggiunge quando circa il 60% della superficie forestale è lasciata alla libera evoluzione naturale e il restante 40% è gestito in modo intensivo per la produzione di legname.

Secondo gli studiosi, la gestione estensiva – che combina produzione e conservazione – contribuisce solo marginalmente al mantenimento della biodiversità. “Le foreste a dinamica naturale restano un modello prezioso – spiega Sabina Burrascano, docente della Sapienza e coautrice della ricerca – perché insegnano come gestire in modo sostenibile anche le foreste produttive, garantendone le funzioni ecologiche”.

Verso una gestione più sostenibile e resiliente

La ricerca suggerisce che, per promuovere la conservazione della biodiversità, non basta ampliare le aree lasciate al non intervento: occorre anche migliorare la qualità ecologica delle foreste gestite, rendendole più simili a quelle naturali. Tra le azioni indicate figurano la creazione di mosaici forestali con diversi gradi di copertura arborea, la conservazione di alberi secolari e il mantenimento del legno morto, fondamentale per la vita di molte specie.

Questo approccio rappresenta una strategia chiave per garantire la resilienza ecologica delle foreste europee, rafforzando la loro capacità di assorbire carbonio, mitigare gli effetti del cambiamento climatico e preservare la diversità biologica.

Lo studio è stato finanziato dal programma europeo Horizon 2020 (COST), dalla Fondazione Tedesca per la Ricerca (DFG) e dalla Fondazione Kone (Finlandia).

Tommaso Tautonico
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