In questi ultimi 6-7 anni la quantità di
meduse presenti nel
Mediterraneo e in Italia è aumentata considerevolmente. Le cause sono molteplici, dalle
temperature dell'acqua sempre più tropicali alla pesca industriale che ha consumato troppo pesce e alle
acque mediamente più pulite (nota positiva).Le meduse infatti non amano i mari inquinati, anche se il dibattito è aperto sul fatto che questa sia una regola o meno.
Tra la Liguria e la Toscana la situazione è degenerata al punto che se ne vedono a sciami arrivare fino a riva, creando problemi sia per la
pesca che per il
turismo. Con queste premesse è nato "
Occhio alla medusa", un progetto che diventa una sorta di gioco dell'estate per i bambini, i quali si divertono a contarle. La
tropicalizzazione dei mari sta facilitando la
diversità biologica, con l'arrivo di nuove specie di meduse dall'
Oceano Indiano. Nel Mar Ligure ad esempio sono presenti sciami di
Velella che hanno colorato la battigia di blu; la loro presenza indica un ambiente in buone condizioni. Alcune specie come la
Mnemiopsis leidyi invece sono un problema per la pesca e la conservazione ittica, in quanto sono molto voraci di uova e larve di pesce.
Focus infatti ha creato una
mappa dedicata alla campagna "Occhio alla medusa" dove, grazie, alla tecnologia di Google, è possibile monitorare i luoghi invasi dalle meduse e le specie presenti
Eccovi una mappa "testuale" degli esemplari presenti lungo gli 8.000 chilometri delle coste italiane:
-
VELELLA (innocua): comune nel Mediterraneo. Puo' formare sciami lunghi chilometri e alla fine del ciclo si spiaggia. Viene definita anche
'barchetta di San Pietro';
-
COTYLORHIZA (non urticante): Innocua per l'uomo. Nel 2009 e' stata frequente nei mari italiani piu' meridionali. E' una delle piu' belle meduse del Mediterraneo: l'ombrello puo' misurare anche 30 cm. Ora nelle acque del mar Ligure;
-
MNEMIOPSIS (non urticante): Innocua per l'uomo, ma molto dannosa per
l'ecosistema marino. Ha invaso la laguna di Orbetello. E' un organismo gelatinoso lungo poco piu' di 10 cm;
-
RHIZOSTOMA (non urticante): Nell'Adriatico e nello Jonio, ora in lungo le coste della
Puglia jonica (Gallipoli) e adriatica, nell'alto tirreno (Toscana), e Friuli Venezia-Giulia e Veneto. I tentacoli sono corti e non sono armati di cnidocisti pericolose per l'uomo. Il diametro del suo ombrello puo' arrivare a 60 cm e puo' pesare fino a 10 kg. Per i cinesi e' un piatto prelibato;
-
PELAGIA (urticante): Dal caldissimo 2003 la sua presenza e' quasi costante nel bacino occidentale. La stragrande maggioranza delle punture di meduse sono ascrivibili a questa specie. L' ombrello misura circa 10 cm con otto lunghi tentacoli che possono raggiungere anche i 10 metri, mentre la bocca e' dotata di otto lunghe braccia orali, mangiano uova e larve di pesci con un impatto che puo' essere devastante sugli stock ittici. Ora nelle acque antistanti la Campania, la Liguria e la Toscana, in generale ha preso di mira il Tirreno del nord e del sud;
-
CHRYSAORA (urticante): Simile alla Pelagia ma meno urticante. Vive in Atlantico e si spinge molto a nord, in Mediterraneo non e' abbondante ma frequente. L'ombrello puo' raggiungere i 30 cm di diametro. Ora perlopiu' in alto Adriatico (Abruzzo);
-
PHYSALIA (urticante): Chi viene colpito raramente vede questa medusa (chiamata anche
Caravella portoghese) ma avverte solo una fortissima scarica. Non si incontra di frequente, anche se nel 2009 ha colpito diverse volte nel Mediterraneo occidentale, in Corsica, in Liguria e lungo le coste della Toscana. Physalia puo' misurare 15 cm ma i tentacoli possono raggiungere anche i 30 metri;
-
PHYLLORHIZA (non urticante): Avvistata, in attesa di conferma. Non infligge punture dolorose. Nel 2009 un esemplare e' stato visto per la prima volta lungo le coste italiane all'isola di Tavolara, in Sardegna. E' una
medusa a pois, appartiene alla stessa famiglia di Rhizostoma. Si nutre di plancton di crostacei e, probabilmente, di uova e di larve di pesci.