01/01/2013 - 01:00

Petrolio in Italia: nuovo dossier Legambiente

In occasione della Tavola Rotonda "La minaccia del petrolio sul futuro sostenibile della Puglia", Legambiente ha presentato ieri a Monopoli (BA) il dossier "Texas Italia. La folle corsa all'oro nero made in Italy".
In Italia l'attività estrattiva di petrolio si svolge sia a terra (nel 2009 si sono estratte 4 milioni di tonnellate) sia sui fondali marini (circa 525.000 tonnellate).
La Basilicata è la sede storica dei più grandi pozzi: qui si estrae oltre il 70% del petrolio nazionale proveniente dai giacimenti della Val d'Agri (Eni e Shell).
Le regioni in cui sono presenti pozzi a terra sono l'Emilia Romagna, il Lazio, la Lombardia, il Molise, il Piemonte e la Sicilia; nel mare sono attive 9 piattaforme, per un totale di 76 pozzi estrattivi, 2 di fronte la costa marchigiana (Civitanova Marche - MC), 3 dinanzi quella abruzzese (Vasto - CH) e le altre 4 nel canale di Sicilia prospiciente il tratto di costa tra Gela e Ragusa.

In Italia nel 2009 sono state estratte complessivamente 4,5 milioni di tonnellate di petrolio, circa il 6% dei consumi totali nazionali di greggio.
Ma la corsa all'oro nero è solo all'inizio: 65 sono infatti le nuove istante per permessi di ricerca di idrocarburi presentate negli ultimi due anni, che vanno ad aggiungersi agli attuali 95 permessi (24 a mare per un'area di circa 11 mila kmq; 71 a terra per oltre 25 mila kmq) già rilasciati nel nostro Paese.
Tra le cause principali della proliferazione delle istanze per permessi di ricerca si ha l'aumento del costo del barile (tra 75 e 80 dollari per barile), la facilità delle procedure per ottenerli e il mancato coinvolgimento delle comunità locali.
E tutto questo sta accadendo proprio in contemporanea al disastro che ha colpito lo scorso 20 aprile il Golfo del Messico quando si è aperta una falla nella piattaforma petrolifera Deepwater Horizon della British Petroleum, da cui tuttora sgorga incessante il greggio.

"In seguito a questo gravissimo incidente - ha dichiarato Stefano Ciafani, Responsabile scientifico Legambiente - sono state davvero propagandistiche le risposte date dal nostro governo. Il 3 maggio scorso, l'ex ministro Scajola ha convocato i rappresentanti degli operatori offshore per avere notizie sui sistemi di sicurezza ed emergenza senza risultati concreti. È importante notare che il risanamento per un incidente come quello americano nel nostro paese non sarebbe risarcito in maniera adeguata dai responsabili. Infatti ancora oggi le nostre leggi non hanno ancora risolto il problema del risarcimento in caso di disastro ambientale e inoltre le piattaforme non sono coperte dalle convenzioni internazionali. Altrettanto propagandistico ci è sembrato il provvedimento preso dal governo italiano a tutela di mare e coste nello schema di decreto di riforma del codice ambientale, approvato in Consiglio dei ministri su proposta del ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo".
"Si tratta di un provvedimento dall'efficacia davvero relativa - ha continuato Stefano Ciafani - La norma non si applica infatti a pozzi e piattaforme esistenti. E poi cosa cambierebbe se un incidente avvenisse in un pozzo o una piattaforma localizzata al di là di 5 o 12 miglia dalle coste? In caso di incidente sarebbe comunque un dramma per i nostri mari e per il Mediterraneo. Se spostassimo, infatti, la marea nera che sta inquinando il Golfo del Messico nell'Adriatico la sua estensione si spingerebbe da Trieste al Gargano".

Assomineraria stima che il settore estrattivo in Italia potrebbe portare un risparmio di 100 miliardi di euro nelle importazioni di greggio dall'estero nei prossimi 25 anni e la creazione di 34 mila posti di lavoro; numeri che però non reggono se confrontati con un investimento nel settore della green economy e delle rinnovabili che porterebbe in Italia 150 - 200 mila posti di lavoro in piu' entro il 2020 e l'adempimento degli accordi internazionali sui cambiamenti climatici, in primis quello dell'Unione Europea del 202020 (20% risparmio energetico, 20% produzione da fonti rinnovabili, 20% riduzione emissioni di CO2).

Lisa Zillio
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