È quanto afferma la
Coldiretti nel commentare la decisione di accantonare la discussione sulle
linee guida per la coesistenza tra coltura Ogm e non, annunciata dal coordinatore degli assessori regionali all'agricoltura
Dario Stefàno al termine della riunione in preparazione della commissione politiche agricole che è l'organismo della conferenza stato regioni che istruisce le materie agricole. Con
il nuovo quadro normativo comunitario il problema che si pone non è più quello di definire regole per assicurare la coesistenza, bensì quello - sottolinea la Coldiretti - di scegliere se praticare o meno
le coltivazioni transgeniche.
Alla luce del
nuovo quadro europeo, infatti, la coesistenza non è più
un fatto obbligato, ma una delle opzioni che, in materia di
OGM, gli Stati membri hanno facoltà di adottare. Approvare, adesso, le linee guida sulla coesistenza significherebbe quindi – sottolinea la
Coldiretti - adottare una delle opzioni attualmente previste, escludendo, a priori, possibilità alternative, percorribili in ragione di aspetti di carattere
economico e strutturale che, in passato non era nemmeno possibile considerare, ma che rivestono una
particolare importanza rispetto alle peculiarità della nostra agricoltura e che, pertanto, non possono essere
pregiudizialmente ignorate.
Peraltro, - continua la Coldiretti - rimane aperta la possibilità di attivare il ricorso alla
clausola di salvaguardia attraverso la quale Paesi europei come Austria, Ungheria, Lussemburgo, Grecia, Francia e Germania
hanno vietato il mais MON 810 mentre con il medesimo mezzo giuridico l’Austria, l’Ungheria
ed il Lussemburgo hanno vietato, altresì,
la patata Amflora. Gli organismi geneticamente modificati (Ogm) spingono - sostiene la Coldiretti - verso un modello di sviluppo che è il grande alleato dell'omologazione e il
grande nemico della tipicità, della distintività e
del Made in Italy.La scelta di non utilizzare
Ogm non è quindi il frutto di un approccio ideologico, ma
riguarda una precisa posizione economica per il futuro di una agricoltura che vuole mantenere saldo
il rapporto con i consumatori. Su questa strada l’Italia - continua la Coldiretti - non è certo da sola poiché dopo il divieto posto anche in Germania si sono ridotti a soli sei, su ventisette,
i Paesi Europei dove si coltivano organismi geneticamente modificati (ogm) con
un drastico crollo del 12 per cento delle semine.
Il drastico crollo nei terreni seminati con organismi geneticamente modificati
in Europa nel 2009 conferma che nel coltivare prodotti transgenici non c'è neanche
convenienza economica. Il futuro della nostra agricoltura - conclude la Coldiretti - sarà nell’essere diversi e migliori e non omologati a quei sistemi produttivi che operano con strutture di costi per noi irraggiungibili. Il problema è non farsi copiare
le nostre eccellenze e non replicare, noi, modelli che il mercato ha già abbondantemente bocciato.