14/12/2017 - 18:28

Vista Mare: la trasformazione del paesaggio costiero italiano

3291 chilometri di coste trasformati da case, alberghi, palazzi, porti e indutrie. Dal 1985 sono stati urbanizzati 13 km di coste all'anno, 48 metri al giorno. E' la fotografia scattata da Legambiente e che viene raccontata nel libro “Vista mare. La trasformazione del paesaggi italiani costieri”.

paesaggio costiero
Oltre la metà dei paesaggi costieri del nostro paese hanno perso la loro naturale conformazione.Case, albergi e industrie deturpano le nostre coste a scapito di un turismo basato sul paesaggio.

Dopo il 1985, quando entra in vigore la legge Galasso che tutela i litorali, sono stati urbanizzati ben 302 chilometri di coste, con una media di 13 km all’anno “consumati” dal cemento, 48 metri al giorno.  Le situazioni peggiori in Sicilia con 65 km cementificati, nel Lazio 41 e Campania 29. Oltre metà dei litorali italiani è stato trasformato da case, palazzi, ville e porti. Legambiente:“Serve un cambio delle politiche a tutela delle coste, per intercettare un turismo che sempre di più cerca la qualità e per far fronte ai cambiamenti climatici”. In Italia complessivamente sono 3291 i chilometri di paesaggi costieri trasformati da case, alberghi, palazzi, porti e industrie, pari al 51 % del totale. In alcune Regioni i numeri raggiungono situazioni incredibili, come in Abruzzo e Lazio dove si supera il 63%, in Liguria il 64% e in Calabria il 65%, e dove si sono salvate solo le aree meno appetibili, con rilievi, o più difficili da aggredire, come foci di fiumi e rilievi montuosi. È questa la fotografia scattata da Legambiente e che viene raccontata nel libro “Vista mare. La trasformazione del paesaggi italiani costieri” - edito da Edizioni Ambiente e pubblicato con il supporto di Castalia.

Si tratta di   una ricerca approfondita delle aree costiere e che, con analisi fotografiche e numeriche e contributi scritti, fa il punto sugli oltre 6mila chilometri di costa, compresi quelle delle isole maggiori minacciati dal cemento ma anche dell’erosione costiera e dai cambiamenti climatici. Un viaggio fotografico, regione per regione, per vedere, attraverso una serie di scatti satellitari ravvicinati (con scala 1:5000), come è cambiata la costa e come il cemento, nel corso di questi anni, abbia deliberatamente invaso i litorali anche in barba alla Legge Galasso in materia di tutela paesaggistica, approvata nel 1985 e che prevede un vincolo di tutela per le aree costiere fino a 300 metri dalla linea di costa. Dal 1985, nonostante tale legge, sono stati trasformati 302 chilometri di coste con una media di 13 km all’anno “consumati” dal cemento, cioè 48 metri al giorno. Senza contare che in questi anni sono solo tre le Regioni (Puglia, Toscana e Sardegna) dove sono entrati in vigore Piani paesaggistici che davvero tutelano i territori costieri ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio (D.lgs 42/2004). Tra le regioni più devastate dal cemento tra il 1988 e il 2012, ci sono quelle del sud e centro Italia: la Sicilia con 65 km cementificati, il Lazio con 41 e la Campania con 29 chilometri. Dati, che per Legambiente, dimostrano ancora una volta come ad oggi si continui a non capire che il futuro del Mezzogiorno non passa per le grandi opere, ma per l'ordinaria tutela del suo paesaggio come volano di un turismo che oggi chiede qualità e legami tra storia, mare, territorio.

“La sfida che oggi abbiamo di fronte – dichiara Edoardo Zanchini, autore del libro e vicepresidente di Legambiente - è di fare della qualità e diversità dei paesaggi costieri italiani, la direzione per disegnare il futuro dello sviluppo territoriale e turistico del nostro Paese. Per riuscirci servono scelte chiare di discontinuità con gli ultimi decenni di urbanizzazione, a partire dalla salvaguardia di tutte le aree ancora rimaste integre. Le coste italiane non si possono più permettere di vedere ogni anno sparire chilometri e chilometri di paesaggi, semplicemente perché le norme di tutela non funzionano, affidandosi, nelle 12 Regioni costiere in cui non sono in vigore i Piani Paesaggistici previsti dal Codice dei Beni culturali, alla discrezionalità di funzionari regionali e Soprintendenze. Se il nostro Paese ha fatto finta di non vedere quanto stava accadendo lungo le coste, oggi non può più permetterselo perché ci troviamo di fronte a una fortissima crescita del turismo, con potenzialità di rilancio per alcune regioni italiane se si punta sulla riqualificazione e valorizzazione dell’offerta, e a cambiamenti climatici che rischiano di produrre proprio nelle aree costiere impatti drammatici”.

Tommaso Tautonico
autore

condividi su

Articoli correlati