18/02/2026 - 18:05

Auto abbandonate e impatto ambientale: “bombe” ambientali che inquinano terreni e acque

La Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima) commenta la novità che consente la rottamazione dei veicoli fuori uso che entrerà in vigore tra pochi giorni.

 

Auto abbandonate, impatto ambientale

La misura che consente la rottamazione dei veicoli fuori uso anche in presenza di fermo amministrativo produce benefici ambientali e sanitari rilevanti e misurabili, intervenendo su una criticità strutturale presente da anni nei contesti urbani e periurbani. Lo afferma la Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima) commentando la novità che entrerà in vigore tra pochi giorni.

“Le auto abbandonate sono “bombe” ambientali e rappresentano vere e proprie fonti diffuse di inquinamento: nel tempo infatti rilasciano nel suolo e nelle acque oli minerali, carburanti residui, liquidi refrigeranti, metalli pesanti e acidi delle batterie, con un rischio concreto di contaminazione delle falde, soprattutto nelle aree non impermeabilizzate – spiega il presidente Sima, Alessandro Miani - A questo si aggiunge la dispersione di rifiuti pericolosi, poiché un veicolo fuori uso contiene componenti classificati come tali, come accumulatori e materiali plastici che degradandosi contribuiscono alla formazione di microplastiche e residui tossici. Dal punto di vista sanitario, la presenza prolungata di carcasse veicolari comporta anche un rischio di eventi acuti, come incendi accidentali o dolosi, che possono generare emissioni altamente nocive contenenti idrocarburi policiclici aromatici, particolato fine e altre sostanze tossiche, con effetti diretti sulla qualità dell’aria e sulla salute delle persone” – aggiunge Miani.

A livello europeo si stima che il fenomeno dei cosiddetti “missing vehicles” – ovvero i veicoli che non completano correttamente il percorso di fine vita e “scompaiono” dai canali formali di radiazione, trattamento e demolizione, attraverso esportazioni irregolari, smontaggi illegali o abbandono - generi una perdita economica stimata in circa 2,9 miliardi di euro e un rilevante impatto ambientale legato alla mancata gestione controllata del fine vita. L’uscita dai canali autorizzati impedisce infatti le operazioni obbligatorie di depollution, ossia la rimozione preventiva di fluidi e componenti pericolosi compromettendo sia gli obiettivi di economia circolare sia la riduzione dei rischi ambientali e sanitari associati al fine vita dei veicoli – conclude Sima. 

Marilisa Romagno
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