01/01/2013 - 01:00

Politica e cultura per la diffusione dei veicoli elettrici

Mauro Rossato, presidente di Vega Engineering, società tra le prime in Italia ad occuparsi della progettazione di impianti per la ricarica dei veicoli elettrici, commenta la lentezza nell'approccio all'innovazione abbinata al raggiungimento di obiettivi di miglioramento ambientale. Gli incentivi previsti per il 2013 non bastano. Tecnologia, politica e cultura devono essere in primo piano quando si parla di diffusione dei veicoli elettrici.
E' l'unico percorso possibile per continuare a parlare di spostamenti su quattro ruote in futuro. Per questo la mobilità elettrica dovrebbe entrare in un vero e proprio progetto culturale e politico nel nostro Paese. Perché per ora parlare di veicoli ecosostenibili sembra appartenere ad una cronaca ancora lontana dal presente. Complice, purtroppo, la scarsa conoscenza dei traguardi raggiunti in campo tecnologico che, inevitabilmente conduce ad un approccio dei cittadini-utenti, connotato da diffidenza e circospezione. Probabilmente il via libera agli incentivi per l'acquisto dei veicoli elettrici, a partire dal 2013, porterà un'evoluzione virtuosa in tal senso, ma nel frattempo il vecchio adagio secondo il quale è meglio non abbandonare la strada vecchia (dei motori tradizionali) per prendere quella nuova (degli ibridi o totalmente elettrici) sembra ancora il refrain più diffuso della contemporaneità. E questo accade nonostante a sostenere le nuove tecnologie ci siano le regole imposte dall'Unione europea. Secondo quanto previsto dal pacchetto denominato 20-20-20 (cifre che corrispondono ai traguardi numerici del progetto), le emissioni di CO2 dovranno essere ridotte del 20 per cento entro il 2020; ricordando che, per ora, le emissioni prodotte dai trasporti sono responsabili del 12 per cento delle emissioni di anidride carbonica di tutta l'Ue e del 24 per cento di quelle mondiali.
Importante segnalare, poi, che le emissioni inquinanti del trasporto su strada negli ultimi dodici anni hanno subito un incremento del 27 per cento. E nella nostra Penisola la situazione è ancora più grave: il settore dei trasporti è responsabile del 32 per cento dei consumi energetici e del 30 per cento delle emissioni di CO2. Stando, invece, ai dati relativi alle emissioni di CO2 dei veicoli elettrici, queste sono quasi la metà di quelle dei veicoli a combustione. Significativamente inferiori anche le emissioni di ossido d'azoto, monossido di carbonio e di composti organici volatili. Per uno sviluppo economico sociale ecosostenibile, quindi, è più che mai necessario intervenire culturalmente e tecnicamente affinché l'auto elettrica si diffonda e plasmi un irrinunciabile anello mancante nella catena della mobilità sostenibile (treni e tram), soprattutto all'interno dell'area urbana. E' indispensabile a tale fine un coinvolgimento collettivo per diffondere i risultati raggiunti dalla tecnologia. Non tutti, in effetti, sanno o credono che l'auto elettrica di oggi (solo elettrica o ibrida) sia in grado di sostituire l'auto tradizionale; né che sia già competitiva in termini di costi e prestazioni.

Altrettanto prioritario, poi, è accelerare l'evoluzione tecnologica. E' auspicabile un maggiore impegno da parte dei costruttori di automobili e dei relativi componenti teso a migliorare ulteriormente le performance di veicoli a propulsione elettrica o ibrida, così da porre in essere, in brevissimo tempo, le condizioni necessarie per sostituire nel mercato l'auto tradizionale. La premessa fondamentale affinché ciò possa concretizzarsi è che sia assicurato agli utenti l'accesso all'energia elettrica ovunque e in qualsiasi momento. Ecco allora il ruolo fondamentale delle colonnine di ricarica e della loro diffusione. Solo così decollerà un mercato nuovo che consentirà di risollevare il settore automobilistico e quello dell'impiantistica, creando nuovi posti di lavoro e migliorando i livelli di inquinamento delle nostre città. Il tutto all'insegna di uno sviluppo ecosostenibile.
Tommaso Tautonico
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