03/06/2026 - 18:10

Auto green, Italia spaccata in due: 17 milioni di vetture inquinanti frenano la transizione

Le ibride crescono rapidamente e le Euro 6 sfiorano il 42% del parco circolante, ma sulle strade italiane viaggiano ancora oltre 17 milioni di auto Euro 4 o inferiori. Tra incentivi insufficienti e diffusione limitata delle elettriche, il ricambio del parco auto rischia di richiedere più di 15 anni.

mobilità

La transizione della mobilità italiana accelera solo a metà. Da una parte aumentano le auto ibride, crescono le vetture Euro 6 e si rafforza il mercato delle alimentazioni meno impattanti. Dall’altra, milioni di auto vecchie continuano a circolare ogni giorno, soprattutto nelle regioni del Sud, rallentando il percorso verso una mobilità realmente più pulita. È la fotografia che emerge dall’analisi del Centro Studi di AutoScout24 su dati ACI, diffusa in occasione della Giornata mondiale dell’Ambiente.

Nel 2025 il parco circolante italiano supera i 41,7 milioni di vetture, ma quasi 17,6 milioni di automobili appartengono ancora alle classi di emissioni Euro 4 o inferiori. Significa che circa il 42% delle auto sulle strade italiane continua ad avere un impatto ambientale elevato rispetto agli standard più recenti. Ancora più significativo il dato legato all’età media: oltre 18,2 milioni di veicoli hanno almeno 15 anni.

Nel frattempo, il mercato delle ibride corre. Tra il 2020 e il 2025 il numero di vetture ibride in circolazione è aumentato del 573,2%, passando dall’1,4% all’8,7% del totale. Cresce anche il peso delle auto Euro 6, oggi pari al 41,8% del parco auto italiano contro il 26,2% registrato cinque anni fa.

Molto più lenta, invece, la diffusione delle auto elettriche. Le vetture a batteria rappresentano appena lo 0,9% delle auto in circolazione, una quota ancora marginale rispetto agli obiettivi europei di decarbonizzazione del settore trasporti.

Il vero ostacolo resta il costo del ricambio

La distanza tra le diverse velocità della transizione emerge soprattutto osservando il comportamento reale delle famiglie. Cambiare automobile resta una scelta fortemente condizionata dal prezzo e dall’accessibilità economica dei modelli più recenti. È qui che il mercato italiano mostra tutta la sua fragilità.

Secondo le stime elaborate incrociando i dati sulle radiazioni e sull’evoluzione del parco circolante, per sostituire completamente le vetture più vecchie con auto Euro 6 o elettriche potrebbero servire oltre 15 anni. Una tempistica che evidenzia quanto il rinnovo del parco auto italiano proceda ancora troppo lentamente rispetto alla velocità richiesta dalla transizione energetica europea.

A pesare è anche la struttura stessa del mercato italiano, storicamente orientato verso il mantenimento a lungo termine dei veicoli. Una dinamica che si intreccia con il calo del potere d’acquisto e con l’aumento dei prezzi delle nuove automobili, comprese quelle elettriche.

Per questo, secondo il Centro Studi di AutoScout24, gli incentivi pubblici dovrebbero includere con maggiore decisione anche le vetture usate a basse emissioni, comprese le ibride e le elettriche di seconda mano. Un passaggio che potrebbe consentire a una parte più ampia della popolazione di accedere a modelli meno inquinanti senza sostenere i costi elevati del nuovo.

Nel dibattito rientra anche il tema delle auto storiche. Se i veicoli realmente da collezione rappresentano un patrimonio culturale e industriale da preservare, diverso è il caso delle automobili molto vecchie utilizzate quotidianamente, spesso meno sicure e con livelli di emissioni significativamente più alti.

Nord e Sud sempre più distanti nella mobilità sostenibile

La mappa regionale conferma un’Italia divisa anche sul fronte della mobilità sostenibile. Le differenze territoriali restano profonde e riguardano sia la diffusione delle alimentazioni alternative sia il livello di anzianità del parco circolante.

Le auto elettriche superano il 2% soltanto in Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta, mentre le ibride raggiungono quote particolarmente elevate nelle stesse regioni alpine e in Toscana. All’opposto, Molise, Sicilia e Campania restano molto indietro nella diffusione delle alimentazioni meno impattanti.

Il quadro peggiora osservando le classi ambientali più obsolete. Calabria, Sicilia e Campania registrano la percentuale più alta di auto da Euro 0 a Euro 4 sul totale circolante, con valori superiori al 57%. Significa che proprio nelle aree economicamente più fragili si concentra anche la quota maggiore di veicoli più vecchi e inquinanti.

La Lombardia, invece, si conferma tra le regioni con la maggiore presenza di vetture Euro 6, insieme a Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige e Toscana.

Una transizione che rischia di rallentare

La trasformazione del settore automotive italiano resta quindi sospesa tra innovazione e ritardi strutturali. La crescita delle ibride segnala che una parte del mercato sta cambiando rapidamente, ma il peso ancora enorme delle vecchie automobili mostra quanto la transizione ecologica rischi di restare incompleta senza politiche più ampie e accessibili.

Il rischio è che la mobilità sostenibile si trasformi in una transizione a due velocità: più rapida nei territori con maggiore capacità economica e molto più lenta nelle aree dove il costo del ricambio rappresenta ancora un ostacolo decisivo.

In questo scenario, il mercato dell’usato potrebbe diventare uno degli strumenti più importanti per accelerare il rinnovo del parco circolante italiano e ridurre l’impatto ambientale delle auto che ogni giorno attraversano città e infrastrutture del Paese.

Tommaso Tautonico
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