01/01/2013 - 01:00

Nel padovano la rimozione dell'amianto va a gonfie vele

Continua con successo l'attività dello sportello unico provinciale. «E' ora di pensare ad un nuovo impianto di stoccaggio definitivo». La raccolta dell'amianto mette speratia segno risultati positivi. Anche per il 2012 i dati parlano chiaro: la sensibilizzazione per il corretto smaltimento dell'amianto ha dato i frutti.
Il sistema di raccolta si è diffuso enormemente grazie allo sportello provinciale realizzato nel 2003 grazie ad un accordo tra Provincia di Padova, Arpav, Ulss e Bacini. Questo sportello ha reso possibile una gestione unitaria dei rifiuti contenenti amianto prodotti in tutto il territorio provinciale, assicurando il massimo livello di recupero e l'abbattimento degli adempimenti amministrativi da parte dei produttori. Il sistema riguarda
esclusivamente la microraccolta di tutti i materiali contenti amianto. Ma la grande novità è stata l'introduzione di una tariffa unica per tutti i Comuni della Provincia, per garantire equità a tutti i cittadini e garanzia di serietà operativa. Dal 2007 l'operatività dello sportello unico è stata delegata ai Bacini Padova 3 e Padova 4. Ma cosa si intende per microraccolta? Si tratta sostanzialmente dell'insieme delle operazioni di rimozione, smontaggio e confezionamento dei materiali contenenti amianto, provenienti da immobili di uso abitativo o ad esso collegato (ricovero attrezzi, garage, ecc...). Ovviamente le operazioni devono essere svolte entro certi limiti quantitativi: lastre in cemento amianto con superficie massima pari a 75 mq, altezza massima da terra di 3 metri oppure manufatti di vario tipo per un peso complessivo non superiore a 1.000 kg.

Lo sportello informa i cittadini che chiedono lo smaltimento in sicurezza, fornisce la modulistica necessaria, determina la corretta procedura di rimozione e smaltimento, trasmette gli incarichi di rimozione alle ditte abilitate e verifica il buon esito delle operazioni. Lo sportello è attivo dal lunedì al venerdì (9-12.30) e dal martedì al giovedì (14.30-17). E' possibile ricevere informazioni chiamando il numero verde 800.238.389. Il danno dell'amianto per la salute è ormai noto a tutti, ma è bene ricordare che le fibre dell'amianto devono essere disperse nell'aria per diventare pericolose. Questo significa che se una lastra di cemento amianto resta intatta, non causa nessun danno alla salute. Il famoso eternit diventa quindi pericoloso se viene sbriciolato e resta invece innocuo se non subisce danni. Quando l'amianto viene rimosso, finisce in un impianto di stoccaggio provvisorio e successivamente viene spedito in Germania negli impianti di stoccaggio definitivo. Ormai da più di 3 anni gli impianti di stoccaggio definitivi sono chiusi nel nord Italia con il conseguente trasporto obbligatorio all'estero. Dal 1992 inoltre, è vietata la produzione e la vendita di amianto. I risultati ottenuti grazie allo sportello sono stati entusiasmanti se considerato il danno che avrebbe potuto causare l'amianto rimosso. Nel 2010 ci sono stati: 1.000 contatti telefonici, 810 invii di materiale informativo, 338 pratiche iniziate e 303 pratiche concluse.

In tutto sono stati smaltiti 215.580 kg di materiali contenenti amianto per un totale di 14.400 mq. Per quanto riguarda il 2011 il conto è stato in leggera flessione: 323 contatti telefonici, 197 pratiche iniziate e 163 pratiche concluse. In tutto sono stati smaltiti 167.325 kg di materiali contenenti amianto per un totale di 11.155 mq. Il calo è da imputare ai contributi del fotovoltaico (che prevedeva la rimozione gratuita dell'amianto) e alla crisi che ha intaccato la microraccolta. Molto interessanti i costi unitari del servizio, uguali per tutti i Comuni della Provincia di Padova:
- 10 euro/mq per la rimozione tramite ditta autorizzata
- 80 euro per il kit di autorimozione
- 180 euro per la raccolta
- 0,36 euro/kg per lo smaltimento
Un utente medio (44 mq e 660 kg da smaltire) spenderà quindi 525,60 euro con l'autorimozione e 1.034,40 euro con l'intervento di una ditta autorizzata (intervento fino a 3 metri d'altezza). Il tutto in tempi strettissimi considerato che dal primo contatto all'effettiva rimozione l'attesa può essere di soli 30 giorni. Per quanto riguarda il 2012 i dati sono ancora in fase di elaborazione, ma indicano valori confortanti: sono già 236 i contatti registrati, con 195 pratiche avviate di cui 82 chiuse per un totale di 106.910 kg smaltiti in 7.127 mq. Di grande rilevanza anche la raccolta di amianto abbandonato, visto che spesso il materiale è sbriciolato o danneggiato. «Una corretta gestione dell'amianto è fondamentale per la tutela dell'ambiente e della salute - ha commentato Stefano Chinaglia, Presidente del Bacino Padova 4 - La consapevolezza della pericolosità di questo materiale ci ha spinto a incrementare sempre di più gli sforzi di sensibilizzazione alla rimozione. Ma non ci siamo fermati solo alla divulgazione di informazioni. Di fatto, abbiamo creato un servizio per tutti i cittadini della provincia che possono contare sul sostegno di uno sportello unico per la gestione dell'amianto. Questo si traduce in due sostanziali vantaggi: una tariffa unica per tutti i Comuni senza alcuna disparità e la garanzia di un servizio di qualità con la tutela di esperti del settore. Inoltre i prezzi sono stati bloccati a due anni fa, senza prevedere aumenti, proprio per andare incontro alle esigenze delle famiglie già intaccate dalla crisi».

«I numeri di questi due anni di attività sono assolutamente soddisfacenti e confortanti - ha continuato Chinaglia - Da un lato ci conforta sapere di aver garantito un servizio che ha dato risultati concreti, ma dall'altro c'è ancora molto lavoro da fare per continuare a rimuovere l'amianto da tutte le situazioni a rischio. E' bene ricordare che una legge impone di rimuovere tutti i tetti danneggiati contenenti amianto. Un dato che rende bene l'idea di come questo sia un problema assolutamente reale e attuale». La mancanza di un impianto di stoccaggio definitivo rende però meno agevole lo smaltimento e fa lievitare i costi di trasporto. «Visti i risultati di questo sportello è evidente che si dovrebbe pensare ad un nuovo impianto di smaltimento - conclude Chinaglia - Non è ragionevole dover portare l'amianto rimosso fino in Germania. Ci auspichiamo che si possa trovare una soluzione per la realizzazione di un impianto di stoccaggio definitivo anche all'interno della nostra Regione».
Marilisa Romagno
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