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Ritirato dalla finanziaria l'emendamento sulle rinnovabili26 Novembre 2009 - 16:16
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Ritirato dalla finanziaria l'emendamento sulle rinnovabili


Anche questa volta le associazioni di categoria ANEV, APER, ASSOSOLARE, FEDERPERN, FIPER, GREENPEACE ITALIA, ISES ITALIA, ITABIA, KYOTO CLUB e LEGAMBIENTE, attraverso un Documento Congiunto, sono riuscite a far eliminare dalla finanziaria l'emendamento sulle fonti rinnovabili.
A quanto si apprende, l'emendamento di fonte governativa alla Finanziaria per il 2010, contenente drastici tagli all'incentivazione delle fonti rinnovabili, è stato ritirato, così come richiesto dalle Associazioni, attraverso un Documento Congiunto, sottoscritto in data 24 novembre 2009, nel quale esse manifestavano la loro preoccupazione verso un provvedimento che avrebbe ostacolato lo sviluppo delle rinnovabili.
L'emendamento in questione, che sarebbe stato presentato alla Camera nei prossimi giorni, prevedeva sia una forte riduzione dei coefficienti di incentivazione alle fonti rinnovabili non programmabili, a causa delle difficoltà di dotare gli impianti di una capacità di accumulo dell'energia, sia una drastica riduzione del valore del prezzo di riferimento del Certificato Verde, che sarebbe passato da un prezzo medio di mercato pari a circa 85,00 €/MWh a circa 40,00 €/MWh. Inoltre veniva attribuito a Terna l'insindacabile potere di stabilire la massima quantità di produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile non programmabile che può essere connessa ed erogata.
Se la proposta di modifica al testo della Legge Finanziaria 2010 fosse stata accolta, il settore delle rinnovabili avrebbe subito un duro colpo, in quanto l'Italia avrebbe dovuto sostenere elevate penalità finanziarie per il mancato raggiungimento degli obiettivi vincolanti al 2020 (17% dei consumi finali di energia coperti da fonti rinnovabili) definiti in sede europea nel pacchetto Energia-Clima.
"Le conseguenze negative di un simile provvedimento" - ha sottolineato il presidente di ISES ITALIA, G.B. Zorzoli, nel rallegrarsi per la decisione di ritirare l'emendamento - "sarebbero state non solo di tipo energetico (maggiore dipendenza dall'import di idrocarburi) e ambientale, ma anche di natura economica (mancato sviluppo di un settore produttivo ad alto tasso di innovazione, quindi con ricadute oppositive in termini di occupazione qualificata) e finanziaria, viste le penalità da pagare per non avere ottemperato agli impegni già assunti. L'auspicio quindi - ha concluso Zorzoli - è che il Governo mantenga un atteggiamento coerente, in materia di strategia delle politiche energetiche nazionali, con quanto più volte dichiarato da mesi nelle varie sedi istituzionali, sostenendo con continuità e concretezza lo sviluppo dell'efficienza energetica e la promozione delle fonti rinnovabili, che rimangono gli strumenti fondamentali per il riequilibrio del mix energetico nazionale e la transizione a un'economia a bassa intensità di carbonio".



 

di Tommaso Tautonico

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