23/11/2016 - 11:25

Referendum costituzionale, in 8 punti le ragioni del No

Ecco le 8 ragioni sostenute da chi ritiene che il 4 dicembre dovremmo votare NO alla riforma della Costituzione voluta da Matteo Renzi.

Referendum costituzionale. Il 4 dicembre prossimo si voterà per approvare la riforma della Costituzione messa a punto dal governo Renzi. Ormai ne parlano tutti e la questione ha assunto toni che vanno ben al di là della “bontà” del testo della riforma che i cittadini sono chiamati a votare, diventando una questione politica che coinvolge in primo luogo l’operato dell’esecutivo guidato da Matteo Renzi. 
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Referendum costituzionale. Il 4 dicembre prossimo si voterà per approvare la riforma della Costituzione messa a punto dal governo Renzi. Ormai ne parlano tutti e la questione ha assunto toni che vanno ben al di là della “bontà” del testo della riforma che i cittadini sono chiamati a votare, diventando una questione politica che coinvolge in primo luogo l’operato dell’esecutivo guidato da Matteo Renzi. 

Chi è a favore del testo riforma pone l’accento sul cambiamento, la semplificazione, la sburocratizzazione, il taglio dei costi della politica connessi alla nuova riforma Costituzionale. Al contrario i sostenitori del  NO sottolineano la complessità del provvedimento che siamo chiamati a votare, la sua poca chiarezza, il suo aspetto “conservatore” , il non superare affatto, come invece dichiarato, il bicameralismo che caratterizza il nostro ordinamento costituzionale.  Ma vediamo insieme e nel dettaglio le ragioni del SI e quelle del NO, partendo da queste ultime

Ecco in 8 punti perché dovremmo votare NO alla riforma della Costituzione:
1. Il testo della riforma non garantisce la sovranità popolare come previsto dalla nostra Costituzione perché, insieme alla nuova legge elettorale (Italicum) già approvata espropria la sovranità al popolo e la consegna a una minoranza parlamentare che solo grazie al premio di maggioranza si impossessa di tutti i poteri.
2. Non è una riforma legittima  perché è stata prodotta da un Parlamento eletto con una legge elettorale (Porcellum) dichiarata incostituzionale.
3. Non produce alcuna semplificazione perché moltiplica fino a dieci i procedimenti legislativi e incrementa la confusione.
4. Non amplia la partecipazione diretta da parte dei cittadini perché triplica da 50.000 a 150.000 le firme per i disegni di legge di iniziativa popolare.
5. Non supera il bicameralismo ma lo rende più confuso e crea conflitti di competenza tra Stato e regioni, tra Camera e nuovo Senato.
6. Non è una riforma innovativa perché conserva e rafforza il potere centrale a danno delle autonomie, private di mezzi finanziari.
7. Non diminuisce i costi della politica perché quelli del Senato sono ridotti solo di un quinto e se il problema sono i costi perché non dimezzare i deputati della Camera?
8. Non è una riforma chiara e comprensibile, ma al contrario è scritta volutamente in modo da non essere compresa dalla stragrande maggioranza dei cittadini. 


Rosamaria Freda
Direttore Editoriale

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