21/02/2014 - 19:51

Riscaldamento a legna: 10 milioni di impianti domestici attivi in Italia

Sono dati 2013 forniti oggi in anteprima nazionale a Progetto Fuoco in Fiera a Verona da Laura Baù dell’Aiel l’Associazione Italiana Energia Agroforestali che ha organizzato il convegno “Certificazione delle biomasse agroforestali mediterranee” tenotosi alla presenza del Sottosegretario alle Politiche Agricole.

In Italia sono attivi quasi 10 milioni di impianti domestici di riscaldamento a legna: 1.630.000 stufe, 200.000 camini e 75.000 cucine alimentati a pellet; 3.465.000 camini aperti, 2.085.000 stufe, 1.720.000 camini chiusi e 675.000 cucine alimentati a legna.

La media della potenza degli impianti a legna è di 8 kW prodotti con un rendimento energetico dell’80%.

Per un funzionamento annuo mediamente di 1.400 ore vengono consumati in questi apparecchi 16,1 milioni di tonnellate di legname e 3,3 milioni di tonnellate di pellet.
Il parco italiano delle caldaie domestiche a legna contempla 596.000 impianti, quelle a pellet sono 199.000 e 1.500 quelle a cippato.
Tra le caldaie civili-industriali ce ne sono altre 7.400 a legna, 2.450 a pellet, 2.100 a cippato.

Sul fronte consumi, oltre a quelli di pellet, nel 2013 ci sono stati i 19,3 milioni di tonnellate di legna da ardere e i 4,7 di cippato.
E la previsione 2014 sull’utilizzo di riscaldamenti con biomassa legnosa parla del raggiungimento di 9 milioni di tonnellate equivalenti petrolio: quasi il doppio di quanto fissato dagli obiettivi europei sulla riduzione degli inquinanti.

Sul versante economico, soltanto la produzione di stufe che porta a un fatturato di 700 milioni di euro e dà lavoro a 3.000 persone, appare in crescita dal 2009 a discapito di quella di altri impianti a legna. Ottimo anche il mercato delle caldaie, in aumento del 20% annuo con un fatturato di 150 milioni di euro e 2.500 dipendenti.

L’Italia da sola è responsabile del consumo del 40% del pellet usato in Europa: 3,3 milioni sui 7 milioni di tonnellate totali (4 dei quali certificati ENplus).

Ma a tale consumo non corrisponde altrettanta produzione nazionale (ferma attorno alle 300.000 tonnellate): per questo l’Italia importa pellet da 40 Paesi partner, con in testa Austria, Germania e Croazia.
“Sembrerebbe una situazione positiva, invece i due terzi dei nostri impianti a legna sono obsoleti e andrebbero sostituiti con quelli di ultima generazione propdotti dall’industria italiana e addirittura precursori delle più restrittive norme tedesche che entreranno in vigore in Germania nel 2015” ha detto Marino Berton presidente Aiel.

Al convegno moderato da Sandro Liberatori dell’ente certificatore ENAMA, ha portato il suo saluto il sottosegretario alle Politiche Agricole Giuseppe Castiglione.
L’esponente del ministero ha sollecitato che i 48 centri di ricerca esistenti in ambito agricolo lavorino finalmente assieme, auspicando che il prossimo governo dia alle Regioni linee guida e sistemi di certificazione sulla materia prima legnosa, offrendo anche gratuitamente alle imprese (viste le cospicue risorse europee) i servizi di certificazione.

Biomassa legnosa significa prodotto dei boschi: e “Il territorio italiano è ricco di boschi poveri” ha detto Mauro Masiero di ETIFOR.
La superficie boschiva nazionale è passata dai 5,5 milioni di ettari del 1950 agli attuali 11 milioni: un’espansione naturale aiutata dall’abbandono dei terreni, dal fatto che il 60% dei boschi sia in mano ad aziende che possiedono meno di 5 ettari e che ci siano persone che non sanno nemmeno di aver ereditato un bosco.

Il 65% del disboscato diventa legna da ardere, tuttavia l’Italia, dopo Malta e Cipro, è all’ultimo posto in Europa per numero di disboscamenti. Il sistema forestale italiano, ha proseguito l’esperto citando il rapporto FAO 2010, sfugge ai controlli e si stima che 12 milioni di tonnellate di legna all’anno siano commercializzati in nero.

Del progetto AgRes sul legname residuo agricolo utilizzabile per il riscaldamento, ha parlato Rino Gubiani dell’Università di Udine.
Lo studio ha messo in luce che dagli oltre 500.000 ettari di vigneti italiani si possono raccogliere 1.300.000 tonnellate di legna utile; 1.200.000 tonnellate potrebbero venire dai 700.000 ettari di uliveti e 176.500 dai 70.500 ettari coltivati a nocciolo. Mancano però le aziende specializzate nella raccolta e le piattaforme logistiche; e inoltre permane l’assurdo che gli sfalci dei boschi sono unanimemente considerati una risorsa, ma quelli di parchi e giardini urbani costituiscono per la legge rifiuti speciali.

Ma questi sfalci producono un combustibile di buona qualità? La risposta viene dal progetto PRO.S.E.C.CO che il Dipartimento Tesaf dell’Università di Padova ha condotto tra Valdobbiadene e Conegliano, terra di prosecco.
Il prof. Raffaele Cavalli, parlando di 25.000 tonnellate di potenziali sarmenti di vite reperibili nell’area considerata, ha spiegato che è conveniente usarle in caldaie medio-grandi e non nelle stufe domestiche, per via del loro discreto potere calorifero, ma anche della sensibile quantità di ceneri prodotte. E ha rilevato il costante impoverimento delle aree agricole venete sotto il profilo della sostanza organica (ad eccezione delle zone montane).

Per ottenere la massima qualità del cippato, l’azienda deve avere un sistema di essiccazione; non sono sufficienti la buona materia prima e logistica e infrastrutture. Lo ha precisato Massimo Negrin coordinatore del Gruppo Produttori Professionali Biomasse di Aiel.

Da AVEBIOM, associazione spagnola biomasse, con Pablo Rodero è arrivata l’esperienza del progetto di certificazione delle biomasse mediterranee Biomasud che coinvolge Spagna, Francia, Portogallo e Italia.
Andrea Sgarbossa di ENAMA ha infine ricordato che in Italia esistono tre enti certificatori delle biomasse agroforestali: ENAMA, Aiel e il laboratorio del Tesaf-Università di Padova Lababc.
La certificazione dei prodotti si basa sull’origine della materia prima, sulla classificazione merceologica e sull’analisi di laboratorio. Per ottenere la certificazione non basta avere adeguati macchinari; vanno anche garantiti logistica e movimentazione, manutenzione dei macchinari, peso e volume dei carichi.

Andrea Pietrarota
Direttore Responsabile

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