Poco dopo le nove del mattino la guardia costiera degli
Stati Uniti ha annunciato di aver inviato mezzi di emergenza a
Vermilion Bay, a circa 150 chilometri al largo della Louisiana, dove tredici persone hanno lanciato l’sos in seguito allo
scoppio della piattaforma su cui stavano lavorando. I dipendenti si sono subito rifugiati in acqua. L’impianto esploso appartiene alla
Mariner Energy, una delle più grosse compagnie del Golfo, attivissima nella
trivellazione off-shore, le cui azioni hanno iniziato una rapidissima discesa in Borsa, sulla scia del disastro del 20 aprile, quando lo scoppio della piattaforma Bp provocò la morte di 11 lavoratori e una clamorosa
fuoriuscita di petrolio. Sul posto sono immediatamente intervenuti quattro elicotteri da New Orleans e quattro da Houston e due navi e due aerei. Il portavoce
Robert Gibbs nella prima dichiarazione della Casa Bianca spiega: "Non si tratta di una piattaforma che trivellava in profondità" quasi a sfatare il fantasma della
Deepwater Horizon che riaffiora. Mentre le autorità hanno rassicurato sulle condizioni dei lavoratori, ancora nessuna informazione sui possibili danni dell’incendio.
Bill Colclough, portavoce della
Guardia Costiera ha detto che
non si sa se ci sono state perdite, spiegando che al momento dello scoppio non era attiva.
A differenza di quella che ha provocato il più grave
disastro ambientale statunitense che ha riversato in acqua
780 milioni di litri di greggio, questa si trova in “shallow water”, ovvero in acque basse, a circa 750 metri di profondità. Questo significa che, se anche si verificasse una fuoriuscita di petrolio, le operazioni di sicurezza sarebbero molto più facili da effettuare.
Gene Beck della
Texas A&M University spiega che probabilmente la piattaforma sarebbe esplosa per una
fuga di gas: si tratterebbe di una struttura che era al lavoro su un pozzo già funzionante. Ma la preoccupazione per il clamoroso incidente è palpabile.