18/04/2016 - 14:13

Trivelle, il fallimento del referendum. Renzi: non è una vittoria del governo ma dei lavoratori delle piattaforme

Il referendum sulle trivelle non è passato, il quorum si è fermato complessivamente al 31,18 dei votanti, pari a 15.806.799 italiani su un totale di 50.675.406 aventi diritto.
Inutile la vittoria del SI di chi si è recato alle urne: le estrazioni di petrolio e gas a largo dei nostri mari potranno continuare fino all'esaurimento del giacimento. Ma vediamo quali sono state del reazioni all'esito del referendum
 
La reazione del governo. "Il risultato è chiaro" ha detto il premier Matteo Renzi spiegando come il fallimento del referendum non possa essere definito una " vittoria del governo" - ricordiamo che il Capo del governo aveva in più riprese invitato i cittadini ad astenersi dal voto - ma di tutti i lavoratori del settore petrolifero italiano che "torneranno nelle loro piattaforme consapevoli di avere un futuro e non solo un passato". "Gli sconfitti non sono i cittadini che sono andati a votare" ha detto Renzi ma "sono quei pochi, pochissimi Consiglieri regionali e qualche presidente di Regione che hanno voluto cavalcare a tutti i costi un referendum per esigenze personali, particolari e politiche. Un referendum che si poteva evitare per risparmiare oltre 300milioni di euro ma che è stato voluto "tenacemente non per discutere di energia ma per esigenze di conta interna da parte di qualcuno" ha continuato il premier. "Ho molto sofferto la scelta di non andare a votare" ha detto Renzi "ma l'abrogazione di questa norma avrebbe portato 11mila licenziamenti e il governo sta "la dove si rischiano i posti di lavoro". "Ho scelto di non votare per non mettere in crisi un intero settore" ha precisato ancora il presidente del Consiglio aggiungendo che "tutti coloro che hanno nel cuore un modello diverso di politica energetica per il nostro Paese provano la stessa esigenza che proviamo anche noi: non dobbiamo piangerci addosso" visto che "siamo leader nel settore delle rinnovabili" rispetto a molti Paesi europei. "Vogliamo fare dell'Italia il Paese più verde dell'Europa ma perché questo sia possibile dobbiamo partire dal non precare l'energia che già abbiamo. Il passaggio alle rinnovabili non si può fare domani mattina"  ha detto ancora il premier. "E' falso difendere il mare mettendo in difficoltà qualche piattaforma che estrae gas naturale quando per troppi anni le Regioni si sono disinteressate del primo problema dei nostri mari e non hanno aiutato a realizzare quei depuratori che sono condizione necessaria perché finalmente tutto il Paese abbia il mare pulito" ha aggiunto Renzi precisando come sia ora necessario "scommettere su un modello di efficienza energetica diverso che riduca gli sprechi e valorizzi dell'edilizia sostenibile"."Saremo in prima linea per fare dell'Italia un Paese che investe nell'energia" ha concluso il premier. 
 
La reazione degli ambientalisti. "Si è fatto di tutto per far fallire questo referendum. Dal mancato "Election Day" che accorpasse il voto sulle trivelle alle elezioni amministrative all'estrema politicizzazione della campagna referendaria, all'invito all'astensione. Il quorum non è stato raggiunto ma dalle urne emerge una richiesta fortissima affinché vengano cambiate le politiche energetiche del nostro paese" ha commentato il WWF. "Ora ci auguriamo che il governo dimostri di aver compreso la richiesta di milioni e milioni di italiani cominciando a dare attuazione al Green Act fino ad oggi solo annunciato, predisponendo un piano energetico e climatico che manca all'Italia da troppo tempo, nonché la strategia di decarbonizzazione prevista dall'accordo Parigi" ha continuato il WWF. 
 
 "Non siamo riusciti a raggiungere il quorum, ma non tutti hanno giocato pulito in questa partita. L'invito all'astensione venuto dal governo rimane una brutta pagina nella storia della nostra democrazia" ha detto Alessandro Giannì, direttore delle campagne di Greenpeace chiedendo al governo "di prendere onestamente atto che un gran numero di italiani ha partecipato a questa consultazione per chiedere un futuro energetico diverso e una politica indipendente dalle lobby fossili. Un governo attento alla democrazia, all'indomani di un esito referendario come questo, aprirebbe un serio dibattito pubblico sul futuro energetico del Paese.
Rosamaria Freda
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