25/08/2013 - 21:35

Una visita al MuSe di Trento

Il nuovo museo di scienze naturali tridentino offre al pubblico un'ampia ed interattiva rassegna scientifica e si incastona nella splendida cornice delle Dolomiti. Progettato da Renzo Piano e inaugurato a fine luglio scorso, il MuSe è lo stato dell'arte della comunicazione scientifica museale.
Su sei diversi livelli, di area decrescente man mano che si sale, vi si trovano testimonianze e racconti di scienza, con molti richiami al territorio in cui si trova, le Dolomiti e le Alpi.
 
Si intrecciano la storia della natura e la storia della vita, di come l'uomo nei millenni è intervenuto sulla natura stessa, domandola e, spesso, deturpandola. L'antico si fonde col moderno, i vecchi strumenti di ricerca e di avventura si mescolano ai nuovissimi digitali, la visione e lo stupore passivo si uniscono all'interattivo e al multimediale, tutto per il sacro fine della conoscenza: solo chi osa, chi ha passione, chi sfida l'impossibile può raggiungere il traguardo della scoperta e del miglioramento della vita umana.
 
In un museo del genere fossili, scheletri ed animali imbalsamati sono quasi dappertutto, ma non si affollano a costituirne solo un catalogo tassonomico. Si parte infatti dal livello più basso, dove sono presenti suggestivi scheletri del triassico fino al cretaceo, affiancate da animali non estinti, rappresentati anche in veste tenera (una leonessa che lecca il suo cucciolo simboleggia un amore trasversale a tutta la natura); proseguendo si possono osservare numerosi esemplari che accompagnano il percorso verso l'alto del visitatore, fissati con fili di acciaio o strutture leggere al centro della costruzione. In ogni piano ci si può affacciare dalle balaustre e ammirare falchi, gufi, aquile, lupi, linci, asini, buoi, cervi, una coppia di stambecchi che combattono: uno spazio intitolato Il Grande Vuoto che regala una completa panoramica sul mondo animale dolomitico. E' un forte segnale di interscambio tra uomo e animale, con luoghi di convivenza comune, dignitosa e rispettosa. 
 
Vi è naturalmente un piano dedicato alla scienza interattiva: i nostri sensi possono rendersi conto, mediante semplici giochi, di come funzionano alcune leggi della fisica e della natura, instillando goccioline di scienza a qualche probabile ricercatore del futuro. Illusioni ottiche, moti parabolici, suoni a frequenza diversa, giroscopi, ma anche termocamere ed eye-tracking, per coinvolgere piccoli (e grandi) visitatori mostrando le meraviglie del creato e le sue fantastiche regole, con il supporto della tecnologia spettacolare che attrae i presenti. Del resto, tutta l'esposizione è permeata da un'atmosfera di meraviglia e sogno, sia per i contenuti scientifici e innovativi, che per la loro contestuale rappresentazione. 
 
In molti posti del museo sono forti i riferimenti alla vita, alle sue tracce primordiali, alla sua evoluzione, al futuro che ci aspettiamo e ci costruiamo. Negli ultimi anni la scienza della vita ha il suo fulcro principale nel DNA: un video di ottima qualità narrativa e fotografica ne analizza la storia, dalla scoperta fino alla sue potenzialità e alle conseguenze etiche, di come possiamo e dobbiamo modificarlo solo per il bene dell'umanità. E poi, la nostra vita non sarebbe possibile senza il mondo vegetale, per il quale i comunicatori scientifici hanno realizzato una serra afro-tropicale, con cascate piccole e grandi, che contiene diverse piante e fiori montani ed ospita piccoli mammiferi, uccelli, rettili: l'enorme vetrata permette di ammirare le montagne sopra Trento, illudendo lo spettatore per un attimo di essere ad alta quota. 
 
La ricerca scientifica si è da sempre confrontata con la società, l'economia, l'evoluzione antropologica e culturale: nel MuSe si dà spazio a questa interazione mostrando le pietre miliari di tale evoluzione, sottolineandone pregi e difetti. L'innovazione umana non può e non deve fermarsi, ma la crescita straordinaria e a tratti sregolata sta manifestando effetti negativi che dobbiamo correggere. Ci attende una sfida cruciale, quella di armonizzare lo sviluppo e la sostenibilità. Fa effetto guardare su grandi monitor i dati planetari in tempo reale, relativi all'anno in corso, riguardanti le tonnellate di CO2 prodotti, i barili di petrolio estratto, i cellulari venduti, e così via. Ma la sostenibilità passa proprio attraverso il rapporto uomo-natura, di cui citiamo due prototipi qui mostrati: i pannelli fotovoltaici a base di pigmenti di frutta e l'auto ad alta aerodinamicità, con il profilo ripreso dal pesce scatola.
 
E' evidente il legame con il territorio di questo nuovo museo. Innanzitutto il profilo della struttura ricorda quello irregolare delle montagne; l'edificio è orientato da est ad ovest quasi a schematizzare tutto l'arco alpino e a volerlo sintetizzare e rappresentare scientificamente; all'interno la fauna, la flora, la biodiversità, le rocce e i minerali tipici, ma anche gli strumenti degli geologi, degli esploratori sono tutti di forte connotazione dolomitica e delle Alpi in generale. Inoltre, lo sviluppo verticale del museo, che personalmente ci piace più denominare spazio educativo scientifico, denota la filosofica ed ancestrale ambizione di elevarsi mediante la conoscenza, sia del mondo scientifico che del sapere in tutti i suoi campi.

(autore: Giacomo Matera Capicciuti)
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