25/03/2022 - 15:13

Moda: le “AVACOLLECTION” possono ridurre del 97% le emissioni di CO2 per capo

Le celebrazioni per l’ora dedicata alla Terra sono l’occasione per porre l’attenzione sulle emissioni nocive causate dall’industria della moda. Grazie a investimenti mirati, l’asset sta sviluppando il proprio mercato green che supererà i 15 miliardi di dollari entro il 2030. Ma è solo l’inizio: per ridurre sprechi e consumi brand e stilisti si affidano alle “avacollection”, collezioni digitali indossate da avatar professionali che sfilano nel metaverso.

Avacollection

“La moda ha il fascino dell’inizio e della fine insieme, il fascino della novità e nello stesso tempo della caducità”: con queste parole il sociologo Georg Simmel definisce uno dei settori più iconici del panorama mondiale, il quale, stando a diverse fonti internazionali, risulta sempre più incentrato su innovazione e sostenibilità. Quest’ultima acquisisce ancora più valore in vista dell’Earth Hour, in programma nella serata di domani con l’obiettivo di richiamare l’attenzione della popolazione mondiale sulla necessità di prendersi cura dell’ambiente. Le prime conferme in merito all’evoluzione green della fashion industry giungono da Sustainable Magazine, secondo cui il mercato globale della moda green raggiungerà un valore di mercato pari a 8,5 miliardi di dollari entro il 2023 (+7% sul 2020) grazie all’utilizzo e alla disponibilità di nuovi materiali sostenibili oltre all’introduzione di nuove tecnologie.

Ma non è tutto perché si prevede che lo stesso asset registrerà un nuovo incremento fino a 9,8 miliardi nei prossimi tre anni e un’ulteriore impennata fino a 15,2 miliardi entro il 2030 con un tasso di crescita annuo del 9,1%. Sulla stessa lunghezza d’onda si dimostra il London College of Style, accademia di riferimento nel mondo della creative education: l’approfondimento in questione, relativo ai principali trend sostenibili che caratterizzeranno il mondo fashion nel corso dell’anno corrente come l’economia circolare, mette in primo piano il metaverso e, soprattutto, le “avacollection”, vere e proprie collezioni virtuali disegnate e progettate su virtual bodies e indossate da modelli avatar che sfilano sulle passerelle del metaverso. Si tratta di un approccio innovativo per questa Industry in grado di ridurre del 97% le emissioni di carbonio per ogni capo prodotto.

L’obiettivo di quest’iniziativa consiste nella realizzazione di pezzi digitali unici, riducendo sprechi e consumi sia in fase di produzione da parte dei brand sia in ottica acquisti da parte dei singoli consumer. Questi ultimi, infatti, hanno l’opportunità di scegliere ed acquisire interamente da remoto vestiti ed accessori coerenti con le proprie misure fisiche senza l’inconveniente del reso. Questo è ciò che emerge da una ricerca condotta su testate internazionali da Espresso Communication per IgoodI, prima avatar factory italiana fondata da Billy Berlusconi. La company realizza gemelli virtuali fotorealistici dotati di Smart Body, ovvero un dataset di misure antropometriche, analisi della Body Shape e tabella taglie personalizzata del soggetto, che consente ai singoli avatar di abilitare la piena personalizzazione virtuale dell’atto di acquisto. “La moda è parte integrante del metaverso e della sua rivoluzione: la prima «Metaverse Fashion Week» che si sta svolgendo su Decentraland è una delle conferme di questo trend – afferma Berlusconi – E le «avacollection», sempre più professionali, abbattono sprechi e consumi, ci consentono di risparmiare tempo, favoriscono la virtual experience del cliente, abilitano soluzioni virtuose di sistema perfezionando le pipeline produttive e rendendole più green.

I vantaggi relazionati all’utilizzo degli avatar vengono sottolineati anche da Metro UK: secondo il quotidiano cartaceo più diffuso nel Regno Unito, infatti, i gemelli digitali, grazie ai quali i consumer possono provare i capi a loro più graditi, riducono del 70% la restituzione degli abiti nei negozi di alta moda. Il tutto può essere effettuato anche all’interno della propria dimora, evitando così spostamenti che possono far perdere tempo ai diretti interessati. In alcuni casi gli appassionati hanno anche la possibilità di interagire con uno stilista virtuale in grado di fornire loro consigli mirati in base a gusto e stile.

Allo stesso tempo il portale tech Medium parla del cosiddetto “Direct to Avatar”, ovvero un modello di business emergente che vende prodotti all’interno di realtà interamente virtuali. In questo modo gli appassionati sono chiamati ad evolversi in avatar per accedere alla piattaforma ed acquistare: questa modalità risulta estremamente sostenibile perché riduce gli spostamenti e i consumi dei compratori. E ancora, l’Università di Huddersfield, sempre in un’ottica prettamente green, è scesa in campo con l’obiettivo di migliorare l’esperienza di acquisto all’interno di un determinato sito aziendale, introducendo digital twins rivoluzionari. Lo scopo dell’iniziativa consiste nel modellare i vestiti con massima efficienza e ridurre così il consumo di risorse. Per concludere, ecco un ulteriore spunto di Yahoo Finance: l’approfondimento in questione parla degli avatar in quanto mezzi all’avanguardia grazie ai quali dare forma e contenuto a capi di abbigliamento nella forma più precisa ed accurata possibile. Ciò consente ai singoli professionisti del settore di effettuare un utilizzo consapevole dei materiali a disposizione.

Tommaso Tautonico
autore

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