18/03/2026 - 11:39

Auto, l’Ue apre alla flessibilità sul 2035: CO₂ rivista e spazio a carburanti alternativi

L’Unione europea rivede il percorso verso lo stop ai motori termici nel 2035, introducendo margini di flessibilità su CO2, tecnologie e filiere industriali. La discussione apre nuovi scenari per l’automotive e la transizione industriale.

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La traiettoria europea verso il 2035, anno indicato come spartiacque per la fine delle auto a emissioni dirette di CO2, entra in una fase di revisione. Il Consiglio Ambiente dell’Unione europea ha avviato un confronto che segna un cambio di passo: mantenere l’obiettivo climatico, ma adattare strumenti e tempistiche alla realtà industriale e tecnologica.

Il tema non è più soltanto ambientale. La partita riguarda la competitività dell’industria automobilistica, la sicurezza delle catene di approvvigionamento e la sostenibilità economica della transizione industriale.

Più flessibilità nel percorso verso il 2035

La revisione in discussione non mette formalmente in discussione il target finale, ma interviene sul percorso. L’attenzione si sposta su come arrivare al 2035, con una maggiore apertura a soluzioni tecnologiche alternative e una possibile revisione intermedia dei target di CO2.

Nel dibattito emerge la volontà di evitare rigidità che potrebbero penalizzare l’industria europea rispetto ai concorrenti globali. In particolare, alcuni Stati membri chiedono che la riduzione delle emissioni di CO2 tenga conto delle diverse condizioni produttive e della disponibilità reale di tecnologie e infrastrutture.

Questo approccio introduce una logica più pragmatica: mantenere la direzione climatica, ma adattare il ritmo alla capacità del sistema industriale.

Carburanti alternativi e nuove tecnologie

Uno dei punti centrali riguarda l’apertura ai carburanti alternativi. I cosiddetti e-fuels e altre soluzioni a basse emissioni tornano al centro del confronto, come possibile complemento all’elettrificazione.

L’obiettivo è evitare una transizione monolitica. La strategia dell’Unione europea potrebbe quindi evolvere verso un mix tecnologico, in cui diverse soluzioni contribuiscono alla riduzione della CO2, senza affidarsi esclusivamente ai veicoli elettrici.

Questo passaggio è particolarmente rilevante per alcune filiere industriali che rischiano di essere escluse o fortemente ridimensionate. La transizione industriale viene quindi riletta come un processo più articolato, in cui l’innovazione tecnologica gioca un ruolo decisivo.

Industria sotto pressione tra clima e competitività

Il settore automotive europeo si trova al centro di una doppia pressione. Da un lato, gli obiettivi climatici impongono una riduzione rapida delle emissioni di CO2. Dall’altro, la competizione globale, soprattutto con Cina e Stati Uniti, impone tempi e costi sostenibili.

La revisione del percorso 2035 nasce proprio da questa tensione. Il rischio, evidenziato da diversi attori industriali, è che una transizione troppo rigida possa indebolire la base produttiva europea, con effetti su occupazione e investimenti.

In questo contesto, la transizione industriale diventa un tema politico oltre che economico. Non si tratta solo di ridurre le emissioni, ma di ridisegnare un intero settore strategico.

Il nodo delle filiere e delle materie prime

Un altro elemento che pesa sul dibattito riguarda le filiere. L’elettrificazione richiede un accesso stabile a materie prime critiche, mentre la produzione di batterie resta fortemente concentrata fuori dall’Europa.

La discussione all’interno dell’Unione europea riflette quindi anche una preoccupazione geopolitica. Ridurre la CO2 non può significare aumentare la dipendenza da altri Paesi per componenti chiave.

Da qui l’interesse per soluzioni alternative e per un approccio più flessibile, capace di integrare diverse tecnologie e ridurre i rischi di approvvigionamento.

Una transizione meno lineare ma più realistica

Il confronto in corso segna un cambio di paradigma. La transizione industriale non viene più interpretata come un percorso lineare, ma come un processo complesso, fatto di adattamenti e correzioni.

L’Unione europea sembra orientarsi verso un equilibrio tra ambizione climatica e sostenibilità economica. La riduzione della CO2 resta l’obiettivo, ma gli strumenti per raggiungerlo diventano più flessibili.

Questa evoluzione potrebbe avere effetti diretti anche sui consumatori. I tempi e le modalità di diffusione delle nuove tecnologie influenzeranno prezzi, disponibilità dei veicoli e infrastrutture.

Conclusione

La revisione del percorso verso il 2035 apre una fase nuova per l’automotive europeo. L’Unione europea cerca di mantenere la rotta sulla CO2, ma con un approccio più pragmatico e meno rigido.

Il risultato sarà determinante per il futuro della mobilità e dell’industria europea. La sfida non è solo ambientale, ma sistemica: accompagnare la transizione industriale senza compromettere competitività, occupazione e sicurezza delle filiere.

Tommaso Tautonico
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